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PILLOLE DI SALUTE

Quando un dolore annuncia l’infarto

La neo direttrice del Pronto soccorso del Maggiore: «Anche un caso non urgente potrebbe diventarlo»

Cristiano Mariani

Email:

cmariani@laprovinciacr.it

26 Marzo 2026 - 05:15

CREMA - Laurea e specializzazione in medicina d'urgenza conseguite all’università degli studi di Pavia, Giulia Acquistapace, dal febbraio scorso, è la direttrice del Pronto soccorso dell’Azienda sociosanitaria di Crema.

Che cosa si intende davvero per emergenza e per urgenza e qual è la differenza tra queste due condizioni?
«L’emergenza-urgenza è una condizione che porta il paziente ad accedere in prima battuta al Pronto soccorso per delle caratteristiche di instabilità dei parametri emodinamici. Noi urgentisti usiamo un po’ un dizionario a parte, rispetto a quello che impiegato nella vita di tutti i giorni. Si parla di emergenza-urgenza, unificando i termini, quando si ha a che fare di problemi di respiro gravi che includono una desaturazione o un affaticamento grave, piuttosto che problemi di circolo. Quindi, un qualcosa legato alla pressione, al cuore o allo stato neurologico. Ovviamente più il problema è grave, quindi più è emergente, maggiormente è a rischio la vita della persona e più è necessario accedere al Pronto soccorso».

Ma non sempre è così, oppure mi sbaglio?
«È vero, non sempre l’accesso al Pronto soccorso è derivato da queste cause, fortunatamente direi anche; ma ci piace sottolineare come il lavoro del medico d’urgenza consista anche nel valutare ciò che è davvero urgente da ciò che non lo è, tenendo presente che, comunque, le priorità spesso le decide anche lo stato psicologico del cittadino che accede e quindi noi siamo disponibili ad affrontare tutte le situazioni per cui ci siano dei dubbi di salute».

In quali situazioni il medico del Pronto soccorso si trova a gestire casi ad alta intensità?
«Il medico del Pronto soccorso si trova a gestire questi casi in una stragrande minoranza di accessi. Sono quei casi che richiedono tutta la nostra preparazione e partecipazione, perché sono quei casi che vengono gestiti in codice rosso in una sala dedicata, ovvero la sala delle urgenze. I casi più gravi sicuramente sono quelli che afferiscono alla rete tempodipendente, quindi tutti quelli che implicano problematiche come l’infarto piuttosto che l’ictus ischemico».

Al di là del dell’ictus e dell’infarto, quali i principali casi ad alta intensità?
«Sicuramente sono tutti casi di insufficienza respiratoria grave, piuttosto che quelli in cui il paziente è andato incontro a trauma e per cui il Pronto soccorso rimane sempre uno dei principali riferimenti. Negli ultimi anni, le linee guida hanno inserito fra questa casistica anche le infezioni che includono un’alterazione dei parametri vitali e che vanno sotto il grande capitolo della sepsi. Per i quali si è innescato il concetto della golden hour, quindi fare tutto il prima possibile e meglio ancora se nella prima ora dalla insorgenza dei sintomi».

Nel lavoro quotidiano del Pronto soccorso, sono maggiormente frequenti le urgenze reali, o gli accessi cosiddetti non urgenti?
«Gli accessi non urgenti sono la stragrande maggioranza. Ma essere non urgente non vuol dire che non potrebbero diventarlo nel momento in cui, dopo un’analisi accurata e una valutazione clinica, si evidenzino degli aspetti particolari. Parlo per esempio dei dolori toracici. La grande campagna che ha portato all’accesso al Pronto soccorso per i dolori toracici è quella che ha ridotto anche drasticamente la mortalità per infarto nell’ultimo decennio. Quindi sì, è vero che i casi emergenti sono quelli meno frequenti, ma i casi non urgenti meritano comunque la nostra attenzione».

Come ci si prepara ad affrontare gli eventi?
Il motto dell’università e in generale di tutto quello che è il nostro percorso formativo è ‘mai la prima volta su un paziente’. Noi ci troviamo ad affrontare dei casi in cui non sempre è possibile aver provato prima che cosa si andrà a fare e a vedere. Per questo esistono dei corsi di formazione specifici di cui anche l’Asst di Crema, da qualche mese, è diventata erogatrice fondamentale. Ci si occupa sia dell’adulto sia del bambino, nell’ambito di questi corsi di formazione. E sono davvero entusiasta della partecipazione».

Nel dettaglio, quali competenze specifiche caratterizzano un professionista che operi nel settore dell’urgenza e dell’emergenza?
«Sicuramente la preparazione, il sangue freddo, la dedizione e la compliance verso l’utente, nonché la comprensione umana».

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