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16 aprile 1991

Haven, bomba ecologica a Genova

Si lotta contro la tragedia

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

16 Aprile 2021 - 07:00

Haven, bomba ecologica a Genova

L’obiettivo è recuperare il greggio dalla petroliera

GENOVA — Come estrarre il  greggio dalle viscere della Haven, vera e propria bomba ecologica, dopo l'affondamento della nave davanti alla costa di Arenzano: è l'interrogativo che si pongono i tecnici. Questi, peraltro, sono discordi sulla reale quantità di greggio ancora giacente nei serbatoi della nave, per fortuna inabissatasi su un basso fondale. L'unico motivo di apprensione è quello relativo alle mareggiate, che potrebbero spingere il greggio uscito verso le spiagge. Quello rimasto nella petroliera, affermano i tecnici, potrebbe anche avere subito radicali trasformazioni grazie al calore dell'incendio; in tal caso non sarebbe più fonte di inquinamento.

ROMA — Tre sono le operazioni che i tecnici prevedono per affrontare e disinnescare la «bomba ecologica» della petroliera «Haven» affondata davanti la costa genovese di Arenzano. Scendere, come si sta facendo con una telecamera azionata a distanza, per conoscere la situazione della nave: è un bestione lungo 334 metri e potrebbe essere disteso sul fondo in modo da sottoporre lo scafo a sforzi che compromettono l'integrità dei serbatoi. Bisogna valutare le condizioni esterne dei serbatoi (quattro centrali e dieci laterali), le aperture normali (valvole, sfiati, condotti di collegamento) o le fessure provocate dall'incidente. Anche i serbatoi rimasti intatti hanno probabilmente sfiati a mare per l'eliminazione dei gas con una certa fuoriuscita di greggio che sale in superficie.
Seconda operazione: chiudere tutte le fessure dalle quali la petroliera continua a perdere greggio tralasciando quelle che provocano un inquinamento controllabile con le barriere galleggiabili ed eliminabile con i battelli «scrematori».
Infine, pompare con manichette acqua o gas inerti sotto pressione nei serbatoi.

Sarà necessaria una nave-recupero di dimensioni opportune anche se, osservano gli esperti, nessuno onestamente può precisare la quantità di greggio contenuto nei serbatoi della Haven. La petroliera aveva una capacità di 228 mila e 500 tonnellate e al momento dell'incidente aveva 140 mila tonnellate di greggio. Bisognerebbe poter calcolare la superficie del greggio bruciato e il calcolo sarebbe sempre di larga massima. Alcuni serbatoi potrebbero contenere acqua di zavorra e non greggio. Purtroppo nell’incidente è morto il comandante, ma non dovrebbe essere difficile sapere dal resto dell'equipaggio se dopo lo scarico a Multedo la Haven aveva imbarcato acqua per mantenere l'assetto.

L'aver trascinato la petroliera su di un basso fondale viene considerato dagli esperti molto importante perché faciliterà tutte le operazioni, di esplorazione e di vero e proprio intervento, anche con sommozzatori e palombari. Il fondale è di 60 metri, ma la coperta, su cui sono le valvole dei serbatoi alle quali agganciare le manichette di immissione e recupero è molto più verso la superficie, a circa 34 metri di profondità dato che la Haven è alta oltre 26 metri fra chiglia e coperta.

Grazie al basso fondale su cui è deposta la Haven, le operazioni non saranno condizionate dalle correnti. Sono invece da temere violente mareggiate, con vento da sud, che spingano verso le spiagge il greggio uscito. Quanto al timore che la pressione della colonna d'acqua sfondi i serbatoi della Haven con il greggio c'è una legge fisica che rassicura: la spinta dell' acqua è compensata dal contenuto dei serbatoi.

Sulle trasformazioni del greggio provocate dal forte riscaldamento dell'incendio, i tecnici ritengono che il materiale si sia un po' «appesantito», che abbia cioè, perso una parte delle sostanze volatili, leggere, ma con nessuna conseguenza sul recupero. Si avrà infatti una risalita del greggio più lenta o bisognerà immettere acqua o gas con maggiore pressione, ma niente altro. Secondo i tecnici l'incendio non può aver provocato una distillazione importante fino a ridurre il greggio a residui carboniosi. In questo caso quello che è rimasto si attacca alle pareti dei serbatoi e non provoca inquinamento.

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