L'ANALISI
24 Febbraio 2026 - 05:30
Spesso si pensa agli studenti universitari come entità in transito, giovani menti che una volta soddisfatta la loro sete di cultura sono pronte a preparare nuovamente le valigie e a spingersi verso mete lontane, meglio ancora se grandi città universalmente conclamate.
In alcuni casi, però, per gli studenti fuori sede come me c’è un momento ben preciso in cui la città scelta per l’università smette di essere un punto su una mappa e diventa, improvvisamente, casa. Per me, quel momento è arrivato praticamente subito, come un colpo di fulmine, esattamente nel momento in cui ho messo piede giù dal treno. Non c’era la nebbia ad accogliermi quel giorno, ma un cielo azzurro che incorniciava le aiuole in fiore della stazione. Arrivavo da un piccolo paese della Brianza, uno di quei luoghi carichi di fascino poetico, lungo le rive del fiume Adda incorniciate dagli inconfondibili profili del Resegone, universalmente note per aver ispirato le pagine del romanzo storico più amato e, allo stesso tempo più odiato, da generazioni di studenti.
Era il 2019 e avevo scelto di iscrivermi al corso di laurea triennale in Musicologia, io amante della musica, del canto corale e degli strumenti a fiato (non me ne voglia la qui presente comunità di liutai che, col tempo, anche io ho imparato ad amare). Come dicevo, mi ci volle veramente poco per capire che quella sarebbe stata la mia università e che questa sarebbe stata la mia città. Cremona mi ha conquistata sottovoce, in punta di piedi, senza imporsi con gli effetti speciali di una frenesia che ti stordisce, ma con i suoi piccoli dettagli che la rendono unica e irripetibile.
Gli spazi accoglienti e a misura d’uomo percorribili a piedi in distese e lente passeggiate pomeridiane mi svelavano ad ogni passo i segreti delle botteghe dei liutai, dove abili artigiani coltivavano, con pazienza, oggi dote rara, la bellezza della cura, dell’essere demiurghi dei loro strumenti, senza cedere alla tentazione di un mondo che va sempre più omologandosi. La musica e il profumo del legno che ti invitavano ad affacciarti all’ingresso di ogni portone custode di storie da raccontare. I sorrisi delle persone, oggi volti amici, con cui fermarsi lungo Corso Garibaldi per scambiare due parole: un’umanità accogliente che anche in università ha saputo prestarmi un ascolto sincero, accompagnandomi nel mio percorso di crescita e di ricerca. E se queste suggestioni potranno apparire come il frutto del mio sguardo sensibile sul mondo, o il riflesso dello stupore di chi, come me, ha vissuto la propria infanzia in terre lecchesi di manzoniana memoria, le realtà formative e le opportunità offerte dalla città di Cremona, eccellenza mondiale della liuteria, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, dimostrano chiaramente che questa città è pronta a scommettere sui giovani e sul domani. Consolidate sono le storiche eccellenze, uniche, quelle che la città del violino e patria della musica offre sul suo territorio: l’istituto di istruzione secondaria superiore Antonio Stradivari che costituisce un polo delle arti cui afferiscono la prestigiosa Scuola Internazionale di Liuteria, insieme con i licei Musicale e Artistico e gli indirizzi professionali di Design di Moda e Design d’Interni. Il già citato Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia, prima Scuola di Paleografie e Filologia Musicale, con sede in due palazzi nobiliari tra i più significativi del Rinascimento cremonese, Palazzo Raimondi e Palazzo Fodri, quest’ultimo ospitante il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e restauro dei beni culturali, primo e unico corso di laurea in Italia abilitante al restauro di strumenti musicali e strumentazione scientifica e tecnica. Completano il quadro musicale e artistico offerto dalla città l’istituto superiore di studi musicali Claudio Monteverdi, la Fondazione Museo del Violino Antonio Stradivari e l’Accademia Stauffer, protagonista in prima linea con i suoi corsi di alto perfezionamento e formazione concertistica, nella crescita di giovani strumentisti ad arco provenienti ogni anno da tutto il mondo.
Accanto a queste, diversi sono poi i passi che sono stati compiuti dalla città per presentarsi al mondo, ma soprattutto ai giovani studenti, come città universitaria e delle vive opportunità per i giovani studenti, futuri professionisti del domani: non si possono non ricordare le pregevoli imprese di valorizzazione di spazi e beni culturali come quello del complesso dell’ex monastero di Santa Monica, oggi nuova sede dell’Università Cattolica, o le operazioni di recupero come quelle che si stanno muovendo presso l’ex monastero di San Benedetto, già annunciato come futura nuova sede dell’Archivio di Stato, concepito come luogo di studio e ricerca al centro dell’ambizioso progetto del Parco dei Monasteri. Non ha tardato, inoltre, a vedere la luce la nuovissima sede del campus cremonese del Politecnico di Milano, trasferitasi da via Sesto e inaugurata già a partire dallo scorso semestre nell’ex caserma Manfredini. Dunque, a chi usa ancora la pigra scusa della ‘città non universitaria’ vorrei dire che non si può non riconoscere che Cremona, pur non avendo di certo i numeri e le caratteristiche della grande città universitaria nel senso tradizionale del termine, offra un ampio e variegato ventaglio di possibilità e soprattutto un’offerta formativa di nicchia e di altissimo profilo, che vede fondersi tradizione ed innovazione, puntando ad un ambizioso progetto di valorizzazione che pochi altri centri possono vantare.
A tutti i giovani studenti che oggi stanno muovendo i loro primi passi tra le vie di Cremona e tra le sue aule, e che forse si sentono frenati dal dubbio di aver scelto una meta ‘minore’ rispetto alle grandi e più note città universitarie, vorrei dire di non avere paura di fronte al silenzio che avvolge Corso Campi nelle fredde e nebbiose sere d’inverno: spesso il silenzio non è assenza, ma solo l’attesa paziente di un futuro pronto per essere scritto. E dunque non siate spettatori, ma protagonisti attivi, sentitevi responsabili della bellezza che vi circonda e soprattutto fate sentire la vostra voce: Cremona la saprà ascoltare. Scegliere di restare a Cremona significa vivere l’ambizione di voler costruire qualcosa di visibile e duraturo. È la sfida di portare una ventata di aria fresca con le nostre idee cariche di novità. Non so dove mi porterà il domani, ma oggi ho deciso di fermarmi qui, dove sono rinata, dove sono cresciuta. E pur tenendo sempre vicino a me ‘Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti’, so che Cremona avrà sempre un posto speciale nel mio cuore e che il mio sguardo cercherà sempre il profilo del Torrazzo. E in futuro, ovunque sarò, ricorderò con affetto quella città cara che, in un lontano 2019, mi accolse con un calore in aspettato, diventando, semplicemente, casa e luogo dove coltivare i miei sogni e le mie passioni.
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