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Mercoledì 25 Novembre 2020

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17 novembre 1973

Iniziato «Skylab-3»

«Saturno» ha funzionato

Iniziato «Skylab-3»

L'equipaggio spaziale composto da Gibson, Carr e Pogue, resterà sulla navicella un periodo variante da un minimo di 60 ad un massimo di 85 giorni

NEW YORK, 16. - Un lancio perfetto, che ha spazzato via in una scia di fuoco tutte le apprensioni provocate nei giorni scorsi dalla scoperta di alcune incrinature in due diversi punti del razzo vettore, ha messo in orbita e portato all'ultimo appuntamento con lo «Skylab» il terzo equipaggio del progetto di ricerca spaziale più ambizioso e complesso dopo il programma Apollo per la conquista della Luna.

Il cielo eccezionalmente sereno e le insolite condizioni di visibilità hanno permesso ai teleobiettivi da 12.500 millimetri di seguire il volo del «Saturno 1 B» e della capsula Apollo per oltre sette minuti, a partire dal momento del distacco dalla rampa di lancio «39» fino ad una quota di oltre 112 chilometri.

Soltanto il lancio dell'«Apollo 17», ultimo della serie lunare, partito di notte, era stato osservato più a lungo, per nove minuti circa, grazie al bagliore del razzo più vivido nel cielo notturno. La macchina spaziale, alta poco meno di 80 metri nel momento in cui è partita, si è divisa gradualmente in tronconi: il primo stadio del vettore si è staccato due minuti dopo la partenza ed i motori del secondo stadio si sono puntualmente accesi senza difficoltà.

Era questo un momento cruciale poiché in un grande anello di congiunzione tra il primo ed il secondo stadio erano incorporate alcune strutture metalliche incrinate da crepe sottili come capelli. Gli aperti della NASA avevano detto in anticipo che il difetto non sarebbe stato causa di difficoltà di alcun genere, ma la «suspense» non era completamente eliminata.

Perfino il direttore di lancio Walter Kapryan pur sostenendo che tutte le analisi tecniche escludevano qualsiasi pencolo, ha ammesso di «aver avuto molta paura» quando il veicolo spaziale entrava nella fase di massima pressione aerodinamica.

Il volo è continuato comunque alla perfezione e poco dopo il distacco del primo stadio, Gerald Carr, numero uno dell'equipaggio — di cui fanno parie anche lo scienziato Edward Gibson ed il pilota William Pogue — ha detto al centro di controllo terrestre: «Tutto liscio come l'olio».

Le comunicazioni tra la capsula Apollo, Capo Canaveral (Florida) ed il Centro spaziale di Houston (Texas) sono poi continuate nei minuti successivi per scambi di dati tecnici e per reciproche ripetute conferme che tutto stava funzionando alla perfezione. Quattordici minuti dopo il distacco dalla rampa, si è concluso quello che viene considerato «periodo di lancio».

Dalla capsula Apollo e il suo modulo di servizio si erano staccati intanto le strutture di prua per il salvataggio della capsula in una situazione di emergenza ed il secondo stadio del Saturno.

L'inserimento in un'orbita ellittica, anche se il «periodo di lancio» tecnicamente non era concluso fino al distacco del secondo stadio dal modulo di servizio, era avvenuto già al decimo minuto dalla partenza, ad una quota di quasi 150 chilometri, punto dell'orbita iniziale più vicino alla Terra mentre quello più lontano era di 222 chilometri. La velocità oraria con cui l'Apollo percorreva inizialmente questa ellissi era di oltre 27.000 chilometri orari.

Prime fotografie di Giove dal «Pionier 10»
MOUNTAIN VIEW (California), 16. — La sonda spaziale «Pionier 10» ha trasmesso le prime fotografie a colori di buona qualità del pianeta Giove.

La sonda, lanciata il 2 marzo scorso, passerà il 2 dicembre prossimo ad una distanza di 130.000 chilometri da Giove.

Un portavoce della NASA ha detto: «Giove irradia energia in quantità tre volte superiore rispetto a quella che riceve dal Sole. Gli scienziati ritengono che possa esservi vita su Giove in quanto vi sono vaste zone nelle quali l'atmosfera ha una temperatura adatta».

16 Novembre 2020