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29 dicembre

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

31 Dicembre 2017 - 04:05

IL CASO
Babbo Natale esiste davvero: ha fatto un grande regalo a mio figlio autistico


Gentile direttore, sono il papà di Giulio, un ragazzino autistico di 13 anni. Giro l’Italia in lungo e in largo visitando caseifici e latterie. La settimana scorsa tornando dal Val Camonica, ricevo un messaggio da mio figlio, che ha imparato ad usare bene il cellulare quando gli fa’ comodo ... «cricchetto!».
L’occhio mi cade sulla cartella di quel supermercato che ti permette di collezionare i cuscini di Cars... il cartone tra i suoi preferiti. In quell’istante penso alla sua scuola che si è mobilitata per raccogliere bollini facendo spesa e regalare le cartelle a Giulio; penso ai supermercati che ho già fatto passato invano, alla ricerca di Cricchetto che sembra sempre più impossibile trovare. Scorgo dalla superstrada l’ennesimo supermercato, ne ho già passati 21 questo è il 22º... alle signore in cassa, questa volta decido di spiegare la mia situazione.
«Vengo da Cremona, siete il 22º negozio che visito, non ne posso più, ma per mio figlio autistico sono pronto a fare il giro d’Italia. Se potete aiutarmi, farete felice con me, un ragazzino che ha il sorriso più bello del mondo!». Le signore non perdono un secondo, mi chiedono il nome e il numero di telefono, mi assicurano che faranno il possibile, a loro prometto che tornerò da Cremona, in fondo Cremona non è poi così lontana. stanco e frustrato esco dal negozio riprendo il furgone e col magone in gola, scrivo a Giulio: «Lo stiamo cercando in tanti, anche Babbo Natale!».
Dopo pochi giorni mi telefona un signore: «Sono il direttore del punto vendita, mi dia l’indirizzo di Giulio, Cricchetto potrebbe esser consegnato dal corriere in pochi giorni». Non mi pare vero, mi commuovo pensando al sorriso di Giulio, ringrazio quell’uomo è le sue collaboratrici e penso che Babbo Natale e gli elfi esistono, io li ho incontrati in quel Simply Market dietro al grande outlet di Brescia (vi prego non tagliate, fate sapere dove vive un Babbo Natale!). Grazie al cuore di queste persone, un ragazzino autistico e la sua famiglia, passeranno un Natale fantastico.
Simone Pegorini
(Cremona)

Ecco una bella storia che vale davvero la pena di diffondere.

LA POLEMICA
Macchè Pantheon per Vittorio Emanuele III
Egregio signor direttore,
in questi giorni molto scalpore hanno suscitato il rientro dall’Egitto delle salme dei reali Savoia. Questo rientro alla chetichella ha preso tutti di sorpresa e la correlata polemica ha già fatto sorgere i due partiti, quello dei favorevoli e quello dei contrari.
A mio modesto avviso il rientro della regina Elena del Montenegro non pone nessuna controindicazione in quanto questa donna è stata una sovrana caritatevole e soprattutto amorevole madre di famiglia colpita anche dal lutto tremendo dovuto al decesso della figlia Mafalda in un campo di concentramento tedesco. Per quanto attiene invece il re Vittorio Emanuele III°, la questione si complica.
Occorre dire che questo sovrano è divenuto tale per un fatto cruento causato da un anarchico che gli uccise il padre con tre colpi di pistola nell’estate del 1900. Il suo esordio fu apparentemente normale ma nonostante fosse un personaggio coltissimo non riuscì mai a scrollarsi di dosso certe controverse abilità manovriere che hanno sempre distinto la casa Savoia.
Questi sovrani si sono sempre comportati come dei proprietari terrieri i quali con i gomiti appoggiati alla finestra scrutano giornalmente l’orizzonte per individuare quale fondo sia possibile accorpare per fare grande il suo. Il frutto di questa collaudata politica gli valse la conquista dell’Italia non certo per dare una patria agli italiani. Adottarono una arguta politica risorgimentale ma non dimentichiamo che l’unificazione non avvenne attraverso la democratica autodeterminazione dei popoli ma a suon di cannonate e schioppettate.
Furono deposti altri sovrani e quando qualcuno osò ribellarsi furono placati con i noti metodi del generale Cialdini e con il campo di concentramento attrezzato nel forte di Fenstrelle. Durante la Prima Guerra Mondiale questo piccolo re denunciò la Triplice Alleanza passando bellamente a favore delle forze dell’Intesa senza curarsi di informare il Parlamento. Guadagnò comunque l’appellativo di Re Soldato ma anche quello di Re Vittorioso.
Dopo il primo conflitto favori l’instaurarsi del fascismo perché di Benito Mussolini diceva «quell’uomo ha una gran testa». Seguì senza pari e senza sosta la corrente ascensionale del ventennio divenendo Imperatore e 1° Maresciallo dell’Impero, salvo poi commettere errori che gli furono fatali. Ha notevoli responsabilità circa l’entrata nel secondo conflitto mondiale e quando vide che le vicende della guerra divenivano via via irreversibili corresse il percorso al modo dei Savoia. Convocò con una scusa il suo Duce primo ministro e lo fece arrestare dai carabinieri. Che stile per un re (!). Per sostituirlo chi scelse? Il solito demiurgo all’italiana, un collaudato ferro vecchio al pari suo che fu incaricato di firmare l’armistizio corto di Cassibile salvo poi non avere il coraggio di comunicarlo ai tedeschi. Un coup de théatre formidabile che provocò la fuga precipitosa, fortunosa ed esilarante verso Brindisi gettando le forze armate ed il Paese al proprio destino. Montanelli definì questo sovrano «La Sfinge» perché sempre immusonito ed imperscrutabile.
La questione più grave da rilevare dopo questa brevissima narrazione epica, consiste nel fatto che gli attuali successori esigono con energia che questo defunto re sia tumulato nel famedio della gloria, il Pantheon di Roma.
Dante Benelli
(Drizzona)

