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20 febbraio 1986

Adolfo Celi è morto

A 63 anni lo ha stroncato un infarto

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

20 Febbraio 2021 - 07:00

Adolfo Celi è morto

Con la sua morte il cinema ha perso un simpatico «cattivo» - Grande attore, ottimo regista

Con la sua figura imponente, lo sguardo di ghiaccio, il naso grosso e l'espressione severa, Adolfo Celi (nato a Messina il 27 luglio 1922) non poteva che diventare il cattivo del grande e piccolo schermo nonostante il suo desiderio e la sua dimostrata bravura nell'interpretare caratteri comici (Amici miei numero uno e due ed altri film).

Lo spettacolo lo ha avuto nel sangue fin da ragazzo e dopo essersi diplomato in regia all'Accademia nazionale d'arte drammatica nel 1945 svolse attività teatrale sia come regista che come attore. Nel cinema cominciò a lavorare quasi per caso, convinto dal produttore Carlo Ponti che lo incontrò per la strada. Fu così che esordì in «Un americano in vacanza» (1946) di Luigi Zampa.

Dopo quel debutto continuò l'attività nello spettacolo facendo l'attore nel cinema ed il regista in teatro. Nel 1949 fu scelto da Aldo Fabrizi per interpretare «Emigrantes» girato quasi interamente in Argentina. Concluse le riprese si recò a Rio de Janeiro dove con un gruppo di amici (fra i quali Dino Risi e Luciano Salce) mise in opera alcune commedie e promosse ed assunse la direzione artistica del «Teatro Brasileiro da Comedia» di San Paulo. L'originaria idea di fermarsi in Brasile solo per alcuni mesi si trasformò per cui Adolfo Celi rimase in Sudamerica ben 15 anni.

Dopo aver diretto e coprodotto (con Alberto Cavalcanti per la Vera Cruz) alcuni film, Adolfo Celi abbandonò la direzione del teatro da lui fondato per formare una compagnia il cui repertorio era basato sui classici greci, inglesi e italiani. Dal 1961 al 1963 gestì il teatro dell'Opera di Rio de Janeiro ottenendo moltissime soddisfazioni. La possibilità di tornare al cinema come attore gli si presentò quando il regista francese Philippe De Braca gli propose una parte di rilievo (quella del milionario) nel film «L'uomo di Rio» con Jean Paul Belmondo. Tornò in Italia per doppiare questo film e subito gli vennero offerte molte altre partecipazioni a film nazionali ed internazionali. Entrato così nel giro di film americani ed europei come un attore preparato e pronto a calarsi nei panni dei più svariati personaggi, passò ad interpretare una lunga serie di film da «El greco» in Spagna a «Von Ryan's Express» a Hollywood. Ma l'interpretazione che lo rivelò alle platee internazionale fu quella del milionario mafioso siciliano Emilio Largo, dall'occhio bendato, nel film «Operazione tuono».

Nel 1967 scrisse il suo primo soggetto cinematografico «Alibi», film che produsse, diresse ed interpretò al fianco di Vittorio Gassman. Fu poi la volta di «Alla ricerca di Gregory» nel quale recitò in una delle sue tante parti da milionario. Il 1971 segnò un'altra importante tappa nella carriera di Adolfo Celi. Franco Zeffirelli gli offrì il ruolo del governatore di Assisi nel film «Fratello Sole, Sorella Luna» e nello stesso anno esordì sul piccolo schermo dando vita con vigore e convinzione al personaggio di un criminale nazista ne «Il sospetto» con la regia di Daniele D'Anza. Sempre per la TV interpretò nel 1972 la parte di Petrosino, nell'omonimo lavoro in cinque puntate, cui seguirono «La baronessa di Carini» e «Sandokan».

Nella sua lunga carriera Adolfo Celi ha interpretato quasi cento film, ma sempre nei panni dell'antagonista. Nonostante questa limitazione artistica non se n'è mai rammaricato. In più occasioni aveva affermato: «È il mio destino. Credo che dipenda dal fatto che ho 'le phisique du role'. Ma non me ne lamento. Di protagonisti ce ne sono molti, mentre gli antagonisti sono pochi. Non siamo in tanti in grado di interpretare queste parti con sicurezza e naturalezza». Anche in teatro spesso questo è stato il suo ruolo e tra le sue ultime interpretazioni importanti c'è infatti un «Antonio e Cleopatra» scespiriano con la regia di Missiroli.

Ma le strutture meno rigide del mondo della prosa gli hanno permesso di esprimersi in una gamma di ruoli diversi, spesso scelti da lui stesso, come quando era in Brasile. Il teatro è rispuntato sempre in lui come una passione in cui lavorare con più libertà.

Il dolore di Gassman
Vittorio Gassman, che insieme a Adolfo Celi aveva preparato, con i ragazzi della sua «Bottega fiorentina» lo spettacolo «I misteri di Pietroburgo» ha ricordato, con commosse parole, l'amico scomparso. «Sono sbigottito: Celi era felice del lavoro che avevamo preparato per questa "prima". La scomparsa di Adolfo Celi è per me una grande perdita; era un uomo di spettacolo, di grande umanità; per me un fratello; una guida ideale per questi ragazzi che, adesso, proseguono senza di lui, pur molto scossi, ma molto orgogliosi di andare avanti nel suo nome e nel suo ricordo». Gassman ha anche voluto ricordare di aver fatto, con Adolfo Celi e un altro amico, un film quasi autobiografico ed ora vedrà se, nel prossimo futuro, sarà il caso di proiettarlo.

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