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30 marzo 1950

Costruito in fretta un ponte sul Po per la visita di Maria Luigia a Casalmaggiore

Cronaca dei preparativi e dell’arrivo della consorte di Napoleone, da fonti inedite del tempo

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

30 Marzo 2021 - 07:00

Costruito in fretta un ponte sul Po per la visita di Maria Luigia a Casalmaggiore

L'astro di Napoleone I, un  giorno fulgido si era ormai spento. Il grande Corso, vinto a Waterloo, consegnatosi ai suoi nemici, sperava nella protezione dell'Inghilterra. La quale, liberatasi dell'ospite indesiderato, lo relegò a S. Elena, su uno scoglio solitario, dal clima mortifero, sperduto nell'Oceano. La Santa Alleanza lo aveva inumanamente staccato dalla moglie e dal figlio, proclamato Re di Roma. Lo sposo e il padre, da l'anima straziata e affranta, invano li invocava, nella dura agonia. Il Congresso di Vienna aveva assegnato alla vedova — irrisorio conforto! — il ducato di Parma, da godere vita natural durante, mettendole accanto mariti morganatici, spie devote, per farle tutto dimenticare.

16 aprile 1816. — Da Vienna giunge alla Municipalità di Casalmaggiore, dalla Corte Imperiale, una staffetta e annunzia che fra tre giorni sarebbe passata dalla nostra città Maria Luisa. Si raccomandavano entusiastiche accoglienze. La popolazione, una volta in parte ostile, doveva dar prova del proprio legittimismo e di devozione ai risorti regimi.

A raggiungere lo scopo non si mancò di ricorrere a qualsiasi mezzo. Riattate in fretta le vie. Imbiancate le facciate delle case. Ripuliti i luoghi di transito. Costruito in fretta, con pezzi venuti da Piacenza, un ponte sul Po. Completate le rampe e le fughe dell'Argine. Sorsero anche iniziative impensate. Qualcuno dei municipalisti nostrani aveva certo assistito a la festa, seguita a Parma nel 1799, per una celebrazione asburgica. Fu allora che la Piazza della Steccata, per la sfilata di una parata, venne ornata da quattro barbute statue, di gesso e di cartapesta, che dovevano significare i fiumi principali della Regione: Po, Oglio, Adige, Mincio. Un certo pittore mantovano, Foggia, di fantasia, si era poi recato al palazzo ducale di Sabbioneta, nella cui anticamera esistevano, in onorato riposo da 130 anni 4 cavalli di legno, doppi del naturale, con i rispettivi cavalieri, rappresentanti Vespasiano Gonzaga ed i suoi antenati. Rimosso uno dei migliori esemplari, pulito e riverniciato per l'occasione, lo rivestirono di uniforme e calzari, di scettro e decorazioni, forge anche di parrucca incipriata e di codino. Collocata in mezzo ai quattro fiumi e dei relativi addobbi, fece la parte di un regnante.

La trovata riuscì gradita e di effetto, secondo quanto narra la cronaca. Tanto che essa fu ripetuta dai nostri, salvo una variante. Perchè si utilizzarono non uno, ma tutti e quattro i ducali cavalli. Questi furono collocati ai lati della nostra maggiore piazza, due per parte (dove è ora collocato il listone) di fronte alla torre comunale ed alla chiesa ai S. Trinità, in via S. Francesco.

L'allestimento non si fermò qua. Al Crocile del Baraccone, prima dell'abitato, si innalzarono, verso le rive laterali, due colonne sulle quali troneggiavano le statue di Pallade e Cerere. Poi, alternamente, succedevano altre dieci statue bianche, e guglie: il tutto preso a prestito alla Bastia di Martignana Po, in un palazzo dei signori Fadigati. Cartoni dipinti, inscrizioni, festoni e addobbi di ogni sorta indicavano il tragitto dell'imperiale corteo. Più avanti, ad iniziativa delle Autorità un piano fu costruito con delle tavole di legno su un fosso formandovi una saletta provvisoria, addobbata con le tappezzerie del Duomo, su cui campeggiava il ritratto di Francesco I. Si arrivava così all'Arco dei Cappuccini, che subì esso pure un'accurata toeletta. L'arco, costruito in muratura, nel 1760, per l'ingresso dell'Imperatore Giuseppe II e di Madama Maria Isabella che andava sua sposa, ebbe ricollocati, sui vani appositi, i due busti principeschi dorati che avevano subito tante traversie nei cambiamenti del regime napoleonico. Due volte nella polve, due volte sugli altari.

Essi, in origine, vennero dai giacobini rimossi e scheggiati, e poscia attaccati, con una fune al collo, all'albero della libertà. Ora, dal ludibrio e dallo sprezzo, tornavano agli onori della folla. Anche la iscrizione originale, che ricordava il fidanzamento, cancellata già con una tinta di calce dal cessato governo francese, fu rimessa in vista e rinfrescata. Lungo le vie cittadine festoni, trionfi, tappezzerie, vasi di fiori alle finestre, attraverso il passaggio.

Nel giorno fissato convenne una folla immensa di forestieri: calcolati ad oltre dodicimila. L'attesa fu lunga. Maria Luigia, proveniente da Mantova, arrivò alle ore 18. I cronisti mancano di riferire come fosse composto il corteo. Certo sfarzoso ed imponente. Dicono che la sovrana era «vestita di corruccio». In nero, di mezzo lutto.

La prima sosta seguì nella saletta delle Autorità. Qui i municipalisti nobili, per la maggior parte, avevano rimesse le decorazioni ed erano vestiti di gala, con parrucca e spadino. Furono effettuati i primi baciamano, inchini ed omaggi, anche dall'abate Mola. Un canonico — il poeta arcade Barili — recitò alla sposa di Napoleone un sonetto ed offrì, di esso, un esemplare stampato in oro ed argento. Maria Luisa spedì avanti una staffetta ad avvertire che avrebbe passato a piedi il ponte in barche sul Po. Rimontata in carrozza fu accolta da entusiastiche acclamazioni, mentre le campane suonavano a festa e le musiche accompagnavano tanto frastuono. La festeggiata fu prodiga di grazie, di sorrisi, di gentili cenni. Giunta in Piazza si sporse dalla carrozza per ammirare gli esemplari equestri sabbionetani, dimostrando anche soddisfazione ed esaminandoli con particolare attenzione. Al ponte smontò dalla carrozza. Durante il pedestre tragitto, mentre i cannoni rintronavano l'aria con i loro spari a salve, si fermò ad ammirare il panorama e la folla acclamante che sventolava drappi, bandiere e fazzoletti. Una fanciulla — la figlia di chi aveva costruito il ponte provvisorio di Piacenza — vestita all'uso, porse il saluto di commiato in francese. Congedate nell'oltre Po le Autorità e il clero, la Sovrana si spogliò del vestito «di corruccio» rimanendo con uno bianco, una tracolla e la corona in testa.

Rimontata in carrozza trovò riposo e sosta nella villa reale di Colorno. All'indomani fece l'ingresso a Parma.

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