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Nello 'Stupro di Lucrezia' la poesia è corpo violentato

Applaudita interpretazione di Alice Spisa, Jacopo Squizzato e Valter Malosti

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davbazz@tin.it

23 Settembre 2013 - 10:56

CASALMAGGIORE - Un ambiente cupo spezzato da fasci di luce verticali od orizzontali, ora deboli ora potenti, ora fissi ora intermittenti, due sedie, un baule e un frigorifero, un lenzuolo al centro in posizione centrale, uno specchio verticale sullo sfondo, suoni d’acqua, fruscii, note lontane, microfoni. Contorni scarni di un dramma, uno stupro, Lo stupro di Lucrezia di William Shakespeare, portato in scena al teatro Comunale nell’ambito de L’Opera galleggiante Festival (diretto artisticamente da Giuseppe Romanetti), nella versione italiana e con l’adattamento di Valter Malosti

Uno spettacolo di un’ora, teso come una corda di violino, crudo, dall’inizio alla fine, grazie ai protagonisti in scena, Alice Spisa (Lucrezia), Jacopo Squizzato (Tarquinio), ipnotici nella loro bellezza giovanile e prorompente fisicità, disvelata sino alla nudità integrale dei corpi nel momento della violenza, e lo stesso Malosti, seduto ad un tavolino, sullo sfondo, in penombra, voce narrante, essenziale per tutta l’articolazione della rappresentazione.   

La storia è quella del poemetto in versi che il drammaturgo e poeta inglese terminò nel 1594, ma pare modernissima nel porre davanti agli occhi di tutti un tema drammaticamente d’attualità come la violenza sulle donne (non a caso la serata era sostenuta da MIA, Movimento Incontro Ascolto, formato da donne che danno sostegno a chi vive situazioni di difficoltà, come gli abusi). 

E’ la voce, profonda e abile, di Malosti a leggere il testo, mentre Spisa e Squizzato, mossi dai movimenti di Alessio Maria Romano, descrivono la vicenda dello stupro di Lucrezia, moglie di Collatino, avvenuto mentre questi era in battaglia, da parte di Tarquinio il Superbo. L’avvicinamento al momento dell’atto violento è graduale, con Tarquinio che pur dicendosi consapevole del sopruso che andrà a compiere, è determinato a concluderlo, non riuscendo a dominare i suoi istinti. Un abominio studiato, odioso perché ai danni di una donna casta, onesta, indifesa. Pazzo di desiderio, Tarquinio dà infine sfogo al suo desiderio senza pietà, minacciando Lucrezia di ucciderla e di far trovare il suo cadavere nel letto nuziale accanto a quello di uno dei suoi schiavi. Un ulteriore oltraggio oltre la brutalità fisica.   

Splendida l’interpretazione di Squizzato e di Spisa-Lucrezia, che dopo la violenza subita sfoga il suo dolore riflettendo con infinita amarezza sulla sua condizione, ravvisando l’unica via d’uscita nel suicidio, non prima di aver raccontato tutto al marito, tornato dal campo di battaglia, con la richiesta di vendicare l’onta con il sangue. Cosa che avvenne con la ribellione del popolo romano contro la tirannia monarchica. Fortissimo il coinvolgimento di chi guarda, trascinato in un gorgo senza speranza. Prolungati minuti di meritati applausi accolgono al termine i tre protagonisti.  

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