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Lunedì 17 Giugno 2019

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18 maggio 1976

Ostiano: una famiglia friulana racconta la notte del terremoto

Mentre è ospite di alcuni parenti

Terremoto Friuli

La casa è crollata e i quattro (marito, moglie e due figlie) si sono salvati per miracolo - Hanno perso tutto - La testimonianza di due ostianesi inviati dalla loro ditta nel Friuli per i soccorsi 

OSTIANO, 17. — Un'intera  famiglia friulana, per la quale, in un primo tempo, si era temuto il peggio a causa della persistente mancanza di notizie, ha lasciato, lo scorso fine settimana, la propria abitazione di Lessi, frazione di Gemona, uno dei centri più colpiti dal terremoto, per trascorrere qualche giorno in compagnia dei parenti ad Ostiano.

Battista Maghella, originario appunto del nostro paese, la moglie Luigina Bredi, le figlie Paola e Lucia, nonostante siano attorniati dai zii e parenti, tutti protesi a far loro dimenticare la terribile esperienza, hanno ancora negli occhi lo spavento di quella terribile notte.

«Ho sentilo come se un treno mi passasse sulla testa — dice la signora Luigina — ho capito e sono corsa fuori spaventatissima. Subito ho cominciato a chiamare mio marito che era dentro con le due bambine, ero disperata».

La loro casa, una villetta di recente costruzione, aveva resistito bene alle scosse, come la maggior parte delle altre costruzioni nella borgata. Solo la chiesa è crollata come una piramide di carta così come una casa dove sono rimaste sepolte cinque persone.

«Veramente non sapevo cosa fare — dice il signor Battista — Ho preso Lucia sotto il braccio mentre Paola piangeva ed invocava aiuto. Dovevo proteggerle, dovevo salvarle. Poverette, ancora adesso, a toccarle mentre dormono, scattano come molle. Poi ho cercato di aprire la porta, ma non ce la facevo e mia moglie continuava a chiamarmi». In casa, nel frattempo, i mobili erano andati a finire l'uno sull'alto, bicchieri, oggetti di cristallo o comunque fragili, andavano in frantumi. Racconta ancora il signor Maghella: «Era notte, non c'era luce e dopo aver recuperato qualche cosa a piedi siamo andati fino a Gemotta. Ovunque c'erano macerie, case crollate, gente che frugava tra i mattoni piangendo, invocando il nome dei congiunti. Eppure solo al mattino sarei riuscito a rendermi conto effettivamente della tragedia».

Per tre notti i quattro componenti la famiglia Maghella hanno dormito nella loro macchina prima di decidersi a lasciare il paese; poi hanno fatto il viaggio fino ad Ostiano, ma domani ripartiranno per Lessi, intenzionati a fare finalmente un inventario di quanto è andato distrutto nella loro casa. Sabato sera, intanto, sono ritornati a casa Settimo Stabile, Ivano Maghella e Mario Stringhini, i quali erano stati inviati da una ditta del luogo nel Friuli con una pala meccanica per dare una mano nell'opera di soccorso. Purtroppo non è presente Mario Stringhini; egli ha dovuto recarsi presto al lavoro. «Non è possibile spiegare a parole un simile disastro — dice Settimo Stabile — Ci hanno inviato a Moggio e subito, con il nostro mezzo, abbiamo dovuto sgomberare una strada per permettere di ripristinare le comunicazioni con due piccoli centri rimasti isolati; per giorni e giorni il nostro compito è stato quello di scavare, scavare dappertutto e spostare migliaia di metri cubi di mattoni e terriccio ». E' stata dura.

17 Maggio 2019