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Nissim in biblioteca il 9 marzo per la Giornata europea dei Giusti

Betty Faustinelli

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07 Marzo 2016 - 12:25

 Nissim in biblioteca il 9 marzo per la Giornata europea dei Giusti

CREMONA — Il suo cognome in tedesco significa ‘viandante’, e si può leggere come una predestinazione a una vita fatta di viaggi avventurosi e di tormenti esistenziali: è ad Armin T. Wegner che Gabriele Nissim ha dedicato il suo ultimo libro, La lettera a Hitler. Artista, poeta e scrittore, Wegener era un uomo che non sopportava le ingiustizie. E quando nella Germania hitleriana cominciò la persecuzione contro gli ebrei, Wegener non esitò a scrivere al Führer per protestare.
Arrestato e torturato dalla Gestapo per questo atto di ribellione, Wegener trascorse il resto della sua vita a rappresentare la parte migliore della cultura tedesca e poi a interrogarsi e a interrogare il suo popolo sulla Shoah, e analizzando il senso di colpa collettivo.
Mercoledì prossimo alle 17, presso la biblioteca statale (via Ugolani Dati) Gabriele Nissim presenterà La lettera a Hitler in occasione della Giornata Europea dei Giusti, che si celebra il 6 marzo e che si propone di commemorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi, estendendo il concetto ebraico di ‘Giusto'’.
Nissim ha studiato a fondo gli scritti di Wegner, i documenti, le testimonianze di chi l’ha conosciuto, della figlia Sibylle, avuta dalla prima moglie Lola Landau, scrittrice ebrea che tanta influenza ha esercitato sulla vita del marito. E a lungo ha parlato con Mischa, il figlio della seconda moglie, la ceramista Irene Kowaliska, anche lei artista, anche lei in parte ebrea. Affetti che, come mostra il libro, avranno non poco peso nella decisione di Wegner di andare fino in fondo sulla via dell’impegno civile nel corso della sua lunga esistenza, da cui il figlio ha raccolto l’impegno sulla memoria, soprattutto verso il genocidio degli armeni.
Gabriele Nissim ci fa scoprire un personaggio straordinario, con la sua travolgente umanità e le sue ambiguità e debolezze. Un artista, uno scrittore che fin da giovane si infiamma di fronte alle ingiustizie e con l’animo indignato compone non solo poesie, romanzi, saggi, ma anche le ‘lettere aperte’ che lo hanno reso famoso, ovvero denunce e testimonianze pubbliche del buio della Storia.
Già nel 1909, trovando sul tavolo del padre un giornale aperto che parla dei massacri contro gli armeni compiuti da Hamid II, Armin scopre il male del mondo. Ragazzo molto sensibile e aperto agli altri, a 14 anni salva una ragazza dall’annegamento e viene decorato al valor civile.
Tra il 1915 e il 1933 compie tre gesti cruciali contro le atrocità che colpiscono milioni di uomini: la denuncia, con foto e conferenze pubbliche, dello sterminio degli armeni compiuto dal governo dei Giovani Turchi, che pure aveva inizialmente appoggiato; l’abiura del comunismo, dapprima amato e poi ripudiato come un inganno; la protesta contro la persecuzione antisemita di Hitler. Dopo la guerra Wegner scriverà ancora ai grandi della Terra per protestare contro le emergenze umanitarie del XX secolo. Lo farà nella sua particolare cifra letteraria segnata dall’esilio, vissuto in Italia fino alla morte. In lui troviamo, oltre al poeta sempre fedele alla lingua, il Giusto universale, onorato a Yerevan e a Yad Vashem per la sua solidarietà con armeni ed ebrei, pagata a caro prezzo.
Il titolo del libro rimanda alla lettera a Hitler che ha segnato il passaggio centrale della sua vita. Il punto di vista scelto da Nissim è quello di Johanna, una studentessa tedesca che nel 1965 è diventata la segretaria di Wegner. La copertina del libro Gabriele Nissim
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