‘Il diario segreto di Marco Aurelio’ di Giulio Castelli, Newton Compton, 476 pagine, € 9.90
Marco Aurelio, l’imperatore filosofo «che considerava il potere un mezzo per fare del bene». Il sovrano amatissimo dagli antichi, incoronato «nel momento di massimo splendore di Roma che è anche l’inizio della sua decadenza». Lo racconta così Giulio Castelli, narratore, saggista, giornalista, studioso di storia tardo-antica e medievale, in un libro fedele ai fatti storici: ‘Il diario segreto di Marco Aurelio’, pubblicato da Newton Compton. L’unico stratagemma utilizzato è la forma, appunto, di un diario a due voci e l’unica figura inventata, tranne qualche apparizione secondaria, è quella di Isidoro di Sifnos, fedele confidente e consigliere greco dell’imperatore. Attento e intelligente il lavoro sul linguaggio che non rinuncia ad essere aulico ma accoglie anche parole che non venivano certo usate nella Roma del II secolo. «Ho evitato di usare termini, ma nei limiti del possibile, successivi al periodo considerato, come schiena che però ho deciso di utilizzare. Ho scelto una via di mezzo che spero possa accontentare tutti», spiega all’Ansa Castelli. Già autore di una trilogia (‘Imperator‘, ‘Gli ultimi fuochi dell’impero romano’, ‘L’ultimo imperatore’) sulla Roma del V secolo, uscita in un unico volume di 1.600 pagine, sempre per Newton Compton, Castelli si è sentito attratto da questa figura complessa anche per le sue somiglianze e lontananze con la situazione odierna. Di Marco Aurelio racconta la passione per la filosofia e lo stoicismo, le guerre, le donne tra cui spicca la bellissima Faustina, e i figli con il mistero sui suoi ultimi anni e la successione del terribile figlio Commodo. «A parte la tecnologia e l’energia, il mondo di allora aveva le stesse dinamiche di oggi.Comeall’epoca di Marco Aurelio noi oggi siamo all’apice del nostro sviluppo ma all’inizio della nostra decadenza. Spero di sbagliarmi e comunque sarà una decadenza diversa », dice Castelli.
Imperatore con «un grande senso del sacrificio e del dovere, Marco Aurelio aveva invece una posizione antitetica a quella dei politici di oggi », sottolinea lo scrittore. Autore di dodici libri in cui sono raccolti i suoi ‘Pensieri’ di grande «forza etica », Marco Aurelio è stato il più amato degli imperatori «perché - dice Castelli - era buono. Una persona retta che aveva un grande rispetto sia dello Stato sia dei ceti popolari. Detestava i gladiatori e le corse delle bighe al Circo Massimo eppure piaceva alla gente. Dopo due secoli dalla sua morte le famiglie romane avevano ancora in casa la statuetta che lo raffigurava». In questa autobiografia Castelli immagina che Marco Aurelio e Isidoro, figlio di un liberto, siano cresciuti insieme. «Sono amici e il confidente dell’imperatore si può permettere di prenderlo anche in giro. Èstato anche un modo per rendere la storia, il diario, più dinamico ». Scelto come suo successore dall’imperatore Adriano al quale Marguerite Yourcenar ha dedicato un romanzo, apparso sul grande schermo ne ‘Il gladiatore’, Marco Aurelio «è uno dei pochi imperatori nati e cresciuti a Roma e che fin da ragazzo si sapeva sarebbe stato destinato a diventare sovrano. Si è addestrato per 25 anni e, secondo alcune fonti, Adriano al momento della morte fu convinto a non lasciare a lui l’impero perché era troppo giovane ma si fece promettere da Antonino Pio che sarebbe stato il suo erede». Castelli, che ora sta lavorando a una biografia romanzata di Diocleziano,lascia un po’ sfumate le cause della sua morte. «Non credo - spiega - che Marco Aurelio sia stato avvelenato. Sapeva che il figlio Commodo non era adatto a succedergli ma non poteva fare marcia indietro perché sarebbe scoppiata la guerra civile». Secondo Castelli, i romanzi storici hanno un buon successo «perché la storia non si studia più a scuola.È diventata un fantasy. Ci sono vari modi per raccontare il mondo antico. Io ho scelto di essere il più fedele possibile agli avvenimenti storici» e cita tra i suoi riferimenti Robert Harris.