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Vedova di Piero

La guerra di Ada Gobetti

Dopo l’8 settembre del ‘43 aderì alla lotta partigiana insieme al figlio Paolo

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

05 Maggio 2014 - 15:46

La guerra di Ada Gobetti

Diario partigiano
di Ada Gobetti
pagine 440, € 15
Einaudi

Aveva solo 24 anni, Ada, quando rimase vedova con un figlio piccolo. Il marito, Piero Gobetti, era morto esule a Parigi per i proble- mi di salute aggravati dall’aggressione di un gruppo di fascisti. Era il 1926 e la casa torinese di Ada diventa fin da subito un punto di riferimento per gli intellettuali antifascisti e per il movimento Giustizia e libertà. Il suo impegno non si ferma con il secondo matrimonio, nel ‘37, quando Ada sposa Ettore Marchesini. E dopo l’8 settembre del ‘43, sceglie la lotta partigiana, facendo la staffetta in Val Germanasca e in Val di Susa, dove è attivo anche il figlio Paolo. A guerra appena finita, raccogliendo le note che «quasi ogni sera» appuntava su un’agendina in un inglese criptico, Ada scrisse un Diario partigiano che venne pubblicato poco dopo e che ciclicamente viene lodevolmente riedito da Einaudi. E’, la sua, una testimonianza eccezionale per svariati motivi. Innanzi tutto per la caratura intellettuale di Ada, insegnante d’inglese, traduttrice e saggista cui si dovrà tra l’altro l’introduzione in Italia delle opere di Benjamin Spock e che fu spinta a scrivere da Benedetto Croce; e poi perché l’Ada partigiana è una donna che sceglie di andare a fare la guerra con il figlio diciottenne. «E non c’è divario tra la donna che si traveste per andare ad affiggere i manifestini sfidando le pattuglie fasciste, oppure stila programmi politici o partecipa a riunioni clandestine di portata nazionale, e la donna in continua pena per il figlio che non torna dalle azioni, o per cui certe operazioni dinamitarde diventano gite col figlio e i compagni del figlio in un’aria di vacanza, e anche il drammatico esodo invernale attraverso le Alpi si svolge nel calore della sua personalità materna e provvida e sempre accesa di speranza», scrisse Italo Calvino in una Nota alla prima edizione. Nella Postfazione Bianca Guidetti Serra rileva la capacità di Ada «di rendere senza retorica l’atmosfera esaltante», di saper rievocare «nulla di eroico né di straordinario, ma la realtà quale vissuta dalla gente». Una realtà in cui Ada seppe distinguersi per capacità organizzative e di coordinamento. Nel suo racconto, la donna sottolinea la consapevolezza e la qualità della scelta di chi optò per la Resistenza, riconoscendo che «ciò che caratterizzò il movimento — sottolinea ancora Guidetti Serra — fu che tale partecipazione si realizzò con una molteplicità di iniziative, di natura anche molto diversa, che tuttavia alla fine confluirono nel disegno generale».
Barbara Caffi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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