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4 dicembre 1970

Scuola. Aboliti gli esami di riparazione
Divorzio. La DC contraria al referendum

Annalisa Araldi

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04 Dicembre 2020 - 07:00

SCUOLA Aboliti gli esami di riparazioneDIVORZIO La DC contraria al referendum

SCUOLA. Aboliti gli esami di riparazione
ROMA, 3. — Importanti deliberazioni  sono state prese oggi dal Consiglio dei ministri. Riguardano, in particolare, la scuola, la modifica del codice penale, le paghe dei militari, gli invalidi civili.

Cominciamo con la scuola. È stato approvato, su proposta del ministro per la Pubblica Istruzione, on. Misasi, un disegno di legge recante nuove norme in materia di ordinamento scolastico. Il provvedimento costituisce una prima fase verso la soluzione dei numerosi e gravi problemi della scuola italiana.

Tra le innovazioni di maggior rilievo possono annoverarsi le seguenti: abolizione degli esami di riparazione e ripartizione dell'anno scolastico in due quadrimestri; conferma per l'anno scolastico 1970-71 delle norme transitorie sugli esami di maturità: possibilità di apportare modifiche nel programmi nel corso dell'anno scolastico: elevazione a cinque anni della durata degli istituti magistrali, delle scuole magistrali e dei licei artistici.

«Con il DDL approvato ogni — ha detto il ministro Misasi — si vuole sottolineare che esso non realizza la riforma dell'istruzione secondaria; rimane un avvio al processo di riforma e, tuttavia, vuole affermare, in larga sintonia con le richieste che provengono dal Paese, la volontà di uscire dai ritardi per troppo tempo accumulatisi e provvedere almeno alle soluzioni di quei problemi operativi urgenti che consentano di regolare alcuni necessari adempimenti in modi più razionali. Gli esami di riparazione — ha precisato Misasi — sono aboliti. Gli alunni che, a giudizio del consiglio di ciclo o del consiglio di classe, non siano ritenuti pienamente meritevoli della promozione, sono assegnati ad appositi corsi integrativi di lezioni in una o più materie alla fine dell'anno scolastico. La suddivisione del periodo delle lezioni sarà in due quadrimestri; al termine del secondo si avranno questi corsi integrativi. Le date saranno precisate in seguito con ordinanza ministeriale. Comunque, per quanto riguarda la scuola superiore, i corsi potranno tenersi entro giugno. Le innovazioni tendono a realizzare un modo nuovo di concepire la scuola, di formare le persone».

«La soppressione della sessione di riparazione autunnale — ha voluto precisare Misasi — in nessun modo può e vuole significare indulgenza alla cosiddetta scuola facile. La verità è che se uno studente non ha raggiunto la sufficiente maturità alla fine di un intero anno scolastico è difficile pensare che possa raggiungerla con qualche lezione privata durante l'estate senza contare il disagio delle famiglie, specialmente meno abbienti, e il ritardo che ne deriva per il reale inizio dell'anno scolastico».

«D’altra parte, come la classe docente italiana spontaneamente fa di già, la scuola deve tendere alla formazione individualizzata; pertanto le singole discipline vanno assunte e considerate in questa prospettiva. Infine — ha concluso il ministro Misasi — per tutta l'istruzione superiore alla soppressione della sessione autunnale corrisponde un corso che si terrà presumibilmente il mese di giugno, per quegli alunni che secondo il consiglio di classe hanno bisogno di ulteriore approfondimento di una o più discipline. Gli scrutini finali si effettueranno immediatamente dopo questi corsi».

DIVORZIO. La DC contraria al referendum 
ROMA, 3. — Fra quindici  giorni il divorzio entrerà in vigore. La legge Fortuna-Baslini ha superato oggi l’ultimo gradino procedurale con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale». Sotto il profilo politico, tuttavia, il problema non è ancora archiviato. Alcuni settori politici soffiano anzi sul fuoco per ravvivarlo. È il caso dei comunisti che cercano di trarre dalla lunga vicenda parlamentare indicazioni positive per la ripresa di un dialogo serrato con la DC, lanciando espliciti inviti perchè si rinunci al referendum abrogativo.

Non c'è dubbio, ormai, che la DC non intende farvi ricorso; lo fece capire l'altro ieri Forlani nell'editoriale del «Popolo». Lo ha ripetuto questa mattina sulle stesse colonne, il presidente del Consiglio Colombo. «Se ci siamo trovati divisi su questa legge — scrive Colombo — possiamo e dobbiamo ritrovarci uniti in un azione di prevenzione e di miglioramento delle condizioni di vita dell'istituto familiare, azione ora tanto più urgente e indispensabile».

La solidarietà fra i partiti del centro-sinistra non esaurisce, logicamente, la sua ragion d’essere su questo terreno. Bisogna «ritrovarsi d'accordo su un impegno globale di Governo», e dipende dai partiti della coalizione sia la stabilità politica che «l'ordinato svolgimento della legislatura».

Ma Colombo indica proprio nei problemi della famiglia un valido banco di prova per il centro-sinistra. Chiusa la «vicenda per tanti aspetti amara» del divorzio, Colombo si dice convinto che «le preoccupazioni che noi abbiamo espresso, al dì là dell'atteggiamento tenuto sulla questione del divorzio» siano «largamente condivise e che non si voglia restare indifferenti di fronte ad una prospettiva così gravida di conseguenze negative per la nostra comunità». È necessario «portare avanti senza incertezze e senza dubbi ricorrenti un'azione generale di Governo che mira a rimuovere ingiustizie, riparare traumi e lacerazioni, consolidare il tessuto civile del Paese: sia più specificatamente «promuovere» quella incisiva riforma del diritto di famiglia che è uno dei punti non secondari del programma del Governo».

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