L'ANALISI
08 Gennaio 2026 - 13:31
(Arv) Venezia, 8 gennaio 2026
“Un Istituto penale per i minorenni è il luogo in cui lo Stato tiene insieme due principi irrinunciabili: certezza della pena e possibilità concreta di cambiare strada. Chi sbaglia risponde, senza ambiguità. Ma se parliamo di ragazzi, la pena deve diventare anche un percorso obbligato di responsabilizzazione, studio e lavoro. Altrimenti, non stiamo costruendo sicurezza: stiamo solo rinviando il problema.” Lo ha dichiarato oggi il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, intervenendo all’inaugurazione del nuovo Istituto Penale per i Minorenni di Rovigo, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, del Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, del Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, del Sindaco di Rovigo, Valeria Cittadin, e delle autorità del sistema giustizia. Il Presidente ha richiamato le caratteristiche della nuova struttura: “Parliamo di un intervento significativo: circa 7.000 metri quadrati complessivi, 31 posti, spazi pensati per attività educative, formative, ricreative e sportive. Un progetto moderno, con tanti spazi per una rieducazione vera, che interpreta la detenzione non come fine a sé stessa, ma come parte di un percorso. In questa nuova struttura i giovani detenuti impareranno anche un lavoro, per ipotecare un futuro concreto e solido per la loro vita.” “Sappiamo che una pena senza progetto non produce sicurezza – ha proseguito Zaia – Dove mancano formazione e lavoro la recidiva resta altissima; dove invece esiste un percorso serio e controllato, si riduce drasticamente. La rieducazione non è buonismo: è sicurezza futura.” Zaia ha quindi affrontato il tema culturale: “Aprire un IPM non è una sconfitta, ma non è nemmeno una vittoria da rivendicare; è una soluzione concreta a un problema reale. Uno Stato serio non nega le difficoltà: le governa.” Il Presidente ha poi posto l’accento sui nuovi fenomeni di criminalità giovanile: “Le baby gang non sono bravate né reati di secondo piano, sono episodi violenti – rapine, aggressioni, minacce – che colpiscono le vittime e incidono sulla sicurezza delle comunità, soprattutto a danno delle persone più fragili, a partire dagli anziani.” Un passaggio è stato dedicato alla Polizia penitenziaria: “Lavorare con detenuti molto giovani è particolarmente complesso. Si sviluppano dinamiche di sfida, impulsività e ribellione che possono riversarsi anche contro il personale. Per questo, servono strutture adeguate, formazione e una forte integrazione con educatori e servizi.” Zaia ha quindi rivolto un appello al Parlamento: “I fenomeni criminali giovanili stanno cambiando pelle. Baby gang e violenze ripetute non possono essere affrontate con strumenti pensati per un’altra epoca. Serve continuare ad affinare le leggi, anche con provvedimenti specifici, per evitare che questi fenomeni diventino una cornice stabile della vita quotidiana di molte città.” “La rieducazione resta un pilastro irrinunciabile, ma non può prescindere dalla certezza della pena – ha chiarito Luca Zaia – Senza responsabilità chiare, il sistema perde credibilità.” Il Presidente Zaia ha infine ringraziato “il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, per l’impegno e la determinazione con cui ha seguito questo intervento, il ministro Carlo Nordio, per il lavoro che sta portando avanti sul fronte della giustizia, e il Capo Dipartimento Antonio Sangermano, per la competenza e la visione con cui guida un settore così delicato.” “Questo Istituto non è un simbolo, ma uno strumento concreto: legalità e rieducazione sono le due facce della stessa sicurezza.”, ha concluso il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia.
La responsabilità editoriale e i contenuti di cui al presente comunicato stampa sono a cura di CONSIGLIO REGIONALE VENETO
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