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Giovedì 15 Aprile 2021

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4 marzo 1949

Ventidue anni al “Barbablù,,

L'impenitente racconta al nostro redattore la sua ultima avventura

Ventidue anni al “Barbablù,,

Il processo a carico di quel Domenico Brambilla che, in tempi diversi, uccise due donne e ne ferì una terza, si è concluso ieri pomeriggio con una condanna grave: 22 anni di reclusione.

In mattinata erano stati ascoltati gli ultimi testimoni. Nessuno, però, è stato in grado di fornire elementi nuovi.

Il dott. Gemelli ha esordito ritirando l'accusa sulle aggravanti della premeditazione e dei motivi futili. Ha insistito, invece, sul fatto della recidiva e sull’aggravante del delitto commesso durante il periodo della latitanza. Ha messo in dubbio le affermazioni di semi infermità mentale, fatte dal perito giudiziario: ha concluso chiedendo una condanna esemplare: trent'anni di reclusione.

Il difensore ha invocato l'esclusione dell'aggravante della latitanza e ha ampiamente illustralo la perizia psichiatrica, al lume anche della più recente dottrina. In via subordinata, ha proposto alla Corte la possibilità di un’assoluzione per avere agito l'imputato in stato di provocazione e perché, al momento del fatto, era completamente ottenebrato,

L’arringa è stata sottolineata da singhiozzi: in un angolo della sala, c'era Maria Brambilla, la sorella dell’accusato. Una signora dall'aspetto buono, che ha seguito con ansia tutto lo svolgersi di questo dibattimento. Dalla gabbia, l’imputato ogni tanto l’osservava; e il pianto convulso della donna, commuoveva lui pure che ogni tanto, quasi con in senso di pudore, si avvicinava il fazzoletto agli occhi per detergersi qualche lacrima.

— Che condanna si attende? — gli abbiamo chiesto in attesa che la Corte rientrasse con la sentenza.

— Sino a questa mattina mi aspettavo l'ergastolo. Ma dopo le richieste del Procuratore Generale, ho capito che me la caverò con ventiquattro anni.

— Soffre in carcere?

— Sono rassegnato. Certo che dopo la mia permanenza a Castiglione delle Stiviere il carcere mi pesa anche di più.

— Si trovava così bene in manicomio?

— Come in paradiso. Ci tornerei anche a piedi, senza che nessuno dovesse accompagnarmi. E ci starei felice per tutta la vita.

— Sono dunque cosi gentili a Castiglione?

— Tutti: dal direttore, alle suore, a don Aldo Vignola, il più bravo arciprete che io abbia mai incontrato sulla mia strada, E poi...

Qui il Brambilla si interrompe bruscamente. Diventa rosso, sorride, socchiude gli occhi. Fa una l'unga pausa, e finalmente prorompe: — A Castiglione avevo trovato la donna ideale.

— Al manicomio?

— Sicuro. Là si gode un certa libertà, si può andare a passeggio nei giardini e nel cortile. Sono arrivato a Castiglione il giorno di S. Giovanni: il 24 giugno dell'anno scorso. Maria la conobbi una settimana dopo.

— Maria?

— Sì, Maria Montecchio. Se la ricorda la storia dei Capuleti e dei Montecchi, di Giulietta e Romeo? Lei pensa che Maria discendesse da quella famiglia il cui castello domina ancora Montecchio Maggiore nel veronese?

— Può darsi benissimo. Anzi, perchè no?

— Lo credo anch'io. Era un angelo. E cantava come un angelo. Quando c'era spettacolo nel teatrino del manicomio, lei cantava. E recitava. Le dico: un angelo non c’è per niente. E giovane, sa? Trentacinque anni. Appena l’ho vista, ho capito che avevo trovato la Donna... Lei... L'Unica....!

— E allora?

— Allora niente. Ci siamo scritti dei bigliettini pieni di passione, il direttore li ha trovati (accidenti alle spie! Ce ne sono sempre dappertutto!) io sono stato messo in una cella, lei in un'altra. E non ci siamo più visti.

— Può esser stata una gran fortuna per la Maria.

— O una gran disgrazia. Cosa voleva che facesse chiusa in cella se non pensare continuamente a me? Un giorno al manicomio c’è stato un piccolo tumulto. I ricoverati son stati portati nel teatrino per uno spettacolo. Quando han visto che Maria non c'era han cominciato a fischiare e ad urlare. Avevano ragione. Lei lo concepirebbe uno spettacolo senza Maria Montecchio?

— No davvero.

— E quella non l'avrei uccisa: buona, dolce, remissiva. Se tutte le donne fossero come lei, non succederebbe mai un delitto. Io ho ucciso, è vero. Ma solo perché le donne, invece di domandarmi scusa per le sciocchezze che mi dicevano, insistevano nel loro punto. E io perdevo la testa.

— È pentito di quel che ha fatto?

— Pentito posso anche esserlo. Rimorso non ne sento. Ho fatto quel che dovevo fare: niente altro. E poi... Se adesso mi facessero uscire e mi appendessero due cartelli l’uno sul petto, l'altro sulla schiena con scritto sopra: «Quest'uomo ha ucciso a coltellate due donne e ne ha ferito un'altra», in meno di un'ora dovrei scegliere fra le dieci donne che si strapperebbero i capelli per me.

Brambilla parla concitato.

La parlantina dell'imputato irrita Lucia Borrini, la sorella dell'ultima vittima del Brambilla; la quale, a un certo momento, balza in piedi e indirizza all'imputato ogni sorta di contumelie. Maria Brambilla, che pendeva dalle labbra del fratello, a sentir quelle ingiurie, si rivolta e dice a sua volta parole minacciose. Vengono fatte uscire entrambe dall'aula.

In quel momento squilla il campanello, i carabinieri in alta uniforme si mettono sull’attenti, tutti si alzano. Il dott. Colace legge la sentenza: non è stata riconosciuta che l’aggravante della recidiva, sono state escluse tutte le altre; non è stata concessa la semi infermità di mente: 22 anni di carcere e 3 anni in un manicomio criminale  dopo scontata la pena. Ma oltre a quei 22, Brambilla dovrà scontare altri 13 anni per il precedente delitto, oltre a quelli che gli infliggerà il Tribunale milanese per il ferimento della Severi. Quindi, probabilmente, non uscirà più.

L'annuncio della condanna è accolto con un sorriso da Brambilla. Che mormora: «Mi è andata anche bene».

Nei corridoi lo attendeva la sorella, che l'ha baciato tante volte, piangendo disperatamente. Gli agenti han poi dovuto sorreggerla.

Parlando di lei Brambilla ci aveva detto: «Quella è una santa. Dopo tutto quello che ho fatto, mi vuol bene ancora come quand'ero bambino. Gli altri carcerati, debbono insistere per ricevere qualche dono, io debbo continuamente raccomandarle di non disturbarsi. Se tutte le donne fossero come lei... ».

03 Marzo 2021