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10 giugno 1960

I "Veglianti,, primi vigili urbani cremonesi

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

10 Giugno 2020 - 07:00

I "Veglianti,,  primi vigili urbani cremonesi

Il 2 giugno 1860 il Consiglio Comunale deliberò la creazione dei "Veglianti di sanità e di pubblica sicurezza,, - Curiosità, note di merito e punizioni

Fu una seduta ben importante per il Consiglio comunale della nostra città quella del 2 giugno 1860.
Si trattava, come è scritto sul verbale contrassegnato con il numero 3960, di «deliberare della nuova pianta dei Veglianti di Sanità e di Pubblica Sicurezza». Presiedeva il Sindaco marchese Pietro Araldi Erizzo, erano presenti 16 fra assessori e consiglieri fra cui Giovanni Cadolini, Gaetano Tibaldi, Gaetano Ferragni, Camillo Mina Bolzesi: tutte persone che lasciarono ampia traccia nella storia cremonese.

Sin dai giorni della fondazione dei Corpo, i «Veglianti Municipali» ebbero nella terminologia popolare un altro nome: a Milano, non si sa perchè li chiamano ancor oggi «Ghisa»; da noi venivano chiamate guardie del Minò un nome che traeva la sua origine dal caratteristico cappello a cilindro che in dialetto cremonese veniva appunto detto Minò forse da quell'unità di misura a forma cilindrica della capacità di mezzo metro cubo che veniva usato per misurare sabbia, calce, e la cenere che i privati vendevano ai lavandai quando le liscive non erano ancora in uso.

Sin verso il 1900, il Corpo dei vigili urbani non ebbe un comandante, le funzioni erano attribuite all'ispettore urbano il quale dava disposizioni al «vice capo dei Veglianti». Il titolo di comandante infatti fu istituito solamente nel 1941.

Gli ispettori urbani
Fra gli uffici comunali,  quello dell'Ispettorato è uno dei più antichi. Lo Stato Civile, per esempio, servizio essenziale, venne istituito nel 1865. L'Ispettorato Urbano venne fondato il 25 febbraio 1874 per coordinare l'attività del Corpo dei vigili urbani di allora ancor di recente istituzione e per sovraintendere alle non molte attività pubbliche che doveva sorvegliare: accensione e spegnimento dei fanali a gas negli orari determinati dalla Giunta, disciplina dei venditori ambulanti, notificazioni a privati di atti comunali.

Il problema del traffico stradale era allora assolutamente ignoto; il primo Ispettore Urbano, ragionier Teofilo Bona, non avrebbe mai pensato che il suo settimo successore avrebbe dovuto, proprio quale principale dovere della sua attività, studiare le disposizioni per rendere il traffico meno impossibile.

In quel viale del cimitero che si apre a sinistra dello spiazzo sul quale vengono impartite le estreme benedizioni, quasi di fronte alla lapide che ricorda lo scultore Vincenzo Guindani, sorge un modesto monumento, sormontato da un'urna cineraria in marmo. L'epigrafe così si esprime: «Sacre ai più gentili affetti familiari - racchiude quest'urna le ceneri - del ragioniere - Teofilo Bona - funzionario municipale. - Saggio, operoso, cortese, fermo, imparziale meritò e riscosse la benevolenza, il rispetto e la stima della cittadinanza. - Integro, esemplare, benemerito instauratore - dell'ufficio dell'Ispettorato Urbano cui resse - per lunghi anni - con sommo onore per sé - con vantaggio di tutti noi il 16 giugno 1832 m. il 2 ottobre 1891. - Marito e padre affettuosissimo, ebbe in vita, avrà in morte, culto ed amore fervido, perenne».

Un vecchio registro
Esiste negli archivi del Comune un vecchio registro nel quale sono elencati i nomi di tutti i vigili assunti in servizio fino al maggio 1923, le caratteristiche fisiche per ciascuno di essi, i loro dati anagrafici. Ma vi sono due colonne particolarmente interessanti: quella riguardante le punizioni e quella sulle note di merito.

Bisogna riconoscere che la disciplina del Corpo era ben rigida, se le punizioni venivano sancite per cose anche di poco conto. Il vigile urbano Luigi Pedini, alto, magro, severo, era di una rigidità assoluta tanto da godere in città fama di vigile inflessibile nell'applicare le multe. Sul suo foglio matricolare figura un encomio del ministero per gli interni «per l'opera zelante e lodevole dal Vegliante prestata nell'arresto del pericoloso pregiudicato Guaglioni Guido», e un encomio del Sindaco e una citazione all'ordine del giorno «per aver cooperato energicamente all'arresto di un oltraggiatore». Nelle punizioni, figura una ammonizione «per aver usato della bicicletta d'ufficio senza permesso, pur essendo in servizio fuori turno».

Un altro vigile particolarmente severo, il 23 maggio 1908 si vide infliggere lire due di ammenda con questa motivazione: «Di servizio alla stazione veniva sorpreso alle 22,30 seduto su di una panca sotto l'atrio interno a conversare con alcuni cittadini». Eppure Uberto Bastoni ebbe eccezionali note di merito: il 15 settembre «salvò certa Ghisolfì Enrichetta che scesa in una cantina d'osteria stava per morire asfissiata dal gas acido carbonico in quella sviluppatosi»; il primo novembre 1908 riuscì «a disarmare e ridurre all'impotenza certo Mora Enrico che colpito da subitanea alienazione mentale tentava di colpire con un punteruolo accumulato un passante»; e il 10 marzo 1915 ebbe un encomio del Sindaco per avere «in compagnia del Vegliante Magri operato all'arresto di un facinoroso che insieme ad altri giovinastri turbava l'ordine pubblico».

Il vigile Giovanni Camerini subì una «ammonizione di primo grado» per essere «stato sorpreso due volte nella stessa ora a chiacchierare col Vegliante Bastoni prima sul corso Cambi poscia sull'angolo di via Oltracqua invece di attendere alla sorveglianza del tratto sul corso Garibaldi».  

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