Capotreno licenziato/1.
Perfetto esempio di italica ipocrisia
Caro direttore,
dato che è Natale e si è tutti più buoni, da bravo pendolare, mando gli auguri a Trenord, all’azienda che ha deciso, con perfetta italica ipocrisia, che è molto più facile liberarsi di un capotreno che si è espresso con un’offesa a sfondo razziale piuttosto che denunciare e combattere il flusso di irregolari-del-biglietto che affollano le nostre carrozze con l’arroganza tipica di chi non teme la pena. Senza dire che alcuni di questi ‘irregolari’ avevano, nell’occasione, offeso, malmenato e derubato un pubblico ufficiale che stava semplicemente adempiendo ai suoi doveri. Va detto, a differenza di molti suoi colleghi che preferiscono lavorare con la benda sugli occhi. A Corrado Stagnati da Cremona la mia solidarietà e a lui sì, gli auguri sinceri di un Buon Natale.
Paolo Battiloro
(Pizzighettone)

Capotreno licenziato/2.
La legittima difesa è diritto sacrosanto
Egregio direttore,
abbiamo apprezzato il suo articolo di fondo di domenica 24 dicembre. Quanto descrive sia accaduto al solerte capotreno è paradossale e non è, purtroppo, che l’immagine della confusione e dell’ipocrisia (demagogica?) che regna nelle regole di convivenza civile nonché della decadenza dei principii di educazione civica che andrebbero invece saldamente tutelati. Inoltre, come Lei ha giustamente sottolineato, la legittima difesa è un diritto sacrosanto che non deve essere confuso né con la vendetta né col razzismo. Oggi, anche nei tribunali, ho l’impressione che si tenda a giudicare simili fattispecie per così dire ‘alla moviola’ che, se può valere per il ‘fuori gioco’ nel calcio, non è un criterio da utilizzare quando si debbano valutare gli impulsi verbali, i gesti improvvisi e i tempi di reazione di chi sia sottoposto allo stress di un'aggressione violenta, inattesa e ingiustificabile. Anche nel caso del capotreno ci rimette chi vuol far rispettare la legge e si difende.
Gianni Carotti ed Emanuela Tosi
(Cremona)

