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Lunedì 17 Giugno 2019

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17 maggio 1950

Il dramma dell'Istria

si ripete ogni mattina

Il dramma dell'Istria

Tra l'ingrata indifferenza delle autorità Alleate l'intera popolazione italiana nella "Zona B” è ridotta alla fame ed al terrore - Un ennesimo appello al Governo di Berna

TRIESTE, 16. — Solo una quindicina di persone  in gran parte donne con in braccio bambini in tenera età hanno potuto raggiungere stamane Trieste dalla zona B dell'Istria con la motobarca «Levante», l'unico battello che svolge un regolare servizio di trasporto passeggeri, tra la nostra città e Capodistria.  Scarso è stato nella, mattinata di oggi anche l'afflusso di istriani attraverso i posti di blocco terrestri della «Morgan», dove le autorità jugoslave hanno introdotto nuove drastiche misure restrittive al passaggio della linea di demarcazione. Diverse decine di persone, alle quali non era stato consentito ieri sera di attraversare la «Morgan», hanno dormito la scorsa notte sui prati all'aperto nelle vicinanze del posto di blocco di Albaro Vescova e stamane bivaccavano ancora in attesa di ottenere il permesso di partire per Trieste. Secondo quanto riferito da un istriano che è riuscito a raggiungere la zona anglo-americana del T L, ad Albaro Vescova sarebbe deceduta una bambina la quale, ancora nella giornata di ieri, doveva venire ricoverata d'urgenza all'ospedale di Trieste. «La popolazione istriana — ha dichiarato stamane il portavoce del CLN dell'Istria — richiede al governo patrio che vengano adottate senza indugio le misure di fermezza recentemente prospettate dal Consiglio dei Ministri ed attende dal governo militare alleato di Trieste, direttamente interessato a garantir la libertà di movimento tra le due zone del territorio libero, un intervento presso l'amministrazione militare jugoslava della zona B. In caso contrario — ha concluso il portavoce — lo stesso governo militare alleato non potrà esimersi dalla responsabilità di aver contribuito con il suo comportamento di attesa, all'esodo dall'Istria di centinaia di famiglie operaie, ridotte ormai alla fame e divise dai loro capi, bloccati da due settimane a Trieste». Si trovano ancora rinchiuse nelle carceri di Capodistria le trenta donne italiane di Pirano che avevano tentato di inscenare una manifestazione di protesta contro l'introduzione delle restrizioni al traffico tra la zona B e Trieste. A Belgrado, parlando oggi dinanzi alla commissione per gli Affari Esteri della Assemblea nazionale jugoslava, Edoardo Kardelj  ha risposto ad una domanda postagli da un membro della commissione sui rapporti italo-jugoslavi. Egli ha detto che «non esistono oggi le condizioni per un regolamento immediato della questione del territorio libero di Trieste», Kardelj ha riaffermato il desiderio della Jugoslavia di vedere la questione risolta attraverso negoziati diretti, nell'interesse dei due popoli e della pace. Alludendo quindi alla «campagna» condotta in Italia in seguito alle elezioni nella zona B, il ministro ha dichiarato che essa si propone un doppio scopo:  in primo luogo screditare le elezioni nella zona B e quindi rendere più difficile la soluzione del problema costituito dal territorio libero. Sul primo punto — ha proseguito Kardelj — la campagna ha fallito, mentre sul secondo essa è stata efficace».

14 Maggio 2019