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L'EVENTO CULTURALE

Aristocrazia e collezionismo, la conferenza di Omodei

Il giovane storico dell'arte affronterà, mercoledì alla Società Filodrammatica Cremonese, un'analisi del collezionismo nella società aristocratica cremonese

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

11 Aprile 2022 - 14:30

Aristocrazia e collezionismo, la conferenza di Omodei

CREMONA - Grandi famiglie aristocratiche e collezionismo è il tema della conferenza che Giacomo Omodei, giovane storico dell’arte cremonese, affronterà mercoledì alle 17 nel salone della Società Filodrammatica Cremonese sviluppando l’analisi del collezionismo a Cremona nel Seicento. Il punto di partenza è fornito da uno stranito interrogativo storico: sembra infatti alquanto strano che Cremona, seconda città del Ducato, non abbia sviluppato – come succedeva altrove - quell’inclinazione dell’aristocrazia cittadina a collezionare, a commissionare opere d’arte e ad intrattenere stretti rapporti con gli artisti dell’epoca. Questo si è chiesto Omodei nella sua ricerca per il conseguimento della laurea magistrale. L’iniziativa è promossa dalla Società Storica Cremonese, presieduta da Angela Bellardi, che ha fra i suoi obiettivi anche quelli di valorizzare e far conoscere lavori di ricerca e giovani studiosi che con rinnovata creatività possano dare contributi alla conoscenza della storia locale, declinata in tutte le sue molteplici forme e tematica. Omodei nella disanima del connubio famiglie aristocratiche e collezionismo d’arte prende in esame il caso della famiglia Trecchi. Partendo dalla ricerca prodotta in occasione della laurea magistrale, sviluppata studiando il ricco archivio Trecchi ed in particolare utilizzando i testamenti e gli inventari seicenteschi, Omodei si è chiesto come sia possibile che l’importanza politica/economica della famiglia non sia stata affiancata da un ruolo di primo piano anche nel panorama artistico cittadino e dell’intero Ducato.


«Lo studio degli inventari redatti in occasione di lasciti testamentari seicenteschi mi ha consentito di delineare una prima, seppur sommaria, ricognizione della collezione Trecchi. Si ha contezza che nella collezione vi erano sia opere di grandi Maestri (o copie di ottima qualità): Tiziano, Rubens, Raffaello, Giulio Romano, Guido Reni, Vermeer… ma anche lavori di artisti cremonesi: da Boccaccino a Giulio Campi, sino a contemporanei del Seicento quali Pietro Martire Neri – spiega Giacomo Omodei - Inoltre il ritrovamento di alcuni cataloghi d’aste inglesi e francesi che dimostrano come già nel 1852 la collezione venne dispersa sul mercato antiquario. Questa novità confuta la tesi finora avanzata che riteneva che la dispersione della collezione della famiglia fosse avvenuta solo nel Novecento (ramo cadetto Biandrà Trecchi di Milano, proprietario del castello di Maleo, che con difficoltà si interessa delle vicende dei palazzi cremonesi). Solo una piccola parte verrà venduta fra il 1950/60, ma si tratta di opere d’arte più modeste e di minore qualità».


«Queste nuove conoscenze confermerebbero dunque la tesi che i Trecchi erano pienamente inseriti nell’ambiente culturale cittadino – sottolinea Angela Bellardi -. Ulteriori approfondite ricerche potrebbero essere utilissime per costruire un contesto solido entro quale inserire i casi di studio delle collezioni delle singole famiglie aristocratiche cremonesi. Si tratta di un filone di approfondimento che ci piacerebbe affrontare come Società Storica nel segno di una restituzione alla comunità delle vicende della nostra città attraverso il ruolo giocato dalle grandi famiglie aristocratiche nell’arte e nella diffusione della cultura come nella storia tout cour di Cremona».

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