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23 aprile 1968

Il 23 aprile 1945 la divisione "Legnano" varca il Po

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

23 Aprile 2021 - 07:00

Il 23 aprile 1945 la divisione "Legnano" varca il Po

Grazie al racconto di due nostri conterranei, che presero parte all'ultima fase della guerra di liberazione, siamo in grado di dettagliare il decisivo apporto dato alla vittoria dal risorto Esercito italiano

Alle ore 17,15 del 23 aprile 1945 un contingente della Quinta Armata statunitense pose piede sulla sponda sinistra del fiume Po: l'abile ed improvvisa mossa ordinata dal generale Geoffrey Keyes, comandante del Secondo Corpo d'Armata, colse i tedeschi in crisi e praticamente pose fine alla «Campagna d'Italia». Con gli americani erano quel giorno anche due drappelli italiani: un plotone di bersaglieri al comando del tenente Enzo Donati ed cuna squadra di arditi agli ordini del ten. Michele Pascarelli. I due reparti appartenevano alla divisione «Legnano» (nata come «gruppo di combattimento») che era la più pura espressione del rinnovato Esercito italiano, risorto dopo la disfatta e nobilitato da limpidissimi episodi di valore: la «Legnano» era comandata dal generale Umberto Utili.

In questa prima nostra rievocazione ci collegheremo a quella notte tra il 20 ed il 21 aprile 1945 quando Keyes inviò ad Utili l’ordine di attaccare e conquistare Bologna.

La mossa finale della «Campagna d’Italia» era stata varata alcune settimane prima in una «riunione plenaria» cui avevano presenziato tutti i «big shots» (pezzi grossi) della Quinta Armata. Secondo il piano, la «Legnano» avrebbe dovuto avanzare rapidamente e conquistare Monte Calvo, tagliare successivamente la strada nazionale ad oriente di Bologna, attaccare la città da est, avanzare quindi a tutta velocità verso il nord, proteggendo l'ala destra della Quinta Armata, e raggiungere la sponda destra del Po.

L'ordine giunse diversi giorni prima di quanto stabilito e creò delle difficoltà: infatti i reparti della «Legnano», specialmente quelli proiettati più avanti, erano in azione ininterrottamente da 48 ore. Il generale Utili, comunque, con si perse d'animo e puntò ad occhi chiusi sui bersaglieri del battaglione «Goito» (comandato dal maggiore Romolo Guercio) e sugli arditi del «Nono Reparto d’Assalto» (agli ordini del tenente colonnello Guido Boschetti).

Il primo obiettivo, Monte Calvo, venne preso d'infilata attraverso due direttrici: i bersaglieri vi giunsero dopo aver frantumato la resistenza tedesca a Calvanella, Fornacella e Punta Gorizia: gli arditi pervennero all'altura dopo aver aggredito gli avversari a Monte Gradizza, Casa Coccio e Canovazza. Dopo le travolgenti azioni notturne, le punte avanzate delle due colonne giunsero all'obiettivo all’alba e, in pochi minuti di acceso combattimento, costrinsero i tedeschi alla resa.

Come spinti dal destino, i bersaglieri e gli arditi devallarono poi da Monte Calvo, polverizzarono i tedeschi a San Ruffillo ed a San Lazzaro, superarono il Savena e, senza più incontrare resistenza, verso le ore 9,30 entrarono in Bologna che era stata evacuata in fretta e furia dagli avversari.

Le deliranti accoglienze che Bologna riservò ai soldati italiani sono difficilmente immaginabili. Il giusto destino volle che i primi ad essere avvolti in quell'atmosfera di ardente patriottismo fossero i bersaglieri che a Monte Lungo, nel dicembre del 1943, avevano dato il segnale della riscossa italiana. Furono ore assolutamente indimenticabili: una folla, che avvampava di gioia febbrile, manifestò la fine di un incubo che durava da dozzine di mesi con una esplosione incontenibile. Bersaglieri ed arditi, commossi fino alle lacrime, ricevettero il premio dei loro sacrifici. Era la gioia tenera e stupefatta degli italiani che si ritrovavano, dopo che una barriera mostruosa li aveva separati, come a renderli stranieri. I piumetti dei bersaglieri e le fiamme degli arditi fecero prorompere irresistibilmente un grido d'amore e di fierezza. Gli americani che vi assistettero si trassero cavallerescamente in disparte: essi si associarono all'incontenibile gioia dei bolognesi e tributarono al riconsacrato Esercito italiano gli applausi ed i consensi della giusta resurrezione.

Il trionfo durò tutto il 21 aprile. Il mattino successivo proruppe l'ansia di lanciarsi alle calcagna del nemico, di non lasciargli tregua e di concorrere al suo definivo annientamento. Il «Reggimento Speciale» della «Legnano», assicurato l'ordine in Bologna, partì come un fulmine verso il Po: i tedeschi erano in rotta e bisognava incalzarli; i bersaglieri e gli arditi non si fecero pregare. Prima di mezzanotte del 22 aprile erano in riva al maggior fiume italiano.

Fu una notte di attesa, rotta continuamente dal crepitare delle armi automatiche. Prima che l'alba illuminasse la pianura, il bersagliere franco Incerti e l'ardito Giuseppe Pezzoni si spogliarono ed attraversarono il Po a nuoto; un'ora appresso erano di ritorno con un rapporto preciso: oltre il fiume, nel raggio di tre chilometri, non esisteva nemmeno l'ombra di un tedesco.

Il quartier generale della Quinta Armata ebbe subito il rapporto: il piano di invasione dell'alta Valle Padana, in programma per i primi giorni di maggio, ebbe allora un'immediata realizzazione da Casalecchio, diretti al «Punto X», presero avvio i natanti statunitensi. Alle 17 del 23 aprile erano sul pesto: mezz'ora dopo il Po era superato. Il maggiore J.S.H. Douglas, «officerliaison» statunitense presso la «Legnano» ottenne che il primo soldato a porre piede in Lombardia fosse un italiano; l’onore spettò al caporale Giulio Arena, della 102 compagnia arditi. Dodici minuti dopo la «testa di ponte» aveva già ripreso consistenza. I tedeschi, nel frattempo, stavano disperatamente cercando di riguadagnare la via del Brennero.

Gli avvenimenti precipitavano: gli avversari, annientati, erano in fuga: colonne motorizzate venivano comunque dalla fascia occidentale della Valle del Po e tentavano di aprirsi la salvezza con la forza delle armi. La «Legnano», sullo slancio del successo, aveva tallonato i tedeschi fino ai sobborghi di Rivoli Veronese, dove si era impegnata in un'accesa scaramuccia. All’improvviso, Keyes diede l'ordine al generale Utili di ripiegare su Brescia dove la situazione si delineava minacciosa per il continuo rifluire di colonne avversarie, cui necessitava togliere la strada verso il nord-est. Un «raggruppamento tattico», formato dal «Goito» dal «Nono Reparto d'Assalto» e da un battaglione corazzato statunitense, puntò sulla «Leonessa d’Italia» ed in poche ore vi ristabilì l'ordine.

L'ultimo combattimento ebbe luogo il 30 aprile: esso fu il simbolo significativo di una fraternità generosa. A Monte Casale, un chilometro e mezzo ed est di Ponte sul Mincio, un centinaio di tedeschi si sono barricati in un fortino e sono determinati a non arrendersi. I nostri arditi, cui si sono uniti una cinquantina di partigiani ed una compagnia di americani, assalì il fortino. L'energica e brillante azione si risolse con l'annientamento del nemico: dei nostri caddero, fianco a fianco, cinque arditi, due partigiani ed un soldato americano.

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