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LA SFIDA DOPO LA LAUREA

Loretta e il suo sogno diventare magistrato

La 27enne di Pozzaglio: «Sarò il megafono dei bambini e di chi è vittima di razzismo»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

30 Aprile 2022 - 22:05

Loretta e il suo sogno diventare magistrato

Loretta Maffezzoni

CREMONA - L’abito rosa lungo, la corona d’alloro in testa, stretta al petto la tesi appena sostenuta all’Università Cattolica di Milano. Il diritto penale minorile, il suo pallino. «Il mio progetto adesso? Vorrei diventare la prima magistrata nera in Italia. Mi correggo: non so se ve ne siano altre. Se sì, sono pochissime. E, allora, vorrei diventare una delle poche magistrate nere ad oggi, per contribuire, nel mio piccolo, ad avere un mondo migliore». Un mondo anche senza «più razzismo». Loretta lo ha vissuto sulla propria pelle, nel 2019, quando un anonimo la bersagliò di insulti beceri. E lei, «una guerriera», le offese le pubblicò sui social, travolta da uno tsunami di solidarietà. Presentò anche una denuncia.

Loretta Maffezzoni ha 27 anni, è un giovane donna cresciuta nella villetta di Pozzaglio dall’amore dei suoi genitori adottivi, mamma Myriam e papà Germano. Ragazza di carattere, Loretta. «Io non mi arrendo davanti alle diversità, continuo a combattere per quello in cui credo. Di fronte alle discriminazioni, bisogna metterci la faccia e dire di no». La faccia ce l’ha messa tre anni fa. «Era la prima volta che mi accadeva un fatto così. Mi ha fatto riflettere. Fino a quando le cose non ti toccano dal vivo, non le percepisce fino in fondo, non ti fai delle domande, tipo: ‘Perché ? Cosa ti ho fatto, cosa ho fatto?’ . Se fosse stata una persona a me vicina, mi avrebbe toccato nel profondo. Era una persona sconosciuta che si è nascosta. Il ‘non ti curar di loro, ma passa’ non va bene, significa lasciarli impuniti, far credere a chi ti insulta di poter continuare a farlo. Io ho messo un freno. E volevo far vedere a chi sostiene che in Italia non c’è il razzismo, che invece c’è, è vivido come dappertutto.

Per fortuna a me non è mai capitato di salire su un treno o di entrare nella metro e di vedere gente che si stringe la borsa, perché nero uguale delinquente. A dei miei amici sì: è agghiacciante. Io sono privilegiata, ma riconosco che questi fatti accadono. E allora io voglio fare da megafono a chi non ha il coraggio di denunciare, voglio gettare un amo. Lo faccio nel mio piccolo. In America almeno è riconosciuto il nero nella società, In Italia i neri non ricoprono ruolo importanti a livello politico. Ma anche in tv, nelle trasmissioni in cui parlano di razzismo, non invitano la persona di riferimento, perché non la sanno trovare. Le persone ci sono e sono anche capaci. Non c’è la voglia o la volontà di chiamarle». A Loretta la parola «integrazione» non piace. «L’Italia è un Paese che potrebbe fare di più dal punto di vista dell’essere uguali. C’è ancora molto da fare, perché non basta dire ‘Siamo tutti uguali’ per essere uguali’ come insegna il libro che ho appena finito di leggere ‘La fattoria degli animali’ di George Orwel, wow meraviglioso, l’ho divorato in tre giorni». La lezione? «Bisogna conoscere la diversità per poi apprezzarla, è un arricchimento». Le scienze sociali americane parlano di white privilege, il privilegio bianco. «Essere bianchi non è una colpa, ci mancherebbe. Ma si diventa razzisti se non riconosci di avere un privilegio rispetto agli altri, se non vai a vedere le radici profonde del comportamento razzista. A scuola non lo studi o lo studi sottobanco. C’è bisogno di informare e di educare. Se io ti educo, ti do la possibilità di vedere il diverso come un arricchimento, di ragionare con la tua testa e, poi, di scegliere come comportarti». Insomma, io ti do gli strumenti, poi tocca a te.


Loretta ha due anime: una nera, una bianca. L’anima nera: «Da piccolina la parte in nera che c’è in me non l’ho mai bistrattata ma neanche esaltata. Ho iniziato a farlo, quando ho cominciato a tenermi il capello afro con le treccine, il primo anno di università. Ecco, lì ho cominciato ad approfondire la mia anima nera. L’anima nera è riconoscere di essere nera, io ho la pelle nera. È l’anima molto espansiva, estroversa. Ma l’anima nera si fonde con l’anima bianca. E le due anime insieme riconoscono che c’è bisogno di ascolto, di informarsi, di non fermarsi alle apparenze. Di dare agli altri una seconda chance».


Loretta, aspirante «magistrata nera», si vede più pm o più giudice? «Giudice. Io vorrei aiutare i minori. È chiaro che se delinquono, non vanno giustificati, ma bisogna approfondire. Forse lo hanno fatto, perché alla base mancava qualcosa, possono essere i soldi, l’istruzione, la formazione, la famiglia che ti ha portato su una cattiva strada, un insieme di cose. Io ti do gli strumenti per capire, agire, riscattarti. Sono giovanissimi, il carcere deve essere l’extrema ratio». A Pozzaglio si voterà per le amministrative. Loretta è nella lista ‘Avanti Insieme’. «È una lista che tenta di fare una fusione, di abbandonare i campanilismi, di mettere insieme maggioranza e minoranza con degli obiettivi comuni per cercare di agire per il bene del paese». Loretta torna lì, alla sua passione per i bambini. «Non basta dire che sono il futuro e poi non fai niente. Bisogna agire, prenderli per mano. Un progetto per i bambini di Pozzaglio? Ho pensato ai volontari che facciano loro le ripetizioni».

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