il network

Venerdì 05 Marzo 2021

Altre notizie da questa sezione

Blog


18 gennaio 1952

L'amore per il Po e l'amicizia di Leonida Bissolati

I ricordi di un vecchio cremonese

L'amore per il Po e l'amicizia di Leonida Bissolati

Ricordo l’amico della mia giovinezza col suo modesto ponte in barche: dopo lunghe discussioni e studi di tecnici, fervente lavoro di operai, ebbe il suo ponte in ferro, maestoso, che ammiriamo. Sono passati anni e anni, ero studente all’Istituto Tecnico, fine del secolo scorso. Ogni giorno, al tramonto, in pochissimi, di scuole diverse, ci si recava alla «Baldesio», sempre deserta, o quasi, in alcune stagioni: l’amore per il Po, in molti cremonesi, venne più tardi, noi eravamo dei precursori. Ci accoglieva bonario il custode, il buon Civic.

Frequentemente ci raggiungeva Leonida Bissolati, il nostro idolo, la nostra guida, allora direttore dell’Eco del Popolo e sempre remate, bagni. Nei giorni di piena il nostro divertimento non cessava, anzi era più attraente: lui voleva si tentasse la traversata e i più abili riuscivano a toccar l’altra sponda, mentre una barca, vigile, guidata da compagni, ci seguiva.

Veniva l’inverno e i bagni... continuavano. Nei giorni di neve, lui, indifferente, si buttava in acqua, guardandoci con un sorriso buono, ma anche di scherno: e allora giù anche noi.

Una necessaria reazione, seguiva: corse, ginnastica. Qualche volta noi si saltava più alto di lui con la corda, e allora allineava sedie e saltava, guardandosi con quel sorriso: che fare? Senza entusiasmo per la verità, si saltava anche noi col pericolo di rompersi il collo. Leonida Bissolati ci formava così uomini.

Qualche volta, nei giorni festivi, noi ragazzi si partiva il mattino presto, quasi a notte, si vogava su su per il Po con i pochi viveri che ci avevano dati le nostre mamme, si raggiungeva Olza, Monticelli, Bocca d'Adda... e si tornava a sera: godevamo il levar del sole, il mezzodì, il tramonto.

Leonida Bissolati aveva, ogni tanto, a Cremona, visite di illustri suoi compagni e li voleva con sé al Po: dalla sponda, o in barca, assistevano alle nostre prodezze: noi giovani, per la verità, non avevamo occhi che per una bella signorina, Andreina Kuliscioff, che guardavamo rispettosamente, a distanza.

Leonida Bissolati lo rividi dopo molti anni, nel 1915, a Montenero, vestito da sergente degli alpini, io ero allora capitano, ma mi mettevo sull'attenti davanti a lui. Guardavamo il nostro fronte: lo Sleme, la Selletta, il Mrzli, il Vodil, il fondo valle, l'Isonzo, il colle di Tolmino, il Matajur... posti che mi sono familiari come la vecchia Cremona. E lui, presago, ripeteva con tristezza: entreranno quando vorranno... E quando vollero entrarono.

Lo ritrovai, l'anno seguente, sull'altipiano di Asiago, al tempo della cosiddetta spedizione punitiva, lui era un'autorità. Quando seppe che ero rimasto ferito mi mandò un biglietto: Ti abbraccio e ti invidio.

Vedi, Po tanto caro, non ho divagato, ho parlato di lui per riconoscenza, perchè mi ha insegnato ad amarti. Ti rividi, per anni, a Pavia: quante volte scendevo lungo il Ticino per salutarti, ma a Cremona mi sembravi più bello! Militare, ti godei a Torino, più modesto, ma più vivace, fra i tuoi colli. Poi, per un anno, a Piacenza, somigliante al Po di Cremona... ultimamente, nell'ottobre scorso, ti salutai a Lagoscuro: Anche qui sei venuto a vedermi, vecchio amico? mi è sembrato dicesse.

Per capire il Po ci vogliono anni e anni, è troppo diverso da altri fiumi che hanno caratteristiche marcate.

È piatto, almeno a valle, il suo letto se lo è creato lottando col mare per secoli e secoli, respingendolo, e la lotta continua.

Le sue sponde sono monotone per chi non lo ama: abbandonati i suoi monti, i suoi colli, ha una flora uniforme, pioppi e salici, salici e pioppi, con poche varianti, cespugli radi, prima fondo sassoso, poi sabbie, sabbie, sabbie.

Non ha una grande storia (però anche lui può raccontare tante cose ) come il Tevere che incute tanto rispetto, al quale se ci si vuol permettere di rivolger la parola, si deve seguirlo su su in quel Borgo di S. Sepolcro, come faccio io, dove è piccolo e modesto; come l'Arno che con orgoglio ti parla di Firenze, delle glorie marinare di Pisa, che ti esalta Dante, Michelangelo, Galileo... al quale mi permetto solo rivolgermi su su nel pian di Campaldino, dove diventa quel fiumicel che umile scorre ai piedi dai monti sui quali dominano i castelli dei conti Guidi, l'Eremo di Camaldoli, la Verna.

Il nostro Po non ha grandi leggende, non ha avuto grandi letterati che lo abbiano esaltato con canzoni a lui dedicate, ha degli innamorati ferventi, ma (nessuno si offende) non celebri poeti. Non ha la fortuna del Reno dei Germani, che vanta illustri cantori, che a chi lo percorre appalesa subito, con signorilità, tutta la sua magnificenza. L'ho tanto ammirato, ma non ti ho dimenticato, vecchio Po.

Noi cremonesi siamo dei pratici. Forse pochi conoscono la scienza delle acque, come noi: lo dice la perfetta rete di canali di irrigazione che solcano la nostra provincia, lo dicono i lavori pubblicati, e non da oggi, su tale scienza, da cremonesi. Basta consultare ad esempio: Raccolta di autori d'acque, stampata a Firenze nel 1723; Raccolta di autori trattano del moto delle acque, stampata a Firenze, 1745-1774; Nuova raccolta di autori che trattano del moto delle acque, stampata a Bologna nel 1822; Autori che trattano del moto delle acque, stampata a Venezia nel 1841. Il Po non è qui certamente dimenticato.

Conosco anche molti affluenti del Po: le Dore, il Ticino, l'Adda, l'Oglio, il Mincio, il Tanaro, lo Scrivia, il Panaro.... belli, ma non come il Po. Alcuni sono presuntuosi: anni sono un professore di geografia dello Studio Pavese, scrisse, in un suo lavoro, che non si sa se il Ticino entri nel Po, o il Po nel Ticino. Esagerato!

Però, amico della mia giovinezza, meriti oggi severi rimproveri, sei stato molto cattivo in questi tempi: hai tolti figli a Mamme e Babbi che piangono disperati, hai lasciati soli tanti bimbi cari, che troveranno altre mamme, perchè il nostro popolo è buono, ma non saranno le loro, hai rovinato terre che davano tanto pane di cui abbiamo bisogno...

Hai ragione, mi pare tu risponda, però la colpa non è tutta mia: mi avevate dimenticato, trascurato per anni e anni, intanto dai miei monti scendevano terra e sassi che ingombravano il mio letto; quando è venuta acqua, acqua dal cielo non ho potuto più contenerla, e, soffrendo, ho fatte tanto male...

Un vecchio cremonese

16 Gennaio 2021