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28 dicembre 1968

Apollo 8: trionfale ritorno

Portata felicemente a termine dagli Stati Uniti la più affascinante e difficile impresa spaziale

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

28 Dicembre 2020 - 07:00

Apollo 8: trionfale ritorno

DA BORDO DELLA YORKTOWN, 27. — I tre astronauti dell'«Apollo 8» sono stati festosamente accolti oggi a bordo della portaerei Yorktown, della Marina degli Stati Uniti, un'ora e mezza dopo lo «splash-down», l'ammaraggio, che come tutte le fasi dell'avventura lunare, si è svolto con una precisione incredibile, esattamente all'ora e nella località prevista dai tecnici della NASA.

Frank Borman, James Lovell e William Anders, con la loro capsula sono scesi nelle acque dell'Oceano Pacifico, millecinquecento chilometri circa a sud-ovest delle isole Hawaii, quando ancora sull'oceano non era sorto il sole: ma i marinai della Yorktown hanno potuto scorgere ad occhio nudo il vascello spaziale, di ritorno dopo il viaggio di sei giorni che lo ha portato a girare intorno alla Luna. Esso è infatti ammarato esattamente a 4500 metri dalla nave, ma, come del resto era già stato deciso, il comandante ha atteso la luce del giorno per provvedere alle operazioni di recupero. Un elicottero ha trasportato i tre uomini sul ponte della portaerei, dove l'equipaggio ha tributato loro i primi onori del trionfo. Un tappeto rosso è stato srotolato davanti al portello dell'elicottero, mentre una guardia d'onore ha preso posizione da entrambi i lati e i marinai applaudivano e sventolavano bandiere degli Stati Uniti.

«Siamo veramente felici di essere qui», ha detto Borman, dopo il caloroso benvenuto del comandante della Yorktown, John Fifield, «e vi siamo grati per l'accoglienza: sappiamo che siete qui, ad aspettarci, dal giorno di Natale».

Milioni di persone intanto hanno potuto vedere, sugli schermi dei televisori, le immagini della cerimonia di benvenuto, al termine della quale gli astronauti sono stati accompagnati all'infermeria della Yorktown, dove i medici hanno iniziato la lunga serie di controlli che devono essere effettuati prima che gli organismi dei tre uomini abbiano modo di riassuefarsi alle condizioni di vita all'interno dell'atmosfera terrestre. Ai tre uomini sono giunte le congratulazioni del presidente Johnson, a nome di tutto il popolo americano.

Le operazioni di rientro nell'atmosfera si sono svolte nel migliore dei modi e tutto ha funzionato alla perfezione, con una precisione impressionante: questo del rientro era considerato forse il momento più critico, ed aveva suscitato qualche timore. I tecnici della NASA, pur manifestando la loro estrema fiducia nelle possibilità della capsula e nell'addestramento meticoloso ricevuto dall'equipaggio, ed il loro ottimismo, non facevano mistero del fatto che un errore anche minimo avrebbe potuto condurre alla catastrofe. Era poi la prima volta che esseri umani provavano la spaventosa decelerazione prodotta dall'attrito con l'atmosfera, ad una velocità di circa 40 mila chilometri l'ora. Se inoltre, la capsula fosse rimbalzata su un'orbita terrestre dopo il distacco del modulo di servizio, gli astronauti non avrebbero più avuto alcun modo per governarla, e sarebbero rimasti per sempre nello spazio. Ma tutte queste considerazioni, di fronte allo strabiliante successo della storica avventura hanno ormai solo la funzione di porre nella giusta luce le difficoltà dell'impresa coraggiosamente affrontata e brillantemente superata.

«Le condizioni dell'equipaggio sono ottime» sono state le prime parole trasmesse dall'«Apollo 8» subito dopo l'ammaraggio, mentre si adagiavano sul mare i tre paracadute bianchi ed arancione che avevano rallentato la discesa dell'astronave nelle ultime centinaia di metri. Come già si è detto l'oceano era ancora immerso nelle tenebre.

A Capo Kennedy erano intanto le 10,51, corrispondenti alle 16,51 nei Paesi dell'Europa centrale. L'«Apollo 8» si era staccata dal suo modulo di servizio quindici minuti prima di far rientro nell'atmosfera terrestre poi essa era stata automaticamente girata su se stessa, in modo da rivolgere verso il pianeta l'estremità protetta dallo scudo termico, che può sopportare temperature fino ai 3500 gradi centigradi. A 7200 metri da Terra sono stati aperti i due piccoli paracadute di orientamento, che, dopo aver svolto il loro compito, che era quello di rallentare la di scesa e stabilizzare la cabina, sono stati sganciati, a 3000 metri, mentre si aprivano i tre paracadute principali, quelli che sono stati visti dai marinai della Yorktown. Essi hanno ridotto la velocità della capsula dai 280 chilometri all'ora, al momento della loro apertura, a 35, velocità alla quale l'astronave si è posata sull'oceano, diritta, e ciò non ha reso necessario l'azionamento dei palloncini che, gonfiati, hanno la funzione di capovolgere la capsula quando essa venga a trovarsi in acqua in posizione tale da non permettere, con le antenne radio immerse, di comunicare con le navi destinate al recupero.

 
CENTRO SPAZIALE DI HOUSTON – Così hanno vista la Terra i tre eroi dello spazio.
Borman, Lovell e Anders, durante il ritorno dallo storico viaggio spaziale, a bordo
dell'«Apollo 8» a 111.634 miglia di distanza. Nella parte esposta al Sole della sfera
terrestre si possono individuare il polo sud, il sud America, Cuba, la Florida e gli
Stati Uniti e l'Oceano Pacifico (Telefoto UPI-ANSA)

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