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Domenica 25 Ottobre 2020

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27 settembre 1997

La Basilica di Assisi devastata dal terremoto

Undici vittime, cinquemila senzatetto

La Basilica di Assisi devastata dal terremoto

Inghiottiti dalle macerie gli «evangelisti» di Cimabue

L'Italia colpita al cuore
ASSISI — Undici morti, 115 feriti, circa 20mila le persone bisognose di aiuto, molti tesori dell'arte colpiti.

La ferita più profonda nella Basilica superiore di Assisi colpita dal sisma, dove sotto le macerie del tetto sono morte quattro persone: due frati e due tecnici delle Belle Arti. Questi stavano effettuando un sopralluogo per valutare i danni di una prima scossa; un controllo che è risultato fatale perché proprio in quel momento la terra ha tremato ancora. La volta della Basilica è crollata seppellendo le persone in fuga.

Ma la vera emergenza comincia ora. Per la task force della Protezione civile è una corsa contro il tempo per assicurare un posto letto alle migliaia di persone che hanno avuto l'abitazione distrutta o lesionata. Gli esperti non hanno certezze, altre scosse potrebbero susseguirsi con conseguenze catastrofiche. Lo si è visto ad Assisi dove la prima scossa, avvenuta nella notte, poco dopo le 2,30, aveva provocato solo lievi danni. Ma l'inferno è arrivato ieri mattina alle 11,42. Una scossa implacabile, devastante.

Assisi, centro d'arte e di spiritualità, appare ferita in modo irreparabile. «L'arte è stata colpita nel cuore», dice il soprintendente ai beni artistici e storici di Firenze al quale il ministro Veltroni ha dato un incarico speciale. Le scosse hanno danneggiato in modo grave opere di pregio inestimabili. Sono andati distrutti affreschi di Cimabue e Giotto. «Lo Stato — ha detto Veltroni — assicurerà tutti i mezzi per la ricostruzione».

Nel mondo è unanime l'emozione suscitata dalle notizie del sisma e da ogni parte giungono offerte di aiuto all'Italia.

La Basilica ferita a morte
Inghiottiti dalle macerie gli «evangelisti» di Cimabue
ASSISI — È ferita a morte, Assisi, la perla del  nostro medioevo, uno dei tesori dell'arte italiana, ha subito ancora una volta il dolore della mutilazione. Nella grande basilica del Santo, un cumulo di macerie alto tre metri. La terra ha tremato, e ha inghiottito un quarto del soffitto all'inizio della navata e un quarto della volta del presbiterio, all'altezza dell'altare maggiore. Quattro dei ventotto «quadri» affrescati da Giotto lungo le pareti sono stati lesionati. Ma il vero, immenso disastro riguarda l'opera del «maestro» Cimabue. Il crollo della volta all'altezza del transetto ha cancellato per sempre gran parte dei quattro evangelisti in cattedra che scrivono assistiti da un angelo (uno per ogni vela) incorniciati da una decorazione di tipo romano. E chissà cosa rimane, fra le macerie e la polvere, del capolavoro assoluto di Cimabue, la Crocifissione del transetto sinistro realizzata intorno al 1277, più volte restaurata, ma già difficilmente «leggibile» a causa della perdita di colore dovuta al tempo, all'umidità e soprattutto all'inconsueto ingrigimento dei bianchi causato dall'ossido di piombo usato nei colori.

Di mano di Cimabue sono anche l'abside e il braccio destro del transetto. Gli affreschi, molto rovinati, sono dedicati a scene di vita di Maria: nella lunetta destra la nascita della Vergine e la disputa con i dottori, in quella di sinistra l'annuncio a Gioacchino e lo sposalizio della Vergine, l'Assunzione e Maria in gloria. Nel transetto destro spiccano invece Cristo trionfante tra i simboli degli Evangelisti e la Trasfigurazione. Meno gravi di quanto si pensasse in un primo momento i danni subiti dal ciclo attribuito a Giotto, anche se questa tesi negli ultimi tempi ha subito un duro colpo soprattutto ad opera del critico d'arte Federico Zeri che preferisce attribuire le storie della vita del Santo alla scuola romana e in particolare a Pietro Cavallini.

Da quattro «quadri» sono caduti piccoli frammenti di intonaco e si sono prodotte alcune lesioni. Ma il corpo dell'impareggiabile opera resta integro. Il ciclo francescano di Giotto si basa sul parallelismo fra la vita del santo e quella di Cristo, e «fotografa» ventotto episodi della vita del «poverello» entrati nella leggenda: dai frati che vedono san Francesco in cielo su un carro di fuoco alla predica agli uccelli, dal miracolo delle stimmate all'episodio del lupo, dall'apparizione a Gregorio IX alla benedizione della città di Arezzo per liberarla dai demoni, dalla scena della restituzione delle vesti al padre alla toccante immagine del compianto dei frati intorno al corpo del Santo.

La tomba di San Francesco e la basilica inferiore sono invece completamente intatte. Lo ha detto padre Nicola Giandomenico. «Le lesioni provocate dalle scosse di terremoto — ha detto — hanno colpito solo la basilica superiore, gli appartamenti del Papa, del legato pontificio, il museo e il refettorio».

26 Settembre 2020