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27 gennaio 2005

Ad Auschwitz il 60esimo della liberazione

Celebrato in modo solenne alla presenza di alti rappresentanti di 40 paesi del mondo

Ad Auschwitz il 60esimo della liberazione

VARSAVIA — Il 60esimo anniversario della liberazione da parte delle truppe sovietiche del campo di concentramento nazista di Auschwitz sarà celebrato oggi in modo solenne alla presenza di alti rappresentanti di 40 paesi del mondo — Silvio Berlusconi ieri ha detto: «È per me motivo di grande orgoglio rappresentare l’Italia» — e degli anziani superstiti tuttora vivi. La celebrazione «sarà l'ultima solenne occasione per lanciare il loro testamento e chiedere alle future generazioni di non scordare o cambiare la storia» — ha ricordato Wladyslaw Bartoszewski (93 anni), ex prigioniero di Auschwitz ed ex ministro degli Esteri polacco — da parte degli ultimi sopravvissuti del più grande campo di sterminio, funzionante fra il 1939 e il 1945 per volontà di Hitler con la collaborazione attiva di Mussolini, come comprovano corrispondenze rivelate proprio nei giorni scorsi.

In Italia non ricorderemo mai abbastanza il coraggio e il senso civico di quegli italiani che, negli anni più duri della guerra e della persecuzione razziale, aiutarono gli ebrei a sfuggire alla Shoah e a ritrovare la speranza. Con questo spirito Carlo Azeglio Ciampi celebra la Giornata della Memoria. Assegnando una Medaglia d'Oro al Comune di Nardò, punta i riflettori del Quirinale su una pagina della nostra storia rimasta sempre in ombra. Nel piccolo centro salentino, fra Lecce e Gallipoli, fra il 1943 e il 1947, dopo l’arrivo degli americani fu ospitato un centro di accoglienza di «esemplare efficienza» che raccolse gli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. In quei quattro anni transitarono da Nardò centomila sopravvissuti ai lager. Da qui moltissimi di loro si imbarcarono fortunosamente sulle navi predisposte dal Congresso Mondiale Ebraico per il grande esodo verso la Palestina, dove fondarono lo Stato di Israele. C'erano fra loro molti personaggi che sarebbero diventati protagonisti della storia dello Stato ebraico: da Golda Meyer a Ben Gurion, a Moshe Dayan. Nella comunità — formata da ceppi linguistici e nazionali quantomai vari—nacquero amori e, si legge nei registri civili del Comune, furono celebrati 350 matrimoni. Qualcuno anche fra profughi e gente del luogo.

Da Bruxelles il commissario Ue Franco Frattini, ha detto che «la Commissione europea sa benissimo che la lotta contro il razzismo e la xenofobia non è finita». E una lettera di minacce con disegnata una svastica è stata ricevuta ieri da Frattini. La lettera, con francobollo del Regno Unito, è scritta in un italiano approssimativo.

Sharon: la lezione è che possiamo contare solo su di noi
GERUSALEMME — L'insegnamento che gli ebrei hanno tratto dall'Olocausto «è che sappiamo che possiamo fare conto solo su noi stessi»: questo il monito pronunciato oggi con tono solenne dal capo del governo israeliano Ariel Sharon, durante la commemorazione della liberazione del lager di Auschwitz alla Knesset, il parlamento di Gerusalemme.

Il capo del governo dello Stato ebraico ha avuto parole dure per l'indifferenza del mondo davanti alle persecuzioni naziste degli ebrei già prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. «La conclusione triste e terribile —ha detto —è che a nessuno importava che gli ebrei venissero massacrati».

L'insegnamento che gli ebrei hanno tratto dall'Olocausto, ha detto il premier, «è che sappiamo che possiamo fare conto solo su noi stessi». Ciò spiega, ha aggiunto, l'importanza che lo stato ebraico annette alla sua capacità di difendersi. «Lo Stato di Israele ha imparato la lezione di Auschwitz, ha imparato a difendersi, a difendere i suoi abitanti contro i nemici ed a costituire un rifugio per tutti gli ebrei, ovunque vivano» ha insistito con forza Sharon.

‘Antisionismo, antisemitismo camuffato’. Il premier, dopo aver denunciato il risveglio dell'antisemitismo in molte parti del mondo, ha ricordato una frase dell'attivista nero americano Martin Luther King contro la discriminazione razziale per il quale «l'antisionismo è antisemitismo camuffato». Per Sharon «il fenomeno degli ebrei che si difendono e rispondono è percepito dai nuovi antisemiti come un insulto: decisioni legittime di autodifesa prese contro le azioni dei terroristi palestinesi sono presentate da coloro che odiano Israele come aggressive, e paragonabili a ciò che ci hanno fatto i nazisti», ha denunciato.

A nessuno importava. Tornando alla pagina storica dell'Olocausto, Sharon ha duramente criticato l'atteggiamento degli Alleati: «sapevano che gli ebrei erano in via di sterminio, e non hanno fatto nulla» ha accusato il premier di Israele. «Hanno fatto di tutto per non occuparsi del problema: hanno rifiutato per esempio di bombardare le linee ferroviarie che collegavano l'Ungheria ad Auschwitz, dove 10.000 ebrei venivano uccisi ogni giorno». Sharon ha ancore ricordate le tragiche peripezie delle navi cariche di rifugiati ebrei, come la Saint Louis nel 1939, respinta dagli Usa, o la Struma, pure respinta dalle autorità britanniche che governavano la Palestina. Quasi tutti i 1000 ebrei trasportati dalla Saint Louis, costretti a tornare in Europa, morirono nei campi di sterminio nazisti, e solo uno dei 689 passeggeri della Struma sopravvisse.

Mai rinunceremo a difenderci. Lo stato ebraico, ha detto Sharon, continuerà a fare tutto quanto in suo potere perché non siano mai dimenticati e mai più si ripetano Auschwitz e la Shoah. «Israele—ha concluso—è l'unico posto in cui gli ebrei hanno il diritto e la forza di difendersi e a ciò noi mai rinunceremo: questa—ha concluso—è la nostra responsabilità storica, è la mia responsabilità storica».

25 Gennaio 2021