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3 marzo 2003

Incubo BR. Arrestata Desdemona Lioce.

Finisce nel sangue un controllo della polfer su un treno. Ucciso un agente

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

03 Marzo 2021 - 07:00

Incubo BR. Arrestata Desdemona Lioce.

AREZZO — Doveva essere un normale controllo di routine su un treno interregionale. Si è trasformato in una tragedia, che ha riportato alla ribalta l’incubo del terrorismo, con la morte di un poliziotto, il sovrintendente della polfer Emanuele Petri, 48 anni, e il ferimento di un suo collega.
Mario Galesi, 37 anni, barese, è stato ferito ed è morto in serata all’ospedale di Arezzo.
Catturata Nadia Desdemona Lioce, 43 ani, originaria di Foggia. I due sono accusati di far parte delle nuove Br e il loro nome compare nell’ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso ottobre nell’ambito delle indagini sull’omicidio D’Antona.

Tutto accade poco dopo le 8.30, sul treno 2304 Roma-Firenze, fra le stazioni di Camucia e Castiglion Fiorentino, nell’aretino. Pochi i passeggeri a bordo del convoglio (formato da 5-6 vagoni) anche perchè essendo domenica mancavano i pendolari. Alla stazione di Terentola sono saliti tre agenti del locale distaccamento della polizia ferroviaria. Lo fanno abitualmente, per i normali controlli.

Erano le 8,30 circa; alle 8,38 il treno doveva giungere alla stazione di Castiglione Fiorentino. I due terroristi erano da soli in uno degli scompartimenti: lei, capelli rossi, lui, stempiato, corpulento. Emanuele Petri chiede loro i documenti, non è ancora chiaro se per casualità o perchè gli agenti si erano insospettiti. I documenti esibiti sono falsi ed i nomi che gli agenti leggono con il telefono cellulare al loro collega rimasto in ufficio a Terentola non risultano tra quelli delle persone segnalate. La coppia non sa di essere riuscita a superare il controllo, forse teme che i poliziotti vogliano verificare anche i numeri delle loro carte di identità falsificate. Questo potrebbe essere il motivo per cui durante la telefonata, l’uomo estrae la pistola e la punta alla gola di Petri. I due chiedono anche di consegnare le armi ai poliziotti. Ma uno degli agenti avrebbe buttato l’arma sotto il sedile. È il momento della colluttazione e degli spari: il centralinista della polfer di Terentola sente dei rumori sospetti, poi la comunicazione si interrompe perchè il telefono cade per terra. I passeggeri che sono negli altri scompartimenti della stessa carrozza si buttano a terra. Sono momenti di paura. Nella carrozza è entrato, al rumore dei primi spari, pistola in pugno anche il terzo poliziotto. Il sovrintendente Bruno Fortunato, 45 anni, è ferito gravemente. A rispondere al fuoco sarebbe stato il loro terzo collega, Giovanni Di Franzo, 36 anni. Secondo un vigile urbano che si trovava nello stesso scompartimento e che ha contribuito alla cattura dei due, anche la donna era armata ed ha puntato una pistola alla gola di un agente.

L’allarme è stato già dato e pochi minuti dopo il treno entra nella stazione di Castiglione Fiorentino, dove già stanno arrivando i soccorsi. Dal treno scende un poliziotto che trascina una donna ammanettata (è Desdemona Lioce) e la assicura ad un palo lungo i binari. Poi risale di corsa sul treno a soccorrere i suoi colleghi. Sul pavimento, vicino allo sportello, trova distesi tre uomini, due in divisa ed uno in borghese. Uno dei poliziotti è già morto. Gli altri due feriti vengono caricati su altrettante ambulanze e portati all’ospedale di Arezzo. Mario Galesi, il presunto terrorista ferito, non si lamenta e non dice nulla. Morirà in serata.

In carcere per rapina, Galesi evase nel '98
Desdemona Lioce, clandestinità da 8 anni
ROMA — Nadia Desdemona Lioce, 43 anni, era irreperibile dal 1995. A Pisa la donna convive con Luigi Fuccini, 42 anni, pisano fino al febbraio 1995 quando l’uomo viene arrestato a Roma insieme a Fabio Matteini, 42 anni, fiorentino. Entrambi si proclamano appartenenti ai Nuclei comunisti combattenti. Il giorno dopo l’arresto del suo compagno, la donna si allontana dalla città toscana e di lei non si sa più nulla. Dopo l’omicidio D’Antona circola il suo nome. Il suo nome è citato prima nell’ordinanza di custodia contro Alessandro Geri, l’uomo che era stato accusato di essere il telefonista nell’omicidio D’Antona. Poi nel 2000, è destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di presunti appartenenti alle Br-Pcc, sempre nell’ambito delle indagini sull’omicidio D’Antona, insieme agli irriducibili Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni e a Mario Galesi.

Mario Galesi ha 37 anni. Era anche lui irreperibile e ricercato, nell’ambito delle indagini per l’omicidio D’Antona, per la ricostituzione delle Br. A differenza della Lioce, Galesi ha dei precedenti specifici come militante illegale. Arrestato nel 1986 per un episodio minore, era stato scarcerato per mancanza di indizi. Galesi torna sulla scena una decina d’anni dopo, nel 1997. Viene preso (insieme a Jerome Cruciani) in seguito ad una rapina da 120 milioni di lire in un ufficio postale in via Radicofani, a Roma. Nel 1998, sfruttando un permesso, Galesi sparisce dalla circolazione quando gli rimanevano pochi anni da scontare.

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