L'ANALISI
26 Febbraio 2026 - 05:25
CREMA - Stefano Passerini, laurea conseguita all’Università degli studi di Milano nel 1987 e specializzazione ottenuta nel 1991, è dirigente medico in servizio nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Maggiore di Crema, dove lavora fin dal 1996.
Dottore, quali sono i primi segnali di un calo dell’udito da non sottovalutare?
«Sono spesso sottili e progressivi, per questo motivo molte persone li sottovalutano, attribuendoli a distrazione oppure alla stanchezza. Si tratta di difficoltà nel capire le parole in ambienti rumorosi, l’esigenza di alzare il volume del televisore, la fatica a seguire conversazioni di gruppo. Poi ci sono quelli meno evidenti, come la tendenza a evitare conversazioni che affatichino. Ed eventualmente i segnali più importanti: il calo improvviso e il ronzio persistente».
Esiste un legame tra la diminuzione dell’udito e il declino cognitivo?
«Sì. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno dimostrato che un calo uditivo non trattato è associato a un aumento del rischio di deterioramento cognitivo. Quando l’udito è ridotto, il cervello deve lavorare di più per decodificare i suoni e questo sforzo continuo sottrae risorse alla memoria e all’attenzione».
La perdita dell’udito non è necessariamente legata all’età?
«No. Ci sono fattori di esposizione, ad esempio il rumore negli ambienti di lavoro, chi ascolta musica ad alto volume, l’utilizzo di armi da fuoco. E poi rischi medici, come il diabete, i problemi cardiovascolari, infezioni ricorrenti dell’orecchio».
I bambini vengono sottoposti a screening auditivo alla nascita, è sufficiente per garantire una diagnosi precoce?
«La diagnosi precoce permette di adottare misure efficaci in un trattamento di riabilitazione. L’Organizzazione mondiale della sanità ha valutato che vi siano fino a tre neonati su mille affetti da hipoacusia nei Paesi occidentali. E nei neonati con fattori di rischio, come la familiarità per hipoacusia infantile, l’incidenza sale di 10-20 volte».
Come ci si comporta in questi casi?
«La nostra struttura di neonatologia e l’audiologia fanno parte della Rete udito regionale. Abbiamo un software, al quale inviamo lo screening eseguito nei primi giorni di vita e vi sono falsi positivi e falsi negativi, che vengono valutati ogni mese. Qualora persistano i deficit uditivi, in neonati senza fattori di rischio oppure con fattori, vengono inviati alla riabilitazione presso centri di terzo livello».
Mentre per quanto riguarda i bimbi in età scolare?
«È necessario fare attenzione ad alcuni segnali. L’importante è riconoscerli presto, così da intervenire tempestivamente. Ad esempio, se il bambino non ascolta o non risponde quando viene chiamato, chiede spesso di ripetere, risponde in modo non pertinente, oppure si avvicina molto alla fonte sonora. Ma anche quando le maestre segnalano un calo di rendimento improvviso. Sono fattori da valutare».
L’uso frequente delle cuffie può danneggiare l’udito?
«Dipende da quanto le si usi: se si indossano molte ore nell’arco della giornata, a che volume le si usa. Ad esempio, si è visto che il rischio aumenta, faccio un esempio, quando si supera il 60% del volume massimo, o se si ascolta per più di 60 minuti consecutivi. Il danno, comunque, è graduale ma irreversibile, perché intacca le cellule sensoriali dell’orecchio. In ambienti molto rumorosi bastano pochi minuti per causare un danno non solo temporaneo».
Gli apparecchi acustici moderni sono effettivamente efficaci per lenire questo tipo di problemi?
«Sono efficaci per la maggior parte delle perdite uditive. Non si limitano ad amplificare, ma elaborano il suono per migliorare la comprensione del parlato, riducendo il rumore di fondo. Sono efficaci perché hanno migliorato nettamente la comprensione, si adattano automaticamente agli ambienti rumorosi e riducono i fischi. Attualmente ci sono due tipi di apparecchi: endoauricolari o retroauricolari, questi ultimi per le sordità un po’ più gravi. Indossandoli, il paziente sente di più. È ovvio, che quando si tolgono gli apparecchi, il deficit permane. Non sono curativi, insomma».
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