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Lunedì 13 Luglio 2020

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24 giugno 1983

Tortora. Tre ore di interrogatorio: ha respinto tutte le accuse

"Non conosco né Cutolo né Turatello"

Tortora. Tre ore di interrogatorio: ha respinto tutte le accuse

ROMA, 23. — «A Tortora hanno contestato l'intera Divina Commedia con tutto l’inferno. Ma non esiste una sola prova inconfutabile. La difesa ha presentato una vasta documentazione, perciò siamo del tutto tranquilli».

Così si è espresso uno dei tre difensori del presentatore televisivo arrestato come presunto camorrista, uscendo dal carcere di Regina Coeli al termine dell'interrogatorio durato circa tre ore.

I legali di Tortora (Bucciante di Roma, Della Valle di Milano e Coppola di Napoli), essendo vincolati dal segreto istruttorio, non hanno voluto fornire ai giornalisti notizie precise sui capi di imputazione contestati al loro assistito. Hanno però confermato che si è parlalo di Francis Turatello, il boss milanese assassinato nel carcere di Nuoro da Pasquale Barra, uno dei due camorristi pentiti che con le sue confessioni ha fatto finire in carcere il presentatore di «Portobello». «Tortora — ha detto l'avvocato Bucciante — non ha mai conosciuto Turatello. Lo ha solo sentito nominare, lo stesso discorso vale per Raffaele Cutolo».

L'interrogatorio di Tortora è stato condotto dal sostituto procuratore della Repubblica di Napoli Luigi Di Persia, mentre il suo collega Bruno di Pietro ha sentito altri presunti camorristi arrestati a Roma. Enzo tortora ha respinto tutte le accuse, sia quella principale di aver fatto parte della a «nuova camorra  organizzata» di Raffaele Cutolo, che l'altra relativa al traffico di droga in cui avrebbero avuto un certo ruolo  Francis Turatello ed altri camorristi napoletani trasferiti a Milano.

«Possiamo dirvi — ha dichiarato l'avvocato Raffaele Della Valle — che non esistono prove inconfutabili ma dei fattori  devianti a monte dell'inchiesta». Ma non ha voluto spiegare in cosa consistano questi «fattori deviatiti», identificabili forse nelle dichiarazioni dei camorristi pentiti che hanno dato il via alle indagini della Procura di Napoli.

Stando alte scarse indiscrezioni trapelate sull'interrogatorio i due magistrati napoletani avrebbero contestalo all'imputato soprattutto le dichiarazioni dei pentiti Pasquale Barro e Giovanni Pandico. Ad un certo punto si è parlato anche della loggia massonica P2, ma non è chiaro che legame ci sia con l'inchiesta sulla camorra napoletana. Le accuse di Pasquale Barra contro Tortora risalgono allo scorse aprile. Il pentito ha dichiarato che il presentatore sarebbe stato iniziato alla camorra tra la fine del 78 e l'inizio del 79 a Milano in casa di una sua amica una certa Barbara di origine salernitana. Barra avrebbe anche parlato di un viaggio di Tortora ad Ottaviano, per accompagnare una persona da Cutolo. Ma Tortora ha decisamente negato di conoscere il boss napoletano.

«La ferma e precisa risposta di Enzo Tortora — hanno affermato i suoi legali in un comunicato — sorretta da prove documentali che il giudice ha acquisito, ha dato un contributo che non potrà non incidere decisamente in ordine alle decisioni del magistrato avendo dimostrato che fattori devianti si collocano a monte dell'intervento della magistratura».

 Enzo Tortora, intanto, in seguito al suo arresto, è stato sospeso dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Martedì nel centro clinico di Regine Coeli dove è ancora ricoverato, sarà sottoposto ad una visita medica per constatare il suo stato di salute. Ora — hanno detto i suoi avvocati — è su di morate, ma molto giù fisicamente.

22 Giugno 2020