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4 febbraio 1998

Jet sulla funivia, è strage sul Cermis

20 morti a Cavalese. Sotto accusa i 'giochi di guerra'

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

04 Febbraio 2021 - 07:00

Jet sulla funivia, è strage sul Cermis

CAVALESE — Sciagura in Trentino. Un aereo dei marines statunitensi, in missione di addestramento a bassa quota, ha tranciato i cavi della funivia che scende dal Monte Cermis. Due cabine erano in movimento: una è rimasta bloccata nel vuoto, l'altra è precipitata causando morti e feriti. Dalla carcassa della cabina precipitata da oltre cento metri sono stati recuperati 20 corpi, 9 donne e 10 uomini e un bambino. L'aereo è atterrato in emergenza ad Aviano dove è dislocato nell'ambito delle missioni in Bosnia per conto della Nato. La base di Aviano ha comunicato che sulle cause dell'incidente indagheranno due commissioni, statunitense e italiana. La magistratura ha aperto un'inchiesta: l'ipotesi di reato è disastro colposo. Ma la polemica è già esplosa. Duro il presidente della provincia di Trento: «Ora basta con i giochi di guerra».

Il racconto dell'unico sopravvissuto del Cermis
«Un'ora di terrore sospeso nel vuoto»
CAVALESE— È rimasto sospeso nel vuoto, finché l'elicottero dei vigili del fuoco non lo ha tratto in salvo. Marino Costa, 32 anni, di Cavalese, è il manovratore della seconda funivia, quella che procedeva nel senso opposto alla cabina della morte. Pochi istanti prima della tragedia aveva incrociato il collega Vanzo, a metà del tragitto che collega Cavalese con la stazione intermedia. Si erano guardati: lui, Vanzo scendeva a valle con la cabina carica di sciatori. Ignari di andare incontro alla morte.

Appena uscito dall'ospedale, Costa racconta quei drammatici momenti. Il salvataggio, il terrore di precipitare. Ma anche l'ultimo pranzo con il collega.

Era da solo in funivia?
«Sì, avevo appena accompagnato a Cavalese un gruppo di persone e stavo ritornando alla partenza».

Cosa è successo alle 15.15?
«Ho sentito un gran botto. Ho subito pensato che la mia cabina stesse per cadere e mi sono buttato sul pavimento».

E poi? Ha acceso la radio?
«Sì. Mi hanno detto: 'Stai tranquillo, che veniamo subito a prenderti'».

E lei ha capito cosà era successo?
«Mi sono rialzato e ho guardato fuori. La fune portante era a terra. Era la prova che l'altra cabina si era schiantata».

Provi a raccontare quegli istanti.
«Cosa posso dire. Non riesco ancora a credere che sia accaduto».

E il salvataggio?
«Sono rimasto in attesa dei soccorsi per neanche un'ora. Poi è arrivato l'elicottero. Ho indossato l'imbragatura che abbiamo in dotazione in funivia. Dall'elicottero si è calato un uomo, agganciato al verricello. Mi ha raggiunto e assicurato al cavo. Poi ci hanno tirato su».

Ha visto l'aereo?
«No. Non me ne sono accorto, davvero».


Dolomiti contro il Far West nei cieli
L'ira di Scalfaro: 'Subito la verità'
CAVALESE — «Non si deve ripetere un'altra Ustica: vogliamo che vengano accertate le responsabilità e che chi ha spagliato paghi». Il presidente della Giunta provinciale Carlo Andreotti, appena arrivato sul luogo della sciagura, alza il tiro contro i voli a bassa quota degli aerei militari. «I piloti devono smetterla con i war games che mettono in pericolo la sicurezza della gente. Secondo quanto mi hanno riferito — ha aggiunto Carlo Andreotti — troppo spesso gli aerei militari si divertono a passare addirittura sotto i cavi della funivia. Se i piloti intendono mettere in pericolo le loro vite, lo facciano pure, ma non è in alcun modo accettabile che a subirne le conseguenze siano ignari turisti».

Nel mirino del presidente della Provincia ovviamente i vertici militari: «Qui si apre un grosso problema con le autorità militari. Non è possibile che gli aerei passino a volo radente nei posti dove ci sono impianti di risalita». E l'assessore alla protezione civile Giampietro Vedi rincara la dose: «Non siamo terra di conquista, non vogliamo assolutamente che le nostre montagne si trasformino in un Far West, dove c'è gente che gioca con le vite umane». Non meno dura la reazione della popolazione della Val di Fiemme. «Ogni giorno il silenzio delle montagne è rotto dal rombo degli aerei. Sfrecciano a quote bassissime tanto da sfiorare le cime degli alberi e addirittura i cavi della funivia: prima o poi un incidente così doveva succedere» racconta un testimone della sciagura.

E Scalfaro chiede a Romano Prodi «l'immediata apertura di un'inchiesta per accertare cause, modalità e responsabilità» della sciagura di Cavalese. E aggiunge un invito pressante a «promuovere un'urgente e attenta revisione normativa della disciplina dei voli militari per impedire il ripetersi di ulteriori tragedie». L'impressione nel mondo politico è enorme. Oggi Andreatta riferirà in commissione difesa della Camera. Prodi apprende la notizia a Tallin, in Estonia. È incredulo: «Uno degli incidenti più strani al mondo. L'aereo che vola evidentemente troppo basso». Poi Prodi ha avuto un colloquio con il presidente Clinton.

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