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Un preside anti coltelli valorizza la sua scuola

Il dirigente della media di Gussola, dopo aver sentito voci sulla presenza di lame negli zaini degli alunni, non ci ha pensato un attimo a far intervenire i carabinieri. Un buon esempio che fa capire che fare finta di niente può avere anche conseguenze drammatiche

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

01 Marzo 2026 - 05:25

Un preside anti coltelli valorizza la sua scuola

I coltelli a serramanico sequestrati dai carabinieri di Casalmaggiore a studenti delle scuole medie di Gussola

La vera educazione consiste non soltanto nel comportarsi bene, ma anche nel fare in modo che gli altri si comportino al meglio. È una delle tante perle di saggezza dispensate negli anni da Piero Angela, che proseguiva così: «Rispettare le regole, ma anche farle rispettare. Si sa che questo secondo aspetto è poco popolare da noi: ‘Ma di cosa ti impicci?’, ‘Lascia perdere’, ‘Vivi e lascia vivere’... Questo modo di agire, o meglio, di non reagire, ha creato in un certo senso un’assuefazione ai piccoli (ma poi anche ai grandi) abusi».

Chi ha deciso di non lasciar perdere è stato il dirigente della scuola media di Gussola, Massimiliano Oliviero. Dopo aver raccolto da più fonti le voci sulla presenza di coltelli negli zaini di alunni della sua scuola, non ci ha pensato un attimo, non ha sottovalutato la situazione e ha allertato i carabinieri di Casalmaggiore, subito intervenuti. Risultato: cinque ragazzi trovati in classe con coltelli a serramanico (ovviamente sequestrati), altrettante segnalazioni alla Procura per i minori di Brescia, confronto del preside con le famiglie dei cinque.

Inizialmente non era stata resa nota la località dell’intervento dei militari dell’Arma, per il legittimo timore del dirigente di suscitare una sorta di allarme sicurezza in aula tra le famiglie degli studenti, più che di perdere iscritti passando per l’opinione pubblica per essere un istituto a rischio. Una preoccupazione fondata, una perplessità espressa anche da più di un dirigente scolastico. Poi, si sa, le notizie volano e prendono corpo anche sui social ed è stata pubblicata la localizzazione corretta. Riflettendoci serenamente, però, tutto ciò non solo non va a detrimento dell’immagine della scuola media di Gussola, ma deve essere inteso come valore aggiunto.

Iscrivete serenamente i vostri ragazzi in quell’istituto perché è guidato da una dirigenza attenta, che non sottovaluta i problemi ma, anzi, si dà da fare per affrontarli e risolverli alla radice. È questa la chiave di lettura più autentica. Tornando alle parole di Angela, perché lì vige la regola che la buona educazione consiste anche nel fare in modo che gli altri si comportino bene assumendosi le proprie responsabilità individuali, quello del bullismo e della presenza di coltelli negli zaini, che poi spesso hanno gli stessi protagonisti in negativo, sono fenomeni purtroppo assai diffusi nelle scuole di ogni ordine e grado, per dirla con una frase fatta.

E voltarsi dall’altra parte, fingendo che il problema riguardi solo gli altri, non fa certamente bene alle singole scuole e neppure è educativo per i ragazzi che, si sa, a volte amano collocarsi nella confortevole zona grigia dell’irresponsabilità individuale. Ne abbiamo avuto esempi drammatici, con accoltellamenti. Lo abbiamo raccontato sulle stesse pagine del giornale in cui si dava conto della vicenda di Gussola.

Una rissa tra due gruppi di studenti alla fermata dall’autobus di via del Macello a Crema a colpi di spray al peperoncino durante la quale sono spuntate anche alcune lame (come i ragazzi chiamano i coltelli a serramanico) con un giovanissimo finito all’ospedale a farsi curare le ferite. Poteva andare molto peggio, ma se quelle lame fossero state sequestrate preventivamente tutto ciò non sarebbe successo, per lo meno non davanti a scuola. Laddove i dirigenti chiudono gli occhi può finire anche molto peggio, in maniera drammatica, con la morte di un ragazzo.

L’episodio più eclatante a Latina. Paolo, 14 anni, si è tolto la vita lo scorso settembre dopo aver subito atti di bullismo. Era perseguitato con messaggi, scherzi, insulti, ha accusato il fratello solo perché amava portare lunghi capelli biondi e per questo i suoi aguzzini lo chiamavano ‘femminuccia’. Una condizione che la famiglia ha dichiarato di aver denunciato più volte agli insegnanti: professori e dirigenti sapevano e si sono voltati dall’altra parte. In quella scuola sono arrivati gli ispettori del ministero, è stata aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio. Dirigente e insegnanti sono stati sospesi, la giustizia farà il suo corso.

Non è certo questo il luogo adatto per istruire processi. Ma la riflessione va fatta sul concetto di responsabilità dell’istituzione scolastica. È proprio questo il senso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato alla scuola convocato nelle scorse settimane dal prefetto Antonio Giannelli dopo una conferenza con i dirigenti scolastici e il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale (una volta lo chiamavano Provveditore), Imerio Chiappa. In quell’occasione sono state prese decisioni strategiche. Le forze di polizia si presenteranno nelle scuole in chiave preventiva almeno una volta all’anno ed è stato attivato un ‘telefono rosso’, una linea diretta che collega a stretto giro presidi, Ufficio scolastico e Prefettura.

Inoltre, e questa è la parte che interessa maggiormente nel contesto di questa riflessione, i dirigenti degli istituti potranno inoltrare all’Ufficio scolastico eventuali specifiche richieste di controlli, che passeranno poi in linea diretta alla Prefettura. Questi serviranno poi alle forze di polizia per tarare le modalità di controllo più appropriate al caso. Parallelamente, le forze dell’ordine si sono impegnate a tenere la guardia particolarmente alta in stazioni, autostazioni e scuole negli orari di maggiore afflusso e deflusso. Un’impostazione che ha trovato il consenso di tutte le componenti della scuola: ragazzi, professori e dirigenti.

Una significativa estensione del protocollo ‘Scuola Spazio di legalità’ in vigore da tempo, dal 2009 per la precisione. Un passo avanti. Tra tutti coloro che abbiamo intervistato all’indomani delle decisioni, non abbiamo registrato alcuna voce contraria. «Ben vengano i controlli, purché si svolgano nel rispetto dei ragazzi e non si dimostrino troppo invasivi. Nella situazione attuale, un’attenzione in più va sicuramente meglio che una in meno», ha dichiarato Carlo Alberto Chiavegato, presidente della Consulta degli studenti, vale a dire la ‘categoria’ della scuola che avrebbe potuto sollevare perplessità.

A quanto è dato sapere, il dirigente di Gussola è stato il primo a dare seguito alle decisioni assunte collettivamente facendo proprio l’insegnamento di don Giovanni Bosco, santo sociale e pioniere dell’oratorio così come lo intendiamo oggi, dunque sacerdote con molta pratica tra i giovani, anche i più problematici: «Nessuna predica è più edificante del buon esempio». Oliviero da Gussola l’ha dato.

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