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23 luglio 1981

Ergastolo ad Ali Agca, attentatore del Papa

Annalisa Araldi

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23 Luglio 2020 - 07:00

Ergastolo ad Ali Agca, attentatore del Papa

Roma, 22. — Mehmet Ali Agca, il terrorista turco di 23 anni che nel pomeriggio del 13 maggio attentò alla vita del Papa ferendo contemporaneamente due turiste americane è stato condannato oggi alla pena dell’ergastolo. La Corte di Assise, presieduta dal magistrato Severino Santiapichi, ha così accolto in pieno la richiesta di condanna alla massima pena detentiva formulata ieri dal P.M. Nicolò Amato.

La Corte di Assise ha pronunciato la sentenza dopo sette ore di camera di consiglio. I giudici hanno inflitto l’ergastolo ad Agca per l’attentato al Sommo Pontefice e per il tentativo di omicidio delle due turiste americane, Rose Hall e Annie Audri. La Corte gli ha inoltre inflitto dieci anni di reclusione per gli altri reati minori, che vanno dalla introduzione in Italia della pistola «Browning», usata per l’attentato, alla falsificazione di documenti, alla sostituzione di persona. Questi dieci anni sono stati dichiarati assorbiti dalla pena dell’ergastolo, e come pena accessoria ad Agca è stato inflitto l’isolamento diurno per un anno.

Agca, definito da Amato un uomo invaso dal «mito folle dell’eroe negativo», anche oggi si è presentato in aula, dopo aver nuovamente contestato il diritto a giudicarlo della magistratura italiana, ed in segno di protesta per quelle che ha definito le condizioni «disumane» con cui sarebbe custodito nel carcere di Rebibbia.

Il processo ad Agca, che si definisce «terrorista internazionale» e che in Turchia è stato condannato a morte per l’assassinio, nel 1979, del giornalista Abdi Ipecki, si era aperto lunedì scorso alle 9.30 nell'aula dedicata al giudice Vittorio Occorsio, anche lui ucciso dai terroristi.

Il difensore di Agca, l’avvocato D’Ovidio, ha chiesto le circostanze attenuanti per il terrorista, sostenendo che questi è affetto da una menomazione psichica di tipo paranoide.

D'Ovidio ha rivelato di aver invitato Agca a compiere «una radioscopia interna della sua anima e della sua mente», al termine della udienza pomeridiana di lunedì scorso. «Resti pure, se vuole» gli ha risposto il terrorista, «Ma ad una condizione: che non si dica che le mie condizioni psichiche sono compromesse».

Il penalista ha affermato che gli sarebbe stato facile dimostrare che i fanatici deliranti sono fatti rientrare comunemente nella categoria degli psicopatici, e più esattamente in quella tipica della paranoia, intesa come mania di grandezza.

Resta il fatto ha sostenuto D'Ovidio, che Agca è di per se stesso la prova evidente dell’esistenza di «un fanatismo religioso attestato su posizioni integraliste», un uomo ormai lontano dai suoi stessi ex-commilitoni, come dimostra, ha detto D’Ovidio, un attentato ai suoi danni compiuto l'anno scorso in Germania da estremisti turchi che, secondo un rapporto della polizia Federale tedesca, lo ritenevano «non più affidabile e troppo loquace».

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