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13 gennaio 1970

Fine della Guerra del Biafra

un disastro umanitario

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

13 Gennaio 2021

Fine della Guerra del Biafra

LONDRA, 12. — La secessione, o meglio il dramma, del Biafra è finito. Le truppe federali nigeriane stanno concludendo la loro offensiva e il gen. Ojukwu è fuggito. Questo, in poche righe, il sunto di una realtà che coinvolge centinaia di migliaia di persone. Ora si spera solo che i nigeriani non consumino il più tremendo ed inutile dei genocidi ai danni degli Ibo.

Oggi il gen. Philip Effiong, che ha sostituito il gen. Ojukwu, capo di Stato Maggiore del Biafra, ha esortato le sue truppe a deporre le armi e a presentarsi ai comandanti nigeriani. «Sono convinto che le sofferenze del nostro popolo debbano finire», ha proseguito Eggiong, il quale, nel suo discorso trasmesso dalla radio biafrana, ha dato disposizioni per un «disimpegno militare ordinato». Dopo aver affermato che non vi sarà governo del Biafra in esilio, Effiong ha detto che invierà una missione, guidata dal procuratore del Biafra Louis Mbanefo, a prendere contatti con i comandanti delle truppe federali a Owerri, Onitsha, Enugu e Calabar, per giungere a un armistizio e alla pace secondo la risoluzione dell’organizzazione per l’unità africana.

Il governo nigeriano ha lanciato un appello alle popolazioni Ibo affinchè restino nelle loro case: non vi è alcun motivo che abbandonino le loro case e si rifugino nella foresta per evitare le truppe federali. Le truppe daranno loro viveri ed altri generi di soccorso.

Questa mattina, due divisioni dell’esercito del Biafra opponevano ancora resistenza alle truppe federali nigeriani e l’aeroporto di Uli era ancora sotto il controllo dei biafrani.

La situazione militare muta di ora in ora e è impossibile prevedere per quanto tempo le due divisioni biafrane potranno resistere, tenendo conto che secondo alcune fonti, sarebbero a corto di munizioni.

L'ufficio del Ministero biafrano d'Informazione è caduto ieri in mano nigeriana e molte raffinerie di petrolio sarebbero già state occupate dai federali o sarebbero minacciate dalle loro truppe. In altre parti del territorio la situazione è caotica; le strade sono gremite di profughi. Migliaia di questi ultimi sono rimasti tagliati fuori dalla «ridotta» biafrana dall’avanzata delle truppe federali. Altre migliaia di biafrani fuggiti sono troppo stanchi ed affamati per continuare la loro fuga e attendono rassegnati l'arrivo dei soldati federali.

Tre divisioni dell'esercito nigeriano sono impegnate, su tre fronti, contro le rimanenti forze dell'esercito biafrano, in quello che viene considerato l'attacco definitivo destinato a schiacciare la ribellione biafrana iniziata due anni e mezzo fa.

Migliaia di fuggiaschi biafrani affamati si sono nascosti nelle boscaglie ancor prima dell'arrivo delle forze federali non tenendo in alcun conto gli avvertimenti del nuovo governatore nigeriano del territorio biafrano che li invitava a rimanere nelle rispettive case.

Aerei a reazione nigeriani «Mig» hanno bombardato l'aeroporto di Uli. Corrono voci contrastanti su questo aeroporto e non è dato ancora sapere se quest'ultima pista aerea biafrana sia stata occupata dalle forze federali o se sia inutilizzabile in seguito ai combattimenti che sarebbero ancora in corso per il suo possesso.

La situazione non è affatto chiara per la mancanza di notizie ufficiali. I giornali di Lagos riportano questa mattina notizie di grandi successi delle forze federali ma il «Daily Times» invita le forze nigeriane «a non rallentare i loro sforzi fino a quando l'autorità del Governo federale non sarà stata riaffermata sull'ultimo centimetro quadrato di territorio».

Dove si trova il gen. Odumegwu Ojukwu? Alcune fonti lo danno rifugiato in Portogallo, ma la notizia non è stata né confermata né smentita, secondo altre sarebbe ancora in Africa, in un Paese amico del Biafra.

L'agenzia di stampa nigeriana annuncia che il gen. Ojukwu ha lasciato l'«enclave» biafrano sabato notte a bordo di un «superconstellation», con tutta la sua famiglia, tre tonnellate di bagagli e una Mercedes Benz. Il comunicato aggiunge che l'aereo era stato fornito a Ojukwu da un Paese straniero, probabilmente per l'inoltro di soccorsi.

Una vergogna
È finita la «saga» degli Ibo. Il Biafra è scomparso. Le sue città sono in mano dei federali, i soldati fuggono attraverso la linea di confine, rifugiandosi in altri stati. I nuovissimi cannoni da 122 che l'URSS ha fornito a Lagos hanno consentito ai federali di spezzare l'ultima resistenza di Ojukwu e dei suoi.

Non vogliamo entrare nel merito di questa guerra civile, anche perchè essa resta sotto molti aspetti misteriosa. Desideriamo solo, ora che tutto è finito, sottolineare alcuni punti di essa che forse a molti sono sfuggiti.

1) L'equilibrio delle forze in campo è stato alterato ancora una volta da interventi unilaterali di potenze straniere. È rimasto famoso l'episodio di una spedizione verso la Nigeria: armi per i federali, Bibbie per i biafrani. L'esercito di Lagos, che all'inizio passava di sconfitta in sconfitta (gli Ibo sono un popolo guerriero) ha potuto riprendersi e vincere grazie ai regolari aiuti militari ricevuti, mentre quasi nessuno (e quei pochi clandestinamente) ha aiutato il Biafra.

2) È  certo che per il Biafra si trattasse di una guerra sentita, una guerra, come s'usava dire una volta, «popolare». Gli Ibo hanno preferito morire di fame e di stenti piuttosto che accettare la resa. Questo fatto, al di là di ogni propaganda, fa pensare che veramente, nei loro confronti, fosse in atto, prima della secessione, un genocidio lento ma continuo.

3) Quando uno staterello, piccolo che sia (vedi il grottesco caso di Anguilla) reclama l'indipendenza, la stampa di sinistra di tutto il mondo grida e protesta in suo favore; interviene l’ONU, intervengono gli organismi internazionali, e lo staterello finisce quasi sempre per avere partita vinta. Stavolta si trattava di uno dei pochi popoli africani (gli Ibo) che ha una storia, una tradizione, un passato. Ma, a parte la «fame del Biafra», nessuno è intervenuto decisamente: solo simpatia formale, nessuna sostanziale.

Evidentemente la libertà è una bella cosa quando viene reclamata solo da una certa parte, quella parte che «ha sempre ragione».

Ernesto Guevara detto «el Che» era un purissimo eroe al servizio dei più alti ideali; Ojukwu è un bieco criminale al soldo degli interessi dei capitalisti. Così è se vi pare. E tutti gli Stati dell'ovest stanno a guardare.

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