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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: LE REAZIONI

Referendum, il Comitato provinciale per il No: «Un risultato storico»

Gian Carlo Corada ai giardini insieme al pm Alessio Dinoi: «È stata una grande prova da parte del popolo italiano, di grande maturità politica»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

23 Marzo 2026 - 20:59

CREMONA - Quando, a metà pomeriggio, si è avuta la certificazione della vittoria del no, in quattro e quattr’otto hanno organizzato un incontro alla pagoda dei Giardini pubblici, in piazza Roma, per festeggiare «in modo sobrio un risultato storico». Lo è per Gian Carlo Corada, presidente provinciale dell’Anpi e presidente del ‘Comitato provinciale per il No’, al rendez-vous con il pubblico ministero Alessio Dinoi, segretario dell’Associazione nazionale magistrati, sottosezione di Cremona. Nei due mesi di campagna referendaria, Corada e Dinoi hanno partecipato a diversi incontri insieme, in città e nei paesi (una quarantina quelli organizzati dal Comitato, ndr). «È stato un bel tour de force, però ne valeva la pena», dice Dinoi.

Alle 18, alla pagoda si festeggia «senza brindisi, ma siamo felici». Corada vuole «ringraziare dal profondo del cuore tutti». Si dice molto soddisfatto anche perché «è stata una grande prova da parte del popolo italiano, di grande maturità politica. Se si guarda alla storia, ogni 10 anni (2006-2016-2026) c’è un forte attacco alla Costituzione e ogni dieci anni, la maggioranza del popolo dice ‘no’ in forme diverse. Analizza i voti, Corada.

«La somma dei voti dei partiti che sostenevano il sì è di 3 milioni di voti superiore a quella dei partiti che sostenevano il no: 3 milioni. Per cui vuol dire che si è proprio mobilitato il Comitato della società civile, che comprende anche i partiti, ma è la società civile, le associazioni. La Cgil è stata un pilastro, l’Anpi, ma anche il mondo cattolico si è mosso. Ho notato una presenza maggiore del voto cattolico rispetto al referendum ultimo sul lavoro». E poi «anche una parte dei giovani: è un pezzo che non li vedevo».

Il ‘Sì ha fatto il pieno in Lombardia, Veneto e Friuli. «Era lo zoccolo duro dal punto di vista governativo. Era difficile», commenta il pm Dinoi, «felicissimo di questa partecipazione, di questo ritorno al voto: è un segnale importante, un esercizio di democrazia importante. E poi penso che i cittadini abbiano capito il contenuto vero della riforma e, quindi, abbiano deciso di difendere la Costituzione da un attacco importante, abbiano deciso di difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e abbiano capito che era una riforma pericolosa per i loro diritti. Una riforma non tanto in difesa della magistratura, quanto in difesa del loro diritto all’uguaglianza sostanziale».

La campagna referendaria ha fatto uscire dalle ‘stanze dei bottoni’ i magistrati (Dinoi ha partecipato a vari incontri con la collega pm Federica Cerio, ndr). «Che sia di stimolo alla magistratura ad aprirsi alla società - sottolinea Dinoi - . Se non prendiamo questo stimolo come un cambiamento anche per noi, secondo me questo voto sarà un po’ vanificato. Invece, deve proprio essere un segnale di apertura verso tutti anche per un miglioramento interno. Perché la magistratura ha le sue storture. «Non si possono ignorare le critiche che sono venute. Bisogna prenderlo come un segnale di necessità del cambiamento».

L’affluenza alta vi ha fatto tremare? «Non abbiamo mai creduto ai sondaggisti: più è alta l’affluenza, più vince il sì — precisa Corada —. Abbiamo pensato che si stesse mobilitando quella parte di elettorato di sinistra che è andato nell’astensione. Eravamo preoccupati per il tono della campagna elettorale, per le esternazioni gravi della premier Meloni, negli ultimi giorni». Il riferimento è all’affondo alle toghe: «Stupratori liberi e figli tolti alle madri se vince il no». «Esternazioni che mi hanno anche riempito di tristezza e di indignazione — sottolinea Corada —. La presidente di tutti, il Capo del Governo italiano non può dire: ‘Gli stupratori saranno liberi’. Sono affermazioni pesanti. La «lunga giornata» va in archivio. Dinoi: «Stasera si dorme, dai».

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