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3 maggio 1961

Solenne parata a Roma per Elisabetta II

Nei ricordi dell'Unità d'Italia la visita ufficiale della regina d'Inghilterra

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

03 Maggio 2020 - 07:00

Solenne parata a Roma per Elisabetta II

Al di là delle formazioni militari, della pittoresca cavalcata dei corazzieri, degli omaggi di rito, lo spettacolo di una folla entusiasta lungo le vie della capitale ha commosso la sovrana – Ribadito nei brindisi al pranzo di gala al Quirinale il significato storico di una intesa cementata dai patrioti esuli a Londra

ROMA, 2. — Il caldo entusiasmo  dell'antica capitale dei Cesari ha commosso Sua Maestà Elisabetta II 55^ sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, che è ospite di Roma, dalle 16 di oggi, in «visita di Stato». La regina è giunta da Napoli a bordo del treno presidenziale partito da Mergellina alle 13,15: a Roma, alla stazione Ostiense, Elisabetta II ha trovato un tripudio di bandiere, di fiori, di drappi. A riceverla era il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, che così ricambia l'ospitalità offertagli dalla regina d'Inghilterra tre anni or sono, in occasione della sua visita ufficiale a Londra.

"Condividiamo la gioia del vostro centenario,,
ROMA. 2. —Ecco il testo integrale della risposta pronunciata dalla Regina Elisabetta II dopo l'indirizzo di omaggio letto dal Presidente al termine del pranzo di gala al Quirinale.

«Signor Presidente, la ringrazio molto per le sue cortesi parole di benvenuto. Io venni per la prima volta in Italia 10 unni fa. La mia mente era piena della curiosità e del senso di magia evocati dal nome d'Italia. Ritornai in Inghilterra impressionata, come infiniti altri prima di me, dalla bellezza del suo Paese e dei vostri splendidi edifici ed opere d'arte. In quel tempo il vostro popolo si stava riprendendo dalle rovine della guerra ed era confortante vedere la tenacia e la devozione che guidavano i loro sforzi.

«Nei dieci anni successivi l'Italia è stata trasformata dall'industriosità del vostro popolo. Sono stati costruiti stabilimenti, la produzione è aumentata, la disoccupazione è diminuita e molte regioni sono state sviluppate. I vostri ingegneri, progettisti e industriali hanno conseguito successi in tutto il mondo e noi, nel Commonwealth, abbiamo uno splendido esempio del loro lavoro nella diga di Kariba in Rhodesia.

«Signor Presidente, lei visitò il mio Paese nel 1958. Il benvenuto che le fu allora rivolto è la prova migliore che le nubi che oscurarono i nostri rapporti per un certo periodo sono scomparse al sole del buon senso e della fondamentale amicizia dei nostri popoli. Fa piacere essere nuovamente alleati e collaborare insieme in molti organismi per il progresso pacifico del mondo. È per questa ragione, signor Presidente, che mi fece tanto piacere ricevere il suo invito a visitare nuovamente l'Italia. Questa volta vengo come rappresentante dei miei popoli, come mio nonno e mio bisnonno fecero prima di me, e per segnare l’inizio di un nuovo capitolo nella tradizionale amicizia fra i nostri Paesi. Questa amicizia è basata su solide fondamenