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Giovedì 02 Aprile 2020

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20 febbraio 1985

"We are the world"

Musicisti USA per l'Etiopia

"We are the world"

Come in Inghilterra anche in America i proventi di un disco andranno in aiuto di chi soffre la fame

L'idea è partita dal Regno Unito, come sempre originale e metodico in ogni sua reazione. Invece di stanziare fondi tramite sottoscrizioni o concerti, alcuni artisti inglesi hanno pensato bene di unirsi e registrare un disco i cui proventi fossero interamente devoluti a favore della popolazione etiope, duramente colpita dalla carestia. Così, il 25 novembre scorso (1984), è nato «Do they know it's Christmas», un brano prodotto da Bob Geldof dei Boontownrats, e interpretato da musicisti famosi come Paul Me Cartney, Boy George, Paul Young, gli U2, David Bowie, Duran Duran, Phil Collins, e tanti altri riuniti sotto il nome di «Band Aid».

Il mercato discografico mondiale ha risposto in modo sorprendente a questa iniziativa, e fino ad ora sembra siano stati raccolti parecchi milioni di sterline dovuti alle vendite del 45, del mix e del video che li accompagna mostrando una vera e propria serie di personaggi osannati dal pubblico.

Visto lo strepitoso successo di questo meeting benefico (fonte anche, non neghiamolo, di pubblicità per i singoli artisti), un folto gruppo di musicisti d'oltreoceano, quarantotto per l'esattezza, si è messo al lavoro a Los Angeles negli scorsi giorni, ed ha registrato un brano intitolato «We are the world» che dovrebbe uscire nei primi giorni di marzo anche in Europa. Si tratta di un progetto denominato «USA for Africa», dove la sigla «USA» non sta solo per United States of America, ma significa «United Support Artists» (Artisti uniti in aiuto). «We are the world» ha tutte le carte in regola per piacere: innanzitutto anche in terra americana c'è lo zampino di Geldof, che ha messo a servizio la propria esperienza di pioniere con i Band Aid, inoltre la canzone è firmata da Michael Jackson, Lionel Richie e Stevie Wonder ed è stata registrata nei celebri studi di Quincy Jones.

Tra le voci più famose che compaiono nel disco ricordiamo Bruce Springsteen, Bob Dylan, Kenny Rogers, Harry Belafonte, Ray Charles, Diana Ross, Al Jarreau, Billy Joel, Barbra Streisand tra i veterani, insieme a personaggi ugualmente di successo, ma con meno esperienza come Cyndi Lauper, Hall & Oates, Huey Lewis, solo per citarne alcuni.

La United Support Artists prevede di raccogliere circa venti milioni di dollari attraverso le vendite di singoli, video, doppi album compilation, t-shirts con le firme degli artisti, un libro che conterrà testi e fotografie, e gli immancabili posters. I «big» di un intero mondo musicale si sono quindi mobilitati per fornire un aiuto concreto alle popolazioni che muoiono di fame, e, dando un'occhiata alle cifre totali che sono state raccolte o lo saranno tra breve, sembra che questa sia la forma di finanziamento più rapida, incisiva e sicura, in quanto garantita da un gruppo compatto e ben organizzato.

E in Italia? Si dice che qualcosa si stia muovendo; si parla di un progetto che forse potrà essere realizzato con grossi nomi della musica italiana. Non dimentichiamo le iniziative precedenti, come le compilations «Cantautori s.r.l.», LP che contenevano canzoni famose di diversi cantautori, i cui proventi furono devoluti all'Associazione Nazionale per la ricerca sul, cancro.

Ma un'iniziativa sul tipo di quella inglese o statunitense è completamente diversa, e richiede una strutturazione e una pianificazione ben ragionate, e soprattutto deve essere lanciata e reclamizzata alla grande, altrimenti le glorie di casa nostra rischierebbero di cantare solo per pochi intimi, a scarso beneficio di chi aspetta un aiuto consistente anche dai «mandolini » della nostra penisola.

19 Febbraio 2020