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8 novembre 1966

Nel Bellunese fame e paura per 70.000

Firenze gradualmente si riprende

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

08 Novembre 2020 - 07:00

Nel Bellunese fame e paura per 70.000

Una calamità senza precedenti
BELLUNO, 7. — Circa settantamila sono gli abitanti delle tre vallate del bellunese maggiormente colpite dall’alluvione: quarantacinquemila nell'Agordino, settemila nella valle Zoldana e quindicimila nel Comelico. Tutti devono essere riforniti di viveri, medicine ed altri generi di prima necessità. Al rifornimento provvedono circa mille e cinquecento uomini della brigata alpina «Cadore», di stanza a Belluno, e comandata dal gen. Caruso, vigili del fuoco e squadre del soccorso alpino del CAI oltre ad un buon numero di volontari. Alcuni aerei della stessa brigata sorvolano continuamente la zona per avvistare segnali con richieste di soccorso, mentre gli elicotteri provvedono a rifornire le basi dalle quali partono le squadre a piedi.

«A Forno — ha detto il sindaco — sono crollate una decina di case, mentre molte altre sono lesionate. Il paese è isolato per il crollo dei ponti».

Il latte è l’alimento la cui mancanza si fa maggiormente sentire, specie per i bambini e i vecchi: il bestiame infatti, è andato quasi tutto perduto nell'alluvione.

Fiorenzo Bortoli, un uomo che lavora in una fabbrica di mobili, ha fatto parte di  una squadra di soccorso nell’Agordino. «Agordo — ha detto — è devastata. L’acqua ha invaso la strada trasformandola in un torrente. Cencenighe, che abbiamo raggiunto a fatica, ha molte case distrutte. L'acqua del Biois, infatti, invece di immettersi nel bacino dell'ENEL, ha sfondato gli argini e si è riversata sul paese devastando anche il cimitero».

Nessuna delle zone colpite è raggiungibile con automezzi, mancando dappertutto l'acqua potabile, la luce elettrica, i viveri e i medicinali. I morti finora accertati sono 41, ma si teme, che ve ne siano molti di più: le persone disperse, infatti, sembra siano oltre 40. Gli abitanti di molti paesi hanno abbandonalo le loro case per sfuggire alle frane ed alle alluvioni, rifugiandosi sui monti. Molti si sono sistemati nelle malghe, ma altri si presume che vivano ancora all'addiaccio e non abbiano potuto raggiungere altri centri, disorientati dallo «choc» e privi di cibo e di abiti pesanti. La situazione per quanto riguarda le persone malate, i vecchi ed i bambini sta diventando, in alcuni casi tragica. Il centro maggiormente devastato è Cencenighe, nell’Agordino. Chi è riuscito ad allontanarsene per raggiungere Belluno, ha riferito che il paese è scomparso sotto una marea di fango e di ghiaia. Ma altri paesi sono stati praticamente distrutti: Taibon, Rivamonte, Falcade, Vallada, San Tommaso, Alleghe.

Firenze risorgerà
FIRENZE, 7. - Firenze sta gradatamente riprendendosi dal disastro dell'alluvione. Stamani il sole ha fatto la sua comparsa, mentre migliaia di militari iniziavano una vasta operazione per soccorrere tutte le popolazioni della provincia. La città è praticamente divisa in tre gruppi, e cioè la zona che va dai viali di circonvallazione verso Fiesole e verso Settignano e che praticamente è rimasta pressoché indenne dal disastro, il centro storico disastrato e la zona a monte del piazzale Michelangelo, anch'essa abbastanza favorita dalla sorte, nonostante i durissimi colpi subiti dai quartieri di S. Nicolò e S. Frediano.

Stamani, viaggiando tutta la notte da Roma, da Milano, da Pistoia e da altri centri sono arrivati a Firenze sotto forte scorta autocarri blindati pieni di denaro liquido. Grave è la situazione di molti clienti delle banche che avevano noleggiato cassette e bauli di sicurezza. Tra essi vi sono collezionisti di quadri di grande valore, di francobolli, di documenti, di titoli e buoni del tesoro, che hanno avuto danni per centinaia e centinaia di milioni di lire.

Stamani migliaia e migliaia di operai e impiegati si sono recati al lavoro, ma inutilmente: le loro ditte, industrie e fabbriche sono distrutte e rese inutilizzate dalla furia dell'acqua.

Tutta la parte già allagata è sotto una coltre di fango, alto in alcuni punti anche 50-60 centimetri e nel fango ci sono tronchi d'albero, anche d’alto fusto, botti di vino, carri agricoli, decine e decine di automobili capovolte, oppure una sull'altra. I negozi completamente sventrati e quindi vuoti, sono circa seimila.

Sui marciapiedi si ammassami merci di ogni tipo: borse, pellicce infangate e fradice, tabacchi imputriditi, pezze di stoffa inzuppate di melma, capi di abbigliamento confezionati, scarpe, stoviglie, macchine fotografiche, mobili antichi e moderni gonfiati dall'acqua, bottiglie che galleggiano, macchinari generi alimentari, insomma tutto. Qualche commerciante non ha avuto nemmeno la forza di andare ad aprire il proprio negozio.

La popolazione fiorentina si adopera senza soste con l’Esercito, con le forze di polizia, con i vigili del fuoco, con gli operai dell'ASNU e con i volontari per liberare le vie del centro e gli scantinati delle abitazioni e degli uffici dall'acqua e dalla melma che hanno invaso tutto.

 «I fiorentini — ha detto il sindaco Bargellini percorrendo le vie del centro disastrato — sono veramente impareggiabili: neanche in questa circostanza si sono persi d’animo ed hanno affrontato questa tremenda avversità, questa calamità con straordinaria forza d'animo e sono tutti al lavoro»,

«Automezzi e autocisterne stanno distribuendo viveri, medicinali ed acqua in numerosi punti della città, mentre idrovore ed autopompe lavorano ininterrottamente per liberare Firenze dal fango. Nonostante tutto — ha aggiunto Bargellini con le lagrime agli occhi — siatene certi. Firenze risorgerà». La sua stessa casa adiacente a piazza Santa Croce è stata invasa dall'acqua.

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