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20 giugno 1963

Come e perchè nacque la Basilica di San Sigismondo nel 1463

Annalisa Araldi

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20 Giugno 2020 - 07:00

Come e perchè nacque la Basilica di San Sigismondo nel 1463
La basilica di San Sigismondo, alla periferia di 
Cremona, è celebre da cinque secoli per le pitture, le 
sculture in legno e gli affreschi da tutti ammirati. 
Inoltre la sua origine è considerata la testimonianza 
tangibile di un grande avvenimento storico: il primo 
gradino del passaggio del ducato di Milano dalla dinastia dei Visconti a quella 
degli Attendolo-Sforza. Ne 
cade proprio ora. giorno 20 
di giugno, il centesimo lustro tcinqueccntesimo anno) 
della fondazione. 

La basilica di San Sigismondo, alla periferia di Cremona, è celebre da cinque secoli per le pitture, le sculture in legno e gli affreschi da tutti ammirati. Inoltre la sua origine è considerata la testimonianza tangibile di un grande avvenimento storico: il primo gradino del passaggio del ducato di Milano dalla dinastia dei Visconti a quella degli Attendolo-Sforza. Venne iniziata infatti il 20 giugno 1463 a ricordo del matrimonio di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza.

Il vecchio tempio
Ferrante Aporti, nelle sue Memorie Ecclesiastiche, ci informa che la chiesa e il monastero dei S. S. Filippo e Giacinto, detti poi S. Sigismondo, vennero eretti nel 984 dal conte franco Olderico, figlio di Nantelmo, vescovo di Cremona, lo stesso che fondò pure il monastero di S. Lorenzo.
Nel Santuario di Cremona di Pellegrino Merula si dice che sino all'anno 1266 vi era in S. Sigismondo un monastero benedettino, distrutto poi per causa di guerre restandone solo poche vestigia.
Non molto dopo vi fu ricostruita una chiesa. Quivi, il 25 ottobre 1441 si sposarono Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, i quali, divenuti quindi duchi di Milano, a ricordo del proprio matrimonio, vollero vi fosse eretto l'attuale tempio monumentale i cui lavori vennero iniziati il 20 giugno 1463.

La posa della prima pietra fu consacrata dal vescovo Bernardo dei march. Rossi di San Secondo, parmigiano, figlio del famoso condottiero Pier Maria, che combattè anche nel cremonese, e che era figlio di Giovanna di Ugolino Cavalcabò.
Risulta che la cappella nella chiesa di S. Agostino passasse dopo la morte di Ugolino ai Rossi cremonesi, e quindi, dopo la loro estinzione, tornasse nuovamente ai Cavalcabò.
Bernardo Rossi di San Secondo - lo dice il Litta - fu prevosto di Farfengo nel 1451, vescovo di Cremona nel 1458, vescovo di Novara nel 1466; morì a Roma nel 1468.
Da un suo figlio naturale pare discendano alcune delle attuali famiglie di nobili Rossi.

Il nuovo tempio
Sulle due date, quella del matrimonio e quella di fondazione della chiesa, gli storici non hanno tutti riportato con esattezza. Fra loro vi è qualche diversità. Anche la recente scoperta delle due ampolle di consacrazione accompagnate da una pietra con l'anno 1492, aveva creato una certa perplessità.

Si deve alla meticolosa diligenza di Giuseppe Pontiroli  se possiamo stabilire con assoluta certezza la data del matrimonio, 25 ottobre 1441; e quella di inizio dei lavori: 20 giugno 1463. Il Pontiroli, con la sua pazienza di archeologo, ripulì delicatamente la lapide di fondazione, assai deteriorata, posta dietro l'altare maggiore della stessa chiesa di S. Sigismondo, e da provetto epigrafista seppe decifrarla, come la videro coloro che la rinvennero disseppellita circa 270 anni fa.

I successori non poterono leggerla agevolmente e sbagliarono di dieci giorni. Anche la diversa data e il diverso numero delle ampolle si spiegherebbero. Pontiroli ha esplorato tutto il materiale bibliografico ed archivio di Cremona e Milano, senza trovare una prova sicura, pero è lecito pensare che alla cerimonia sacra dell'inizio dei lavori siano veramente state murate tre ampolle e che quindi, dopo trent'anni -  precisamente il 31 agosto 1492, come ha stabilito il Pontiroli - la chiesa sia stata completata con la facciata sotto un cui pilastro la celletta con le ampolle è stata rinvenuta.

Architetto del nuovo tempio e monastero di S. Sigismondo fu Bartolomeo Gadio, o Gazzo, ingegnere militare di Francesco Sforza, nato a Cremona nel 1414 e morto a Milano nel 1484. Fu questi grandissimo nell'arte sua del suo tempo. Ebbe meriti particolari nella sua città per l'abilità con cui seppe disporre gli apprestamenti difensivi sul Po nella primavera del 1448, quando la flotta veneziana di Andrea Querini cercò di forzare gli sbarramenti per affrontare a Pavia le navi di Francesco Sforza. Fu appunto allora che Bianca Maria, uscita a cavallo dalla città alla testa dei Cremonesi armati, si portò sul fiume e, dando l'esempio, riuscì a costringere il Querini ad invertire la rotta e tornarsene a Casalmaggiore. Vi fu poi rotto definitivamente il 16 luglio successivo dallo Sforza accorso da Pavia con una flotta comandata da Biagio Assereto.

Si dovrebbe al Gadio la fabbrica dell'Ospedale Maggiore di Milano e la costruzione e completamento delle corti ducali, castelli e fortezza di Milano, Cremona, Melegnano, Pizzighettone, Lodi, Cassano,  Trezzo e Soncino.

Un particolare molto importante finora inedito, e poco noto, rilevato sempre dal Pontiroli, riguarda l’autore del portale in marmo dello ingresso principale della basilica di San Sigismondo. Risulta dal Giornale per la Fabbrica di S. Sigismondo, ove figurano note di pagamento a mastro Sebastiano Nani, «picapreda», per il marmoro de la porta de la giesa dall’8 giugno 1576 al  22 novembre 1578.

Gli artisti
Diamo ora un sommario elenco degli ulteriori artisti  - pittori, scultori  e stuccatori - che lavorarono in S. Sigismondo, come figurano nella monografia del Galeati: Camillo Boccacino, Giulio Campi, Altobello Melone, Domenico Bolognese, Bernardino Gatti, Giuseppe Natali, Bernardino Campi, Antonio Campi, Giov. Battista Cambi, Gervasio Gatti, G. Batta Natali, Marcantonio Ghislina, Angelo Massarotti, Francesco Boccaccino, Carlo Picenardi, Uberto Lalonge, Euclide Trotti, Gabriele Capra, Pietro Sacca, Giuseppe Sacca, Paolo Sacca, Francesco Bembo, Boccaccio Boccaccino.

L'opera a nostro parere più importante di S. Sigismondo - anche importanza storica - è la pala dell'altar maggiore eseguita da Giulio Campi nel 1540.

Vi sono raffigurati Francesco Sforza e Bianca Maria inginocchiati e presentati alla Vergine - sorretta in alto da una corona di angioletti -dai santi Sigismonso, Girolamo, Grisanto e Daria. Il quadro riporta figure di un secolo prima nei costumi del loro tempo e con emblemi e simboli fedeli ai personaggi. Forse furono riportati dallo affresco, ora in gran parte sciupato, di cui restano solo le figure di Francesco e Bianco Maria, nella chiesa di S. Agostino cappella Cavalcabò, attribuita a Bonifacio Bembo.

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