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Sabato 26 Settembre 2020

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26 maggio 1992

Scalfaro Presidente
I funerali di Falcone

Scalfaro PresidenteI funerali di Falcone

Scalfaro Presidente
ROMA — Alla sedicesima votazione Oscar Luigi Scalfaro, da un mese presidente della Camera, è stato eletto presidente della Repubblica.

Quando alle 21,14 di ieri sera Stefano Rodotà, vicepresidente anziano di Montecitorio, ha letto per la cinquecentottava volta il nome di Scalfaro, i grandi elettori erano già in piedi. Per un errore, che tradiva l'attesa, l'applauso era partito quando al candidato democristiano mancava ancora un voto per raggiungere il quorum necessario. Ma il clima che si respirava ieri a Montecitorio era quello di chi esce con sollievo da un lungo incubo.

Scalfaro ha 73 anni, è nato a Novara il 9 settembre 1918; sposato, è rimasto vedovo nel 1944, ha una figlia; è stato eletto deputato all'assemblea costituente e da allora è sempre stato riconfermato per undici legislature. Il nuovo presidente della Repubblica ha raccolto 672 voti dei 763 che aveva sulla carta: hanno votato per lui il quadripartito, il Pds, i Verdi, la Rete e il gruppo Pannella. Intanto si sta pensando alla formazione del nuovo governo: non mancano le difficoltà, si parla di un governo istituzionale presieduto da Giovanni Spadolini.

Uno dei suoi primi atti  come ministro degli Interni, nel 1983, fu di trasferire 41 prefetti da un capo all'altro della penisola senza avvertire nessuno. Anche allora Oscar Luigi Scalfaro era conosciuto come «un democristiano atipico perché non risponde alla disciplina di partito, ma solo a quella di governo», come dichiarò Bettino Craxi, in quel momento presidente del consiglio. E la definizione piacque molto all'interessato, che ha costruito tenacemente la sua immagine sulla difesa appassionata, e rigorosa delle istituzioni.

I funerali di Falcone
PALERMO — Fra le tante voci che si sono levate ieri, durante il funerale del giudice Falcone, della moglie e dei tre uomini di scorta, una, fra tutte, ha scosso l'opinione pubblica di tutto il Paese. Con straziante partecipazione, davanti a migliaia di fedeli e a milioni di telespettatori, una donna minuta, devastata dal dolore, di imponente dignità, ha acceso la rivolta della gente contro la Piovra. Rosaria Costa, 22 anni, vedova del poliziotto Vito Schifani, uno dei tre «ragazzi» di Falcone massacrati nell'attentato, dall'ambone, facendo appello ad energie ormai quasi prosciugate, ha scandito, soprattutto, una parola: «Cambiare». L'ha ripetuta insistentemente, ha martellato l'uditorio tra i singhiozzi e il Paese intero ha pianto con lei.

Chiamando in causa i mafiosi, Rosaria Costa ha detto loro: «Io vi perdono, solo dovete mettervi in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare, di cambiare, di cambiare, dovete cambiare, cambiare, cambiare radicalmente i progetti di morte che avete». Questa appassionata perorazione è stata contrappuntata, quasi parlando con se stessa, da «ma loro non cambiano, non cambiano».

Rosaria Costa è ormai svuotata, allo stremo delle forze, sta per cadere ma si riprende, attorniata dai colleghi del marito e da un sacerdote che la sostiene e che cerca di frenare l'impeto delle sue parole. Mentre i familiari delle altre vittime abbracciano le bare dei propri congiunti, la donna riesce a continuare in questa toccante testimonianza. I suoi interlocutori sono sempre gli uomini della criminalità: «Tornate ad essere cristiani, per questo preghiamo in nome del Signore che ha detto sulla croce 'Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno'». Poi la parola di una donna ancora non doma è per una città disarticolata dalla barbarie mafiosa. «Vi chiediamo per Palermo, che avete reso città di sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti». Poi, prima di abbracciare l'officiante che l'ha sorretta per tutto il tempo della sofferta implorazione, le ultime parole, pesanti come macigni: «Perché non c'è,amore». La vedova di un uomo coraggioso a questo punto cede definitivamente, tenta di guadagnare la bara che custodisce le spoglie del marito, non ce la fa. Sviene. Cade. Quanti l'hanno attorniata la sollevano e la portano via. Le ulteriori sequenze di questo drammatico film hanno in primo piano i tanti, umili servitori dello Stato che si rivolgono con rabbia incontenibile al presidente supplente della Repubblica con una sola parola: «Giustizia».

25 Maggio 2020