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Martedì 04 Agosto 2020

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2 luglio 1960

Soresina all'inizio del '900

Sfumature di ambiente, di costume e di tradizione che hanno dato il tono alla vita cittadina all'inizio del secolo

Soresina all'inizio del '900

Alla domenica  la gente si riversava nelle strade per la tradizionale passeggiata e nella stragrande maggioranza, anche nella stagione estiva, i soresinesi rimanevano nella loro cittadina perchè allora in montagna o al mare andavano solo pochi privilegiati o qualcuno che proprio ne aveva bisogno.

Tutto il danaro perciò i soresinesi lo spendevano a Soresina creando in tal modo prosperità e benessere specialmente agli esercenti locali. Infatti gli esercenti pubblici, in modo particolare, rigurgitavano di clienti che bevevano, giocavano a carte o a boccie e facevano merenda. Nel giorno di mercato poi gli stalli degli alberghi si riempivano di calessi, carrozze, baracchine, carri e i forestieri si fermavano a consumare il pasto di mezzogiorno perchè il mercato continuava un po' anche al pomeriggio. Il lunedì di mercato, era si può dire, festivo per i soresinesi che avevano inventato una canzonetta popolare nella quale tra l'altro si affermava che «il lunedì è il primo di seguente e i soresinesi non vanno a lavorar», e infatti specialmente coloro che lavoravano in proprio facevano festa e andavano all'osteria ove i canti si alternavano alle bevute fino a tarda ora.

Era pure caratteristico di quei tempi un certo antagonismo tra quartiere e quartiere. Erano forse manifestazioni ataviche di antiche divisioni del nostro borgo o affioranti rigurgiti delle ancor recenti suddivisioni in staterelli della Patria comune alla base di questo sentimento, le cui manifestazioni, talvolta, scendevano dal piano puramente accademico per degenerarle in vere e proprie risse. I quartieri più accesamente avversari erano S. Rocco, S. Francesco e la Madonnina. I giovani appartenenti a qualcuno di questi quartieri trovavano difficoltà a intraprendere relazioni sentimentali con ragazze di un quartiere che non fosse il loro. Se poi l'interessato non intendeva ragioni entravano in scena i sostenitori dell'una e dell'altra parte e la rissa era belle combinata. A onor del vero bisogna dire però che tutto si risolveva in una scazzottatura generale senza l'impiego di mezzi contundenti. Questo lato della vita cittadina va dimensionato nei suoi giusti limiti perchè matrimoni di gente appartenente a opposti quartieri sono sempre avvenuti senza scatenare alcunché di apocalittico. Erano per lo più chiassate di giovani che, alla lunga, terminavano, per la tradizionale bonomia dei soresinesi, con una generale rappacificazione.

I ragazzi erano poi specialisti nell'organizzare vere e proprie battaglie tra quartiere e quartiere. Si univano in compagnie, si davano convegno in un punto della periferia vicino al confine con il quartiere avversario e, alimentandosi ai mucchi di ghiaia ai lati della strada, scatenavano una fitta sassaiola che durava per ore con alterne vicende. Alla fine stanchi, pieni di lividi e con i vestiti in brandelli tornavano mogi mogi a casa ove, dagli irati genitori, si vedevano arrivare il guiderdone di una sonora pioggia di schiaffoni. Perchè, allora, picchiare era all'ordine del giorno: a casa quando si commetteva qualche marachella, a scuola quando non si teneva un comportamento confacente con la disciplina, in chiesa quando si disturbavano le funzioni. I ragazzi venivano tirati su con grande, disciplina e i genitori si facevano rispettare con metodi che attualmente sarebbero considerati barbarici.

Col primo conflitto mondiale le cose cominciarono un po' a cambiarsi: il contatto col mondo esterno, più frequente col progredire dei mezzi di locomozione, le nuove scoperte in tutti i campi, fecero un poco alla volta scolorire le vecchie usanze modificando il metodo di vita generale.

All'abbondanza fittizia dell'immediato dopoguerra successe un periodo di crisi politiche che divisero la gente in tante tendenze in lotta tra loro e fecero scomparire quel mondo tutto particolare che faceva di un centro urbano di provincia una grande famiglia i cui problemi erano trattati su un piano generale con quella semplicità casalinga che portava ognuno a sentirsi parte vitale e operante della comunità e coadiuvava perciò con entusiasmo alla risoluzione dei suoi problemi. Se prima tutto avveniva nell'ambito locale creando quell'intima atmosfera, cordiale e tipica della famiglia, con l'avvento della guerra e delle sue esperienze h  cominciato a prender piede a una visione più materiale delle cose proiettata oltre i confini del Comune per attingere nuovi indirizzi dal mondo esterno.

La vita cittadina iniziò così una evoluzione lenta ma progressiva verso l'inserimento totale nella vita nazionale che allargando l'orizzonte delle iniziative e dei rapporti a un piano più vasto di attività ha portato a poco a poco all'odierna situazione che, se pure permeata da evidenti segni di progresso, ha fatto estinguere, o pressapoco, un mondo semplice e familiare in cui l'uomo, sia pure con un patrimonio meno ricco di cognizioni, sentiva in tutta la sua poetica bellezza l'orgoglio di essere parte viva e palpitante di una grande famiglia e non, come ora, uno strumento senz'anima del moderno progresso.

27 Giugno 2020