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Domenica 23 Febbraio 2020

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10 febbraio 1955

Il Partito ha liquidato Malenkov nella spietata lotta per il potere

Il più sensazionale avvenimento storico nell'U.R.S.S. dopo la morte di Stalin

Il Partito ha liquidato Malenkov nella spietata lotta per il potere

Dal burro ai cannoni
di Fiorino Soldi

Quando, il 5 marzo 1953, il mondo seppe che era morto Stalin, ovunque si pose l'interrogativo: che succederà ora in Russia? La risposta venne il 16 marzo allorché un comunicato del Cremlino informava che Georgi Malenkov era stato nominato Primo Ministro di un triunvirato dove emergevano Molotov per la politica estera e Beria per quella interna. Il 22 marzo Malenkov otteneva il consenso del Soviet Supremo ed in quell'occasione enunciò il suo programma che doveva poi costargli il posto, 695 giorni dopo: «L'obiettivo essenziale della politica sovietica è la maggior produzione dei beni di consumo e l'abbondanza dei generi di prima necessità».  Era la prima volta che il popolo sovietico ascoltava parole del genere e che dopo 36 anni di dittatura bolscevica non udiva urlare i soliti slogan della produzione bellica.

Un nuovo slogan venne anzi scritto in caratteri cubitali sulla facciata del «Grande Magazzino» di Mosca, autore quel ministro del Commercio Estero di nome Mikoyan che doveva poi, il 7 gennaio 1955 precedere Malenkov sulla via della destituzione. Lo slogan diceva: «Tutto ciò che il corpo e lo stomaco richiede, il Governo glielo darà». Ed ancora: «Profumi per le donne, sigari per gli uomini!». Che succedeva in Russia? La risposta giunse quel giorno che i cosiddetti «medici assassini» (responsabili della morte di Zdanov e forse di Stalin) vennero liberati ed al loro posto arrestato il capo della N.K.V.D., quel Laurenti Beria che il 20 luglio 1953 fu portato alla Lubianka senza che potesse mettere in allarme la sua polizia segreta e che il 20 dicembre di quello stesso anno venne fucilato nel cortile di quel carcere che già aveva visto la fine dei fondatori della rivoluzione d'ottobre, dei 15 mila ufficiali dell'esercito e degli stessi capi della polizia segreta.

Nell'agosto di quel 1953 Malenkov, continuando nella sua strada per ingraziarsi il popolo evidentemente scosso dagli avvenimenti in corso, annunciò solennemente che prima del 1956 i «compagni» avrebbero avuto doppia razione di vestiti meglio confezionati, la razione di carne sarebbe stata aumentata del 50 per cento e così pure i dolci. Malenkov comunicava poi le varie distribuzioni di burro, salumi e generi alimentari vari, precisando che «l'aumento delle calorie individuali era la questione principe del Governo» e con ciò confessava che 36 anni di rivoluzione non avevano dato al popolo maggiori proteine di quanto non ne avevano dato gli zar. Questo piano che aveva interessato tutta la popolazione sovietica (e che lo stesso segretario generale del partito, Kruschev, nel settembre del '53 aveva sottoscritto), costò poi il posto al Ministro del Commercio Mikoyan e pochi giorni dopo, il 25 gennaio 1955, durante la riunione straordinaria del Comitato Centrale del partito, proprio Nikita Kruschev, ormai spadroneggiatore tra gli alti gerarchi del Cremlino, proclamò solennemente che «l'economia sovietica doveva fare marcia indietro e tornare, dalla produzione dei beni di consumo, a quella dell'industria pesante, secondo il sistema di Stalin». Il potente segretario generale del partito fece tuonare la sua  voce allorché sentenziò: «Sì, l'industria pesante, l’acciaio, il ferro, il carbone, il cemento, sono la base della potenza dello Stato sovietico!».

La requisitoria di Kruschev (tenuta segreta per due settimane),  rivelò in pieno il contrasto tra partito e Governo. Con un linguaggio duro e violento Kruschev bollò di «deviazionismo e borghesismo traditore chi si faceva paladino della teoria di produrre beni Consumo». «Sono rutti di deviazionisti di destra degni di Bucanin e Rikov, rutti di traditori dello spirito marxistaleninista!». Era la sconfessione ufficiale della politica di Malenkov, la morbida politica della produzione dei «beni borghesi» e delle interviste ai giornalisti occidentali. Era l'annuncio fatale dell'urto tra Primo Ministro e Segretario del Partito; urto che scoppiò in pieno con la riunione del Soviet Supremo il 3 febbraio allorché il ministro delle Finanze Arseny Zverev reclamò una politica nuova. «Più trattori e più carri armati!», proclamò e l'Assemblea con il suo applauso, intese abbandonare Malenkov alla sua sorte, ignorando ancora una volta che il partito passa, ma il popolo resta.

La lotta per il potere al Cremlino è dunque giunta ad una fase imprevedibile. Dopo 695 giorni di regno, Malenkov ha dovuto cedere davanti alla ferrea logica della dittatura e si dimostra così ancora una volta che quella ferrea logica non ha niente a che vedere con le logiche aspirazioni del popolo e con il miglioramento delle sue condizioni. La concezione occidentale dello Stato democratico dove la personalità del cittadino è al centro della Costituzione, è stata ancora una volta schiacciata dalla concezione barbarica e tartaresca dello Stato di polizia dove ciò che conta è la «marcia della rivoluzione», non importa se il popolo ha meno calorie nel corpo. Trattori e carri armati!, reclama Kruschev; terra e sangue!, direbbe il Sigfrido del pangermanesimo d'un tempo. Oggi anche Malenkov saprà che la dittatura sovietica è una colossale truffa ai danni del popolo, una macchina infernale. La scomunica di Pio XI, esattamente 25 anni fa, prima o poi sarà giustificata dalla storia e degnamente rivendicata dalle rivolte degli Stati satelliti troppo a lungo compressi e da quei milioni di schiavi che anelano alla vendetta da tutte le desolate piane della Siberia.

08 Febbraio 2020