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Domenica 08 Dicembre 2019

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15 novembre 1951

Rotti gli argini maestri

in provincia di Parma, Reggio, Rovigo e Ferrara

Rotti gli argini maestri

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Insonne notte d'angoscia a Casalmaggiore
Tre volte i rintocchi del campanone civico hanno chiamato a raccolta i cittadini - Trentasei ore di lotta contro la furia delle acque - In serata la situazione è migliorata: il Po ha cominciato a decrescere - Anche l’Adda non è più minaccioso - I vigili del fuoco hanno salvato ieri  269 persone

Ormai pare che tutto sia passato, e a Casalmaggiore credono di aver vissuto un incubo. Un incubo tremendo, che ha avuto dei momenti di drammaticità estrema.

Dire che la scorsa notte a Casalmaggiore non si è dormito, è dir poco. Perché tutti i cittadini sono rimasti in piedi, pronti al primo allarme estremo a mettersi in salvo con le cose più preziose; e pronti, magari, a rinnovare quella meravigliosa foga di lavoro che, il giorno prima, in poche decine di minuti da tregenda, aveva salvato la città da una sicura inondazione, quando tutti gli abitanti, senza distinzione di età o di sesso o di posizione sociale, si caricarono sulle spalle i sacchetti pieni di terra e li portarono sugli argini, per una estensione di circa quattro chilometri per aumentarne il livello ed evitare quindi che le acque, superandoli, traboccassero nella città e di conseguenza in immensi territori della pianura.

L'altra sera, dunque, a Casalmaggiore verso le 22 si cominciò a notare che il livello del fiume riprendeva a crescere, tanto che a mezzanotte l'idrometro segnava metri 7.49.

All'aumento del livello, corrispose un moltiplicarsi delle apprensioni. Che divennero tanto più vive quando alle 22, per tutta la città cominciarono a diffondersi i disperati rintocchi delle camparne a martello, suonate sui campanili delle chiese e sulla torre civica.

Non vi era nessun cittadino in letto: tutti attendevano. E, al richiamo, tutti uscirono di corsa dalle case, tutti si precipitarono là ove erano stati predisposti altre migliaia di sacchetti di sabbia, ognuno, come già il giorno precedente, si caricò sulle spalle il proprio sacco e si avviò versò l'argine minacciato. Naturalmente, soldati e agenti furono i primi a contribuire a questo nuovo tentativo di sbarrare la via alle acque. Ma nel corso di quella tragica notte, destinata a passare nella storia di Casalmaggiore, per altre due volte, alle 3 e alle 6 le campane a martello chiamarono la popolazione a raccolta; e per altre due volte tutti i cittadini corsero su quei quattro chilometri di argine, per alzarlo con altri sacchetti di sabbia.

Alle 6 l'argine era stato sopraelevato di ben 70 centimetri per tutta la sua larghezza. A rappresentare la quale, basterà dire che due grossi autocarri vi si possono incrociare.

E, finalmente, con la luce, un senso di tranquillità: con gran sollievo, i tecnici poterono constatare che l'idrometro ormai continuava a segnare una diminuzione continua, progressiva. Lieve, ma sicura.

Casalmaggiore ha vissuto 36 ore di angoscia spaventosa. Un niente sarebbe bastato perché l'intera città venisse sommersa e, probabilmente, travolta, dato che l'irruenza delle acque che fossero uscite da una falla, sarebbe stata tale da travolgere ogni casa, da polverizzarla.

Casalmaggiore è stata salvata dai suoi cittadini. I quali oggi, finalmente riposati dopo notti di veglia e di fatiche, potranno compiacersi con loro stessi di quanto sono riusciti a fare. Essi hanno realizzato un'opera che va al di là delle possibilità umane; un'opera ohe è stata resa possibile solo dall'amore ch'essi nutrono per la loro città.  

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