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TOP 500 IMPRESE

Un tessuto resiliente capace di mutare pelle

Quadro globale complicato. Fra le sfide, l’inverno demografico e la transizione green. Il rapporto de La Provincia in collaborazione con Confindustria e Bcc è in vendita da oggi in abbinata facoltativa con il giornale

Claudio Barcellari

Email:

cbarcellari@laprovinciacr.it

12 Febbraio 2026 - 05:30

CREMONA - Sempre uguale e sempre diversa: uno zoccolo duro di “big” che vale miliardi, e un brulicare di nuove realtà che entrano in gioco e riscrivono continuamente la partita. È tutto un mondo in trasformazione quello dell’imprenditoria cremonese, che si riflette nel mosaico tracciato dalla nuova edizione di “Top 500 imprese”, presentata ieri pomeriggio nell’Aula Magna del Campus di Santa Monica. Tante le voci autorevoli che hanno partecipato alla stesura del testo, realizzato dal giornale La Provincia di Cremona e Crema e dall’Associazione Industriali di Cremona in collaborazione con il Cersi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con la sponsorizzazione di Bcc Credito Padano. Uno strumento fondamentale per misurare lo stato di salute dell’economia del territorio, come ha chiarito nelle premesse il direttore del quotidiano, Paolo Gualandris. “Imprese solidali e resilienti” è l’idea che ispira questa giornata — ha esordito —. Dallo studio emerge un tessuto imprenditoriale solido, resiliente e fatto di qualità. È necessario rilanciare la scommessa di fare impresa, con la consapevolezza che i territori che vincono sono quelli che si dimostrano capaci di fare sistema, anche con le istituzioni. Di fronte alle sfide del presente, “Le imprese reagiscono cambiando ‘pelle’” — ha osservato Gualandris. Diventare più attrattivi è un imperativo categorico per il nostro territorio.

Il cuore del report, da oggi in vendita in edicola insieme al quotidiano al prezzo simbolico di un euro, è stato illustrato dai docenti dell’Università Cattolica Fabio Antoldi e Daniele Cerrato. Protagonista delle pagine è il ranking delle 500 imprese di maggior profilo in provincia, che si sono distinte per le loro performance in termini di bilancio aziendale. Il quadro è articolato, e il contesto economico e politico rema contro l’imprenditore.

«Fare impresa nel 2026 è complicato» — ha premesso Antoldi. Il World Economic Forum ha identificato le principali sfide del futuro nei temi di cambiamento tecnologico, transizione verde, mutamenti demografici, e frammentazione geoeconomica, a cui si aggiunge, infine, la generale incertezza economica. Un occhio particolare, secondo Antoldi, va rivolto all’inverno demografico in arrivo, che può essere «esiziale» per le imprese più piccole. «Entro il 2035 andranno in pensione 9 milioni di cittadini italiani — questo il pronostico del professore —, che saranno sostituiti dai soli 6 milioni di giovani che entreranno nella fascia d’età 15-64 anni. Molti di questi, peraltro, continueranno il ciclo di studi, e non si immetteranno subito nel mondo del lavoro. Si stima che a Cremona, entro il 2035, mancheranno 7mila lavoratori nelle piccole imprese». Ragion per cui il territorio, se vuole sopravvivere, deve insistere sul tema dell’attrattività: «Le proiezioni economiche sul 2025 e sul 2026 non sono delle migliori — ha ammesso Antoldi. A livello nazionale c’è stato un rimbalzo importante tra il 2021 e 2022 del Pil, che si è poi assestato su una crescita dello “zero virgola”. I dati ci mostrano un’economia poco scoppiettante, con navigazione a vista anche nel 2026». Colpisce il dato della natimortalità delle imprese locali, che nella bassa Lombardia registra i risultati peggiori in Regione. E mentre gli addetti aumentano, le imprese diminuiscono di numero. Qualche appunto per il futuro, che emerge anche da “Top 500 Imprese”. Il primo: «La discontinuità e l’incertezza hanno reso il cambiamento una costante». Il secondo: «Le tecnologie non sono più solo un affare delle imprese high tech: la trasformazione digitale deve essere velocizzata».

Ci sono, però, buone ragioni di credere che il territorio, negli ultimi anni, abbia saputo reagire. Cerrato è poi intervenuto presentando l’identità delle 500 migliori imprese: «Questo report va avanti da 6 anni — ha spiegato — e ha il pregio di offrire una panoramica completa della dimensione aziendale, della performance reddituale, della struttura e della sostenibilità finanziaria delle aziende locali. Le top 500 sono il 2% del totale delle imprese del territorio (oltre 24mila): i loro ricavi, messi insieme, valgono quasi 20 miliardi di euro (19,9)». Il ranking contenuto nel volume vede realtà «veterane» e nuovi ingressi: «Il report viene aggiornato annualmente a seconda delle performance — ha precisato Cerrato. Rispetto al 2024 nel ranking sono entrate 53 ‘nuove’ imprese, che hanno sede in tutto il territorio della provincia. Quelle sempre presenti, invece, sono 224». Per quanto riguarda la crescita delle imprese sul territorio, ha spiegato Cerrato, «Le performance sono nel complesso positive per quasi la metà delle imprese, mentre gli investimenti crescono poco. Undici dei settori hanno registrato un calo: cala la meccanica, così come la metallurgia, mentre cresce, tra gli altri, il settore agroalimentare».

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