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21 aprile 1951

Il mondo politico italiano in lutto per la morte del sen. Ivanoe Bonomi

Visse e morì povero

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

21 Aprile 2021 - 07:00

Il mondo politico italiano in lutto per la morte del sen. Ivanoe Bonomi

ROMA, 20. — Ivanoe Bonomi, Presidente del Senato, si è spento questa notte alle 2,40 nell’appartamento di Palazzo Giustiniani che gli era stato riservato. L'illustre parlamentare, da tempo ammalato, dopo una lunga alternativa di riprese e di ricadute, si era andato aggravando e l'ultimo bollettino medico, comunicato in serata, già faceva presagire la sua fine. Nonostante le sue gravi condizioni, Bonomi non aveva voluto tralasciare le sue occupazioni, ed anche ultimamente era ritornato, salutato da unanimi applausi, alla sua alta funzione di Presidente del Senato. Il suo cuore era però ormai stanco ed un'ultima gravissima crisi lo ha definitivamente stroncato. La notizia non è stata resa nota subito, ma solo nelle prime ore del mattino. Subito diffusosi per tutta la città, l'annuncio della morte di Ivanoe Bonomi, ha sollevato unanime rimpianto, specie negli ambienti parlamentari dove l'illustre scomparso contava ammiratori ed amici.

Visse e morì povero
Con Bonomi scompare una delle più caratteristiche e nobili figure dell'Italia democratica e parlamentare; ma soprattutto scompare un uomo semplice e onesto, il quale, nonostante tutte le cariche di grave responsabilità che ricoprì nel corso della sua lunga carriera, visse e morì in povertà. Bene ha fatto il Presidente della Camera a puntualizzare nella sua commemorazione di ieri questa caratteristica della vita di Bonomi, caratteristica che brilla di luce purissima e che deve suonare ad esempio.

Bonomi visse umilmente, semplicemente; chiunque volesse poteva essere ricevuto da lui, nel suo appartamentino al quarto piano, prima; al Senato poi. Egli era disposto a donare il suo aiuto ed il suo consiglio a chiunque ne avesse bisogno. Amico soprattutto dei giovani, molti ancora ricordano che in una delle sue ultime visite nella nostra città, dopo la liberazione, accettò l'invito di un circolo culturale di giovani, con i quali si intrattenne a lungo in amichevoli colloqui, soddisfacendo alle loro domande, chiarendo punti oscuri, ed illuminando con la sua voce calma e nobile, molti aspetti della politica recente e passata. Chi ebbe la fortuna di poterlo ascoltare, chi lo vide semplice, buono e familiare, non lo potrà dimenticare, così come la Nazione non potrà scordare quanto Egli ha fatto, e l'esempio che ha lasciato.

Ivanoe Bonomi era un veterano della vita politica italiana. Nato a Mantova il 18 ottobre 1873, entrava fra il 1892 e il 1893 nel socialismo militante, al seguito di Leonida Bissolati. Laureatosi in scienze naturali e in legge, iniziava la sua attività giornalistica con articoli su Critica sociale, sull'Avanti!, sul Resto del Carlino, sul Tempo. Veniva eletto per la prima volta deputato al Parlamento nel 1909. Fondava quindi, insieme con una ventina di altri deputati, il Partito socialista riformista. Allo scoppio della prima guerra mondiale si schierava decisamente per l'intervento e, arruolatosi volontario, si guadagnava una medaglia al valor militare. Nel giugno 1916 gli veniva affidato il portafoglio dei Lavori Pubblici. Quindi, nel Ministero Nitti, diveniva ministro della Guerra e manteneva tale dicastero nel successivo Ministero Giolitti. Presidente del Consiglio nel giugno 1921, restava a capo del Governo fino al febbraio dell'anno successivo. Da questo momento egli scompariva dalla scena politica e, trovandosi in ristrettezze economiche, si improvvisava avvocato con notevoli successi. Aveva, allora, circa cinquant'anni.

Riprendeva energicamente la propria attività politica solo quando, dopo essere stato presidente del Comitato di Liberazione di Roma durante l'occupazione nazista, veniva, all'atto della liberazione, su concorde designazione dei partiti politici, chiamato a formare il nuovo Governo. Questo avvenne il 18 giugno 1944; la compagine governativa venne, poi da lui stesso ricomposta nel dicembre dello stesso anno (fino al 25 giugno 1945). Venne successivamente nominato presidente della Commissione dei trattati internazionali presso l'Assemblea costituente. L'8 maggio 1948 veniva eletto Presidente del Senato.

Autore di pregevoli opere di carattere politico e finanziario, fu il primo presidente della risorta Federazione nazionale della stampa italiana (1944).

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