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Martedì 28 Gennaio 2020

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5 dicembre 1956

La morte dell’ing. Francesco Frazzi pioniere dell’industria dei laterizi

La morte dell’ing. Francesco Frazzi pioniere dell’industria dei laterizi

La dolorosa notizia della scomparsa dell'ing. Francesco Frazzi, il grande industriale cremonese, ha suscitato il più vivo cordoglio non soltanto in città ma telefonate di condoglianze sono giunte da tutta Italia e da molte città straniere. I telegrammi sono affluiti a centinaia.

Per comprendere la figura e l'opera dell'ing. Francesco Frazzi, bisogna ritornare col pensiero alla Cremona di tre lustri prima dell'inizio di questo secolo.

La nostra città, allora, era più che altro, una grossa borgata chiusa materialmente fra le sue mura possenti ed intellettualmente nei suoi vecchi, precostituiti sistemi di vita. La nostra, era allora una città artigianale. Della grande rivoluzione industriale che aveva rinnovato la vita di tante Nazioni, che stava trasformando la piccola Milano del '48 in una grande metropoli, che instillava nelle menti idee riformatrici e rinnovatrici, a Cremona non erano giunti che riflessi lontani.

Le grandi industrie erano cosa pressoché ignota, i complessi che avrebbero dovuto dar lavoro a tante centinaia di persone erano al di là da venire.

Francesco Frazzi, nato il 18 dicembre 1863, superati nella nostra città gli studi medi ed iscrittosi alla facoltà di Ingegneria a Padova, prima, alla Scuola di Ingegneria di Torino poi, ove si laureava il 31 dicembre 1885, si affacciò alla vita attiva in un momento particolarmente felice, perchè ovunque era un fermento ed una aspirazione al grande rinnovamento. Mancava ancora l'uomo che sapesse imbrigliare saldamente queste aspirazioni per condurle verso una determinata direzione.

E quest'uomo fu proprio lui.

Entrato nella Amministrazione Provinciale dove in breve raggiungeva il grado di ingegnere di reparto, progettate e realizzate opere pubbliche di alta importanza tra cui il ponte in ferro sull'Oglio presso Bordolano, egli sentì che quella non era la sua strada e l'abbandonò per dedicarsi a quella stessa attività che già aveva reso noto il nome di suo padre, Andrea, il realizzatore di una già allora notevole azienda per la produzione a mano dei laterizi.

Non si trattava di una grande industria quale oggi noi la concepiamo; però anche Andrea Frazzi fu, nel suo ramo, un precursore se sin dal 1857, probabilmente primo fra i fornaciai italiani, in luogo dei primordiali «pignoni» e dei forni monocamera «alla francese» adottò il nuovo sistema di forno a fuoco continuo «Hoffman».

Erano i tempi in cui, intorno alla città, stava sorgendo il primo nucleo di stabilimenti meccanici per la produzione dei laterizi forati, specializzato nei tavelloni in pezzi lunghi, piani e curvi, costituito dalle fornaci Ferrari, Lucchini, Repellini.

Fu nel 1896 che l'ingegner Francesco Frazzi, sentendo prepotente il grande richiamo dell'esempio paterno e la spinta a promuovere un incremento della nuova industria laterizia che gradualmente si stava estendendo in tutto il territorio nazionale, affiancato dai congiunti, intraprendeva l'opera coraggiosa della trasformazione della azienda paterna, che per il suo spirito di intraprendenza e la sua lungimiranza doveva rapidamente assurgere per l'eccellenza della produzione e per lo sfruttamento di nuovi campi applicativi a rinomanza di primo ordine.

Furono sessant'anni di attività esemplare ed instancabile nel corso dei quali molti furono i brevetti studiati e conseguiti per affiancare il progresso costruttivo di questo mezzo secolo che ha visto ingigantirsi l'industria nazionale.

E così, mentre in Italia notevolmente si estendeva l'utilizzazione dei suoi prodotti, a Francesco Frazzi si schiudevano i mercati esteri. Prima, e principalmente, la Germania, poi l’Inghilterra, il Belgio, l'Olanda, per giungere gradualmente sino alle isole Svalbard al Circolo Polare, alle sorgenti del Nilo nel cuore dell'Africa, in Argentina ed in Brasile. Un'opera di penetrazione, lenta ma colossale; un'opera che ha contribuito all'arricchimento della nostra città ed alla diffusione del suo nome in tanti Paesi del mondo.

Eppure malgrado tutta la sua giornata fosse impegnata in questo suo stabilimento esemplare, l'ing. Francesco Frazzi trovò il tempo per occuparsi della cosa pubblica: fu membro del Consiglio della Camera di Commercio e vice Presidente della Camera stessa sino all'avvento del fascismo, e sì dedicò con particolare competenza alla materia dei trasporti ferroviari, così da esser chiamato a far parte della Consulta della Direzione Compartimentale di Milano.

Francesco Frazzi ebbe il gran merito di sapersi far amare dai suoi dipendenti. Più che il capo di una azienda, egli si sentiva il padre di una grande famiglia, ai quale gli operai potevano con gran confidenza esporre le loro necessità, certi di trovare un cuore aperto e una mano pronta e soccorrevole.

Ed ancor oggi molti vecchi dipendenti dell'azienda ricevevano da lui l'aiuto generoso e discreto. Non si potrà rievocare la vita dell'ing. Francesco Frazzi senza ricordare l'olocausto del suo figlio primogenito ingegner Ottorino e dell'ultimo suo nato Ezio, caduti entrambi nella prima grande guerra.

04 Dicembre 2019