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17 aprile 1973

Bruciati vivi due figli di un dirigente del MSI a Roma

Orrenda spirale della criminalità politica

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

17 Aprile 2021 - 07:00

Bruciati vivi due figli di un dirigente del MSI a Roma

Appiccano il fuoco all'appartamento in cui dormivano otto persone

ROMA, 16. — Orrendo episodio di criminalità politica per il quale non ci sono parole di esecrazione adatte ad esprimere lo sdegno e la pietà di ogni persona civile.

Il feroce attentato che ha provocato la morte di Virgilio Mattei di 22 anni, segretario giovanile della stessa sezione del MSI di via Svampa, del quale è segretario il padre, e di Stefano Mattei di 8 anni, figli di Mario Mattei, è avvenuto alle prime luci dell’alba: erano le 3,10. Venticinque litri di benzina, contenuti dentro una tanica di gomma, sono stati fatti filtrare sotto la porta dell’abitazione di Mattei e poi, probabilmente, un fiammifero ha fatto il resto.

Un piccolo appartamento al quarto piano di una palazzina di via Lorenzo Campeggio, un appartamento troppo piccolo per una famiglia così numerosa: una camera da letto piuttosto grande nella quale sono sistemati, oltre il letto matrimoniale, una culla ed altri due lettini; una stanzina molto più piccola in cui ci sono altri due letti; una cucina che ha nel suo arredamento anche un mobile-letto; un bagno e un minuscolo ingresso. Qui si è verificata la tragedia. La tragedia di una famiglia di otto persone. Mario Mattei, il capo famiglia di 48 anni, è segretario della sezione del MSI del quartiere di Primavalle; Anna Maccone, la moglie, di 42 anni, casalinga. Il primogenito era Virgilio (una delle vittime). Aveva 22 anni ed aveva finito tre mesi fa il servizio militare ed fra in attesa di un lavoro. La secondogenita della famiglia è una ragazza di 19 anni seguita da altri quattro fratelli, Lucia di 15 anni, Antonella di 9 anni, Stefano di 8 (l'altra vittima), Giampaolo di 4 anni.

Erano, abbiamo detto, le 3.10, la famiglia Mattei, nel suo piccolo appartamento dormiva. Un rumore, un boato; tutti erano svegliati di soprassalto. La casa ormai era invasa dalle fiamme. L'aria irrespirabile contribuiva a disorientare i Mattei; le prime grida ed i  primi soccorsi. Gli inquilini avvertivano prontamente il «113» e i vigili del fuoco, nel frattempo altri si adopravano nel tentativo di aprire la porta dell'appartamento in fiamme. Tutti erano coscienti che stava per compiersi una strage.

La gente si adoprava come poteva, generosamente, senza risparmio di energie.

La signora Mattei è stata la più pronta: con una notevole dose di coraggio ha preso in braccio i due figli più piccoli, Giampaolo e Antonella, e superando la barriera di fuoco creatasi davanti la porta di casa li ha portati in salvo in strada. Ma intanto nell'appartamento si stava consumando la parte più terrificante della tragedia. Virgilio Mattei e il fratellino Stefano, che dormivano nei due lettini sistemati nella stanza più piccola dell'appartamento, svegliatisi di soprassalto si sono trovati già in preda alle fiamme. Virgilio, il più grande, preso Stefano in braccio, si è diretto alla finestra. La stanza era un rogo. Ogni via di uscita era preclusa. Niente da fare. Virgilio non è riuscito o non ha potuto gettarsi dalla finestra col fratellino.  

Secondo alcune indiscrezioni raccolte negli ambienti della questura, qualcuno, forse un inquilino del palazzo, avrebbe visto due giovani fuggire subito dopo il boato, tanto è vero che il testimone avrebbe tentato di seguire i due presunti attentatori, ma poi ne avrebbe perduto le tracce. Altre persone hanno detto di aver sentito numerosi scalpiccii di gente che correva all'interno del palazzo.

Da stamane un giovane, di 20-25 anni (pare sia di «Potere operaio»), è sottoposto a lunghi interrogatori alternati ad alcuni minuti di pausa. Altri due uomini di 30-35 anni sono stati sentiti.

Nel pomeriggio di oggi, su mandato dell'autorità giudiziaria, sono state effettuate dieci perquisizioni presso abitazioni di esponenti militanti quasi tutti dell'ultrasinistra nella zona di Primavalle e di quelle limitrofe di Montemario, e Forte Boccea. Tali perquisizioni — ha ritenuto di dover sottolineare il dott. Provenza capo dell'ufficio politico — hanno dato esito negativo, ma — ha aggiunto lo stesso funzionario — le indagini proseguiranno in direzione degli stessi ambienti e delle stesse persone per le quali il magistrato ha concesso il richiesto mandato.

Mario Mattei alcune ore prima dell'attentato, avrebbe ricevuto una telefonata che lo avvertiva di quanto sarebbe accaduto, mentre si trovava in casa di un amico nello stesso quartiere di Primavalle. Il particolare, ritenuto molto importante dagli investigatori, sarebbe emerso nel corso delle indagini compiute dai funzionari dell'ufficio politico, i quali avrebbero riferito i fatti al dott. Sica. Il Mattei, dopo la telefonata, avrebbe lasciato in gran fretta la casa dell'amico raggiungendo prima la sezione del MSI del Quartiere e, dopo aver preso un estintore, ha fatto ritorno a casa.

I fogli sui quali gli autori hanno scritto la frase «Mattei e Schiavoncini sono colpiti da giustizia proletaria» è all'esame dei tecnici della polizia scientifica i quali avrebbero accertato che è una carta particolare che potrebbe avere una parte molto rilevante ai fini delle indagini. Il cartello — hanno precisato gli investigatori — è stato trovato appeso alla ringhiera del piano superiore a quello dove abita la famiglia Mattei.

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