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20 luglio 1985

Valanga d'acqua e fango su Stava: 250 morti? Cremonesi coinvolti.

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

20 Luglio 2020 - 07:00

Valanga d'acqua e fango su Stava: 250 morti? Cremonesi coinvolti.

Nuova tragedia (sarà aperta la solita inchiesta) per la rottura del terrapieno di un serbatoio di decantazione.
Finora recuperati 72 corpi ma i dispersi, quasi tutti gente in vacanza, sarebbero 194. 15 i feriti. Forse a causa delle piogge dei giorni scorsi è franato lo sbarramento dell'invaso delle acque utilizzate per la lavorazione della fluorite estratta da una vicina miniera. Travolti alberghi e villette, pronti i soccorsi ma c'è stato poco da fare: il dramma si è consumato in pochi minuti.

TRENTO, 19. - Settantadue corpi già recuperati, 15 feriti e 194 dispersi; è un ancora provvisorio bilancio del crollo di uno sbarramento di terra che chiudeva il torrente Stava, ai piedi del monte Prestadel, a poca distanza da Cavalese, nel Trentino.

La tragedia è avvenuta alle 12,23 quando a causa probabilmente di un'infiltrazione di acqua per le piogge dei giorni scorsi, è franato un serbatoio di decantazione delle acque utilizzate per la lavorazione del minerale estratto dalla miniera di fluorite della società «Prealpi Mineraria», di Trento.

La valanga di terra e acqua ha investito la frazione di Stava, travolgendo alberghi e abitazioni. Sono stati distrutti alberghi — l'«Erika», il «Genzianella» lo «Stava» e il «Dolomiti» — ed alcune casette. La massa d'acqua e di fango fuoriuscita dalla vasca di decantazione ha subito sommerso via Cucal, abbattendo alcune case ed ha quindi infilato il solco del torrente Stava, che attraversa tutto l'abitato.
La massa d'acqua, di fango e di detriti ha formato un fronte di cinquanta metri, precipitando lungo la valle, travolgendo altre baite, casette ed alcune segherie, e finendo poi nel torrente Avisio.

Il ministro della Protezione Civile Giuseppe Zamberletti è giunto sul luogo della sciagura nel giro di poche ore ed ha presieduto una riunione dei responsabili della Protezione Civile del Trentino per avviare le operazioni di soccorso, che si presentano molto difficoltose, data la natura del terreno e l'enorme massa di fango che ha ricoperto tutta la vallata da Stava a Tesero.

Vista dall'alto la scena è apocalittica: tutto fango, distruzione; solo qualche casa appare miracolosamente intatta, ma spesso hanno resistito i soli muri esterni mentre dentro è crollato tutto. Luisa Bartolas è una testimone oculare, forse la prima che è riuscita a parlare con i giornalisti accorsi da tutta Italia. Racconta Luisa Bartolas: «Ho sentito tremare la casa. Ho pensato ad una scossa di terremoto, fatto comunque assolutamente eccezionale quassù. Poi mi sono affacciata alla finestra: ho visto acqua, tanta acqua, animali, alberi, tutto trascinato dalla furia selvaggia dell'acqua che ha trasformato la valle nel letto di un torrente. Come vede, noi ci siamo salvati: io, mio marito, mio padre ed il figlio».

Dalle prime notizie, nella tragedia sarebbero coinvolti alcuni cremonesi; in particolare, una famiglia di Cremona sta vivendo ore di angoscia: alcuni congiunti sono laggiù, in Val di Fiemme a Stava di Tesero, là dove la diga è franata sulle case rovesciando migliaia di metri cubi di fanghiglia. Il papà ed il figlio sono salvi, la mamma viene data per dispersa.
Dice la madre della donna: «Non erano appassionati di montagna; di solito andavano al mare; e poi scegliere quella zona; quante disgrazie sono già accadute in quella valle. E ormai non spero più in niente». Riesce a trattenere le lacrime con un grande sforzo; non sa cosa dire.
Verso le 12,15 di ieri il marito è entrato nella pensione perchè era quasi ora di pranzo; la moglie, non volendo sprecare la bella giornata, aveva invece preferito restarsene fuori all'aperto: «Lasciami prendere ancora un po' di sole — avrebbe detto — almeno intanto che finiscono di preparare». Il figlio, che era accanto alla madre, aveva anch'egli preferito restarsene all'aperto. Ma improvvisamente, messo in allarme da un assordante fragore, ha fatto un salto all'interno. Ciononostante è stato colpito. Verrà poi ricoverato in ospedale a Trento. Un momento di silenzio, assurdo, irreale; quindi il ragazzo si è affacciato, assieme al padre, alla finestra. Non c'era più nulla; solo acqua, o meglio fanghiglia.

Non siamo invece riusciti avere notizie sicure due coniugi cremaschi che alloggiavano all'albergo Stava, uno dei tre rasi al suolo. Si presume che al momento della tragedia fossero fuori per una passeggiata; alle 18,30 di ieri sera tuttavia non erano rientrati. Ma bisogna anche sottolineare come nella zona regni una grande confusione e le notizie sono quindi frammentarie ed incerte.

È da segnalare, nel contempo, anche il prezioso apporto dell'alpinista cremasco Marcarini. Era reduce da una ascensione in zona ed appreso della tragedia si è immediatamente unito ai soccorritori; ha tratto fuori egli stesso quattro corpi di bambini sepolti dalla fanghiglia; erano in vacanza, in colonia, con un centinaio di loro coetanei. Ci ha telefonato: «È terribile— un fronte d'acqua e di fango alto 13 -14 metri; al passaggio dell'ondata tutto raso al suolo».

Abbiamo appreso che nella zona erano in vacanza un centinaio di cremonesi, ma soltanto quattro o cinque alloggiavano negli alberghi poi distrutti dall'ondata. Ciò risulterebbe dagli elenchi, peraltro incompleti, dell'Azienda di soggiorno di Tesero.

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