L'ANALISI
06 Marzo 2026 - 11:08
Galleria Arteatro della Fondazione San Domenico:
Francesco Dragoni presenta le sue sculture con la mostra “Antenati”
L’inaugurazione è in programma il 12 marzo alle 17,00
Prevista anche una performance teatrale il 28 marzo alle 17.00
Verrà inaugurata il 12 marzo alle ore 17,00 la mostra di sculture di Francesco Dragoni dal titolo “Antenati”: una mostra che nasce dal bisogno atavico di interrogarsi sulle origini, una ricerca dalla forte dimensione spirituale che richiama un’idea di migrazione innata, intesa come tensione primordiale verso ciò che ci precede e ci fonda.
La scelta della terracotta è carica di simboli: dall’argilla primigenia prende forma una genealogia artistica che si radica nel suolo. La forza espressiva della modellazione, insieme alla successiva patinatura che ne rivela le impronte originarie, restituisce opere in cui il gesto lascia traccia, rendendo visibile il legame tra materia e memoria storica.
La mostra “Antenati” sarà visitabile fino al 29 marzo da martedì a sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Ingresso libero.
“Nel presentare i lavori esposti alla Fondazione San Domenico mi sono venute in mente tre metafore che individuano il senso del lavoro che ho svolta finora. - spiega Francesco Dragoni - La prima riguarda la figura degli antenati e cioè persone che hanno preceduto la nostra nascita, e mantengono un legame biologico o simbolico importante per noi. La seconda appartiene al mondo della zoologia e riguarda la stupefacente capacità di orientamento che si attiva durante le lunghe rotte migratorie degli uccelli. La terza immagine richiama l’idea della mappa di un sito archeologico.
Potrei affermare che tutto il lavoro che propongo qui rappresenta persone con le quali immagino di avere un legame particolare, puramente simbolico e immaginario. Mi viene spontaneo attribuire loro l’appellativo di “Antenati”.”
Per gli antropologi delle società antiche il fare riferimento agli antenati rappresentava un momento importante nella costruzione dell’identità collettiva poiché erano a fondamento delle origini culturali e di valori della comunità.
Onorare la memoria degli antenati, oltre ad essere un atto di gratitudine, era un modo per comprendere il presente e orientare il futuro con maggiore consapevolezza.
“La scultura non è solo produzione di oggetti, ma è soprattutto un mezzo di ricerca di sé stessi mentre creiamo qualcosa di nuovo per noi. Le opere presentate in questa esposizione sono immagini di volti e busti di uomini che evocano emozioni particolari, a volte ambivalenti e difficili da decifrare. Credo che questi personaggi attivino problematiche importanti che ognuno di noi deve prima o poi affrontare. In genere fanno parte di una ricerca che riguarda anche il cosiddetto inconscio, l’ambito mentale che unisce realtà e fantasia, bellezza e sofferenza, forza e impotenza.
Credo che questa mia esigenza di creare da me stesso una collezione di antenati si fondi su un bisogno universale degli esseri viventi animali e umani. Se dovessi presentare in modo ancor più pertinente il processo che mi ha portato alla ricerca dei miei “Antenati”, lascerei le ricerche etologiche sul bisogno istintivo del culto per spostarmi sul suo sistema di orientamento, facendo riferimento alle migrazioni degli uccelli. Il culto degli antenati è basato sulla loro ricerca e questa ricerca assomiglia al sistema di orientamento posseduto dai leggeri, inoffensivi e minuti corpi volanti, capaci di interagire con le correnti magnetiche della terra.
E infine la terza metafora, l’dea della mappa: si proiettano intuizioni, visioni, immagini mentali fuori di sé per vedere il risultato di questo lavoro. Osservandone il senso, si conosce sé stessi ma questa conoscenza è imperfetta e parziale. La ricerca di una propria identità non porta ad una immagine cospicua di sé ma ad un’esperienza mediata. Per me la scultura non è solo produzione di oggetti, ma è soprattutto un mezzo di ricerca di sé stessi mentre creiamo qualcosa di nuovo per noi.”
Sabato 28 marzo alle ore 17,00 si svolgerà, quale evento collaterale, una performance teatrale dal titolo “Nessun luogo è lontano” tratta dal libro di Richard Bach, rivisitato per l’occasione dagli attori stessi.
“Si tratta di un percorso di teatroterapia in cui otto personaggi surreali e fantastici si ritrovano in un bosco per andare ad una festa di compleanno. – racconta Rossella Fasano, ideatrice e coordinatrice della performance. Fasano si occupa di teatroterapia ed è fondatrice dell’Associazione Centro Studi Sarasvati – In realtà non c’è un festeggiato. Ma il percorso serve ai personaggi per elaborare il proprio vissuto, attraverso un percorso introspettivo. Alcuni elaborano il lutto di persone care a cui sono rimasti legati, per altri invece si tratta di un lutto interiore psicologico legato alla crescita personale. I testi sono stati scritti dagli attori stessi attraverso un proprio percorso di ricerca. Io ne ho curato la forma. Anche i costumi che indosseranno sono stati creati da loro.”
BIOGRAFIA
Francesco Dragoni, scultore, si dedica sia alla scultura figurativa sia a quella informale, combinando diverse tecniche di modellazione: lavorazione dell’argilla, modellazione plastica, cottura, patinatura; utilizzo di frese e smerigliatrici per la scultura a freddo; inserimenti e saldature di materiali ferrosi. È prevalentemente autodidatta.
Fin dal primo incontro con la scultura, questa disciplina lo ha profondamente colpito ed è alla base della sua attività creativa dal 2018. In precedenza, ha dedicato il suo tempo allo studio e alla ricerca nel campo della sociologia della cultura, dell’antropologia e della formazione nei servizi sociali e nelle comunità terapeutiche per le dipendenze.
Muovendosi tra realismo e astrazione, esplora i volti umani per generare un dialogo sui rapporti tra individui e società. Affronta anche questioni etiche e filosofiche, riprendendo figure storiche, anche controverse, che hanno intrapreso percorsi di vita alla ricerca di nuove soluzioni attraverso la sfida e il cambiamento di sé.
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