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Martedì 07 Aprile 2020

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30 gennaio 1948

Sui tavoli dell'osteria Cerri

le trasfusioni dei donatori di sangue

Sui tavoli dell'osteria Cerri

I medici dell'Istituto siero-terapico di Milano hanno trovato "da Cerri" i 62 donatori perché la Direzione dell'Ospedale voleva "studiare il caso"

La cosa, andò così. Da qualche giorno l'Associazione locale dei Donatori del Sangue era preoccupata vivamente dal fatto che nella giornata di ieri sarebbe dovuto giungere nella nostra città un reparto dell’Istituto siero-terapico di Milano per effettuare prelievi del sangue ai donatori cremonesi, che, trovandosi in numero esuberante, sono in grado oltre che di fornire trasfusioni dirette, di essere sottoposti a prelievi al fine della preparazione di sieri umani.

I dirigenti dell'AVIS, da tempo in angustie per il fatto che la loro sede, composta di tre minuscole stanzette situate presso la sede dell'A.NP.I. è assolutamente insufficiente per le necessità ed i bisogni dell'Associazione, si erano in questi giorni interessati al fine di poter trovare un locale adatto per accogliere i donatori che avrebbero dovuto sottoporsi ai prelievi.

A tale scopo erano stati interessati gli Istituti Ospitalieri di Cremona affinché volessero concedere una sala munita di letti. Ma la Direzione dell'Ospedale aveva risposto che gli ammalati ricoverati erano molti, le richieste di ricovero ancora maggiori, tali da dover escludere la concessione di quanto richiesto. I donatori però avrebbero potuto inoltrare una domanda all'Amministrazione Ospedaliera, la quale avrebbe studiato il caso e deciso sulla opportunità della concessione o meno. Come facilmente si intuisce, la cosa aveva tutta l'aria di andare molto, per le lunghe...

Questi eran proprio i discorsi che alcuni donatori facevano l'altra sera nell'osteria di proprietà del signor Cerri Luigi situata in Piazza Ospedale. Ma il signor Cerri, proprietario dell'osteria, è un uomo realistico e soprattutto dotato di molta generosità.
Così che, ad un certo punto, egli, si rivolse ai donatori:
— Credo di aver risolta la questione — disse loro con aria misteriosa. E d'averla risolta anche nel migliore dei modi.
— Come sarebbe a dire? — si azzardò a chiedere un, donatore.
— Sentite: a voi quel che interessa è di avere un salone con letti, non è vero?
— Bè, naturalmente...
— Ed allora l'avrete. M'impegno io personalmente.
E con aria trionfante espose loro il suo piano.

Ieri mattina alle ore 8 la sezione milanese dell'Istituto siero-terapico giungeva a Cremona. Era composta da un medico e da quattro signorine, assistenti. Veniva ricevuta dai dirigenti dell'AVIS i quali la accompagnavano direttamente nell'osteria del signor Cerri. Qui li aspettava una sorpresa. In un salone, nel retro dell'osteria, erano disposti in fila alcuni larghi tavoli e su di essi erano disposti altrettanti materassi coperti da bianche lenzuola. Erano presenti 62 donatori: 42 di Cremona e 20 di Casalbuttano. Il personale del reparto milanese si mise subito al lavoro ed in meno di quattro ore l'operazione era ultimata. A conti fatti vennero prelevati 18 litri e 600 centimetri cubi di sangue.

Questi sessantadue donatori tra le botti ed i quinti di mandarla, sono un avvenimento così inaudito e nello stesso tempo così paradossale, che ogni pretesto burocratico od amministrativo non può giustificare moralmente chi non ha trovato la possibilità di sistemare i sessantadue, almeno davanti agli occhi di medici di un'altra città, in una corsia, su un pianerottolo, nella camera ardente, in un angolo qualsiasi, con o senza lettera all'Amministrazione, con o senza «vaglio dell'opportunità».

L’Amministrazione Ospitaliera non mancherà certo occasione per dimostrare di comprendere l'errore fatto e rimediarvi. Anche senza giungere al punto che i dirigenti donino il loro sangue come, alla fine dell'operazione, l'ha voluto donare l'ospitale oste Cerri.

29 Gennaio 2020