Capotreno licenziato/3.
In passato si viaggiava sicuri
Caro direttore,
(...) da giorni leggo le lettere sul fatto avvenuto su un treno con quel povero capotreno che è stato licenziato. Ma come è possibile? Per essersi difeso (non avendo né pistola, né coltello, né bastone), coi suoi denti che per fortuna erano buoni. Mio padre era ferroviere, a terra, mio zio era capotreno viaggiante (erano gli anni ’30) ma come ci tenevano d’occhio noi ragazzini che dopo le elementari andavamo in città a studiare! E so quale era il loro impegno, in stazione e sul treno, e con che tranquillità noi si viaggiava! E spesso c’era anche un milite in divisa seduto sul seggiolino ribaltabile accanto allo sportello di discesa del treno, perché nessuno si facesse male! Certo, erano altri tempi! Ma ora difendete in tutti i modi quel povero capotreno! Grazie.
M. G.
(Pandino)

Il sindaco di Crema dice no
Bilancio partecipato. Perché snobbarlo?
Stimato direttore,
nei giorni scorsi, il Comune di Crema ha approvato il Bilancio di previsione, di cui il giornale ha dato ampia diffusione. Durante la discussione consigliare, è stata prospettata l’esigenza di introdurre il cosiddetto ‘Bilancio partecipato’ e, cioé, la procedura che consente ai cittadini di un Comune di partecipare, in modo trasparente e democratico, alle scelte esplicitate nell’importantissimo documento contabile che determina le fondamenta dell’indirizzo politico – amministrativo. Il sindaco, dinanzi alla proposta di promuovere questa specifica forma di partecipazione dei cittadini, ha opposto un secco no. Io penso che questa presa di posizione non sia assolutamente condivisibile, potendosi, invece, prefigurare un’introduzione graduale del bilancio partecipato in cui i cittadini propongono progetti rispetto ad una quota della spesa comunale, formano una graduatoria secondo priorità e consegnano il risultato finale agli organi deliberativi del Comune. Occorre, ovviamente, disciplinare i vari passaggi per consentire al Bilancio partecipato di esprimere tutte le sue potenzialità. La diffidenza verso il Bilancio partecipato è, pertanto, incomprensibile, in quanto esso permetterebbe più equità distributiva fra Gruppi sociali, quartieri ed ambiti di intervento e svilupperebbe una maggiore responsabilizzazione del Comune in ordine al conseguimento dei risultati attesi.
Luca Cattaneo
(Crema)

Per l’omelia di Natale
‘Guerra’ alle slot. Grazie al vescovo
Caro direttore ,
la Cascinetta didattica onlus di Castelverde e il gruppo che ho fondato su Facebook no slot (siamo arrivati a 3.600 iscritti) vuole ringraziare pubblicamente la forte presa di posizione del vescovo monsignor Antonio Napolioni contro maghi, droga e slot fatta nella omelia di Natale. Anche il nostro santo padre papa Francesco ha più volte pubblicamente parlato delle slot come un cancro sociale. Sono anni che se ne parla ma purtroppo chi dovrebbe limitare i danni, parlo della classe politica in generale, non fa nulla. Il problema slot nasce quindi dalla politica, non dagli esercenti che hanno in gestione le slot. I politici, il Parlamento italiano, lo Stato italiano, per sporchi interessi , ragioni di lucro, hanno dato la possibilità anche a bar, tabaccai, edicole, eccetera, di gestire le slot. Questi onorevoli che dovrebbero fare il bene comune si sono sporcati le mani creando questi mostri che creano a loro volta dipendenza, tragedie famigliari ,disgregazione sociale. A livello regionale ci complimentiamo con l’assessore Beccalossi e il sindaco di Cremona Galimberti che si stanno impegnando fattivamente per contrastare il gioco d’azzardo. Ma nonostante tutta questa buona volontà il gioco d’azzardo è in forte crescita. Questa tendenza potrebbe avere un forte calo se ci fosse da parte delle amministrazioni comunali un vero controllo. E’ paradossale che alcune amministrazioni comunali della nostra provincia prendano soldi pubblici dalla Regione Lombardia per fare una giusta prevenzione per poi vedere in quegli stessi comuni bar, trattorie, osterie, tabaccherie, gestori di slot nelle vicinanze di chiese, scuole, oratori. Ordunque, per uscire da questa ipocrisia istituzionale, chiediamo a viva voce a tutti gli attori istituzionali ma anche a religiosi, sindaci di prendere provvedimenti per circoscrivere queste realtà che contribuisce a rovinare tanti ragazzi, tante famiglie e tanti anziani. (...)
Gabriele Cervi
(fondatore del gruppo No Slot su Facebook)

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