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Venerdì 05 Marzo 2021

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17 gennaio 1990

Caucaso rosso
Mosca invia undicimila uomini

La guerra tra azeri e armeni

Caucaso rossoMosca invia undicimila uomini

MOSCA — Continuano gli scontri tra azerbaigiani ed armeni nel Nagorni Karabakh e in Azerbaigian oltre che nelle zone di confine tra l'Azerbaigian e l’Armenia ed in tutte le aree del Caucaso, dove convivono le due nazionalità, tra le quali, dopo i Pogrom di Bakù, c'è uno stato di «guerra civile».

Dopo lo stato di emergenza decretato lunedì dal presidium del Soviet supremo dell'Urss, presieduto da Mikhail Gorbaciov, è cominciato a Mosca una sorta di black-out delle notizie in provenienza dal Caucaso, ma le poche notizie che sono filtrate, indicano con certezza che gli scontri continuano.

Ieri è stato comunicato che il Cremlino ha inviato 11 mila militari nel Caucaso: si tratta di 5 mila soldati dell'Esercito e di 6 mila delle truppe speciali del ministero dell'Interno, il quale ha comunicato ieri che il numero dei morti accertati nell'area, dove da sabato scorso sono in corso sanguinosi scontri tra armeni ed azerbaigiani, è salito a 56, mentre i feriti sono 156. Dei morti 28 sono armeni 10 azerbaigiani, 16 di altre nazionalità e 2 poliziotti. Nessuno forse attualmente e in grado di dire l'esatto bilancio delle vittime. La televisione ha inoltre dato la notizia dell'arresto ieri di 49 persone responsabili di avere creato disordini. In base al decreto sullo stato di emergenza esse potranno essere detenute per 30 giorni senza giudizio.

I servizi della Tass più aggiornati, riferiscono di una situazione di diffuso conflitto armato tra armeni ed azerbaigiani, con uso di armi da guerra, elicotteri, carri armati ed autoblinde. Quattro carri armati catturati nella città di Guandzh (ex Kirovabad) da militanti azerbaigiani sono tornati nelle mani dei militari sovietici «solo grazie ad una decisa azione di questi ultimi» ha detto alla televisione il generale Shatalin. Nel Nagorni Karabakh si scavano trincee e si erigono barricate. Il Consiglio nazionale del popolo karabakho, ha fatto appello alla «mobilitazione generale» per difendere la popolazione da «ogni invasione», ma ha anche invitato la popolazione a collaborare con le forze dell'ordine. Gli azerbaigiani hanno inviato trecento camion con a bordo militanti, che si sono minacciosamente avvicinati ai confini di Armenia e Nagorni Karabakh.

 

La prima scintilla nel 1988
Tutte le date della guerra a due popoli

Ecco una cronologia delle principali fasi del conflitto interetnico.

23 febbraio 1988: circa 120.000 persone manifestano a Erevan (Armenia) per chiedere una riunione immediata del Soviet supremo dell' Armenia e la restituzione a questa Repubblica della regione autonoma del Nagorni Karabakh, annessa da Stalin nel 1923 al vicino Azerbaigian, e in cui vivono in grande maggioranza armeni.

28 febbraio: gravi incidenti interetnici a Sumgait, vicino a Baku (Azerbaigian). 26 Azeri e sei armeni muoiono secondo cifre ufficiali. Intervento dell'esercito sovietico.

28 giugno: Mikhail Gorbaciov si pronuncia contro qualsiasi modifica delle frontiere.

21 novembre: scoppiano a Kirovabad, città dell'Azerbaigian con una forte minoranza armeria, dieci giorni di violenze. Bilancio ufficiale: 28 morti e numerosi feriti.

22 novembre: 500.000 persone manifestano a Baku per il mantenimento del Nagorni Karabakh nell'Azerbaigian.

12 gennaio 1989: il Soviet supremo dell'Urss mette il Nagorni Karabakh sotto l’autorità di un comitato amministrativo speciale che dipende direttamente da Mosca.

7 febbraio: secondo un bilancio ufficiale, gli scontri tra armeni e azeri hanno fatto, in tin anno, 91 morti e 1.600 feriti.

19 agosto 1989: manifestazione a Baku di varie centinaia di migliaia di persone indetta dal fronte popolare azero per «l'autonomia politica ed economica dell'Azerbaigian».

1 dicembre 1989: il Soviet supremo armeno vota all'unanimità la creazione di una «Repubblica di Armenia unita» (Armenia, Nagorni Karabakh e Nakhitchevan).

2 gennaio 1990: violenti scontri tra manifestanti azeri e poliziotti a Jalalabad (Azerbaigian): 85 feriti.

10 gennaio: il presidium del Soviet supremo dell'Urss dichiara incostituzionali i voti del parlamento armeno sul Nagorni Karabakh. Numerosi sequestri tra azeri e armeni.

12 gennaio: a Baku una riunione di nazionalisti azeri si trasforma in pogrom.

14 gennaio: violenti combattimenti con armi da guerra provocano «decine di vittime» armene e azere.

15 gennaio: stato d'emergenza. 

16 Gennaio 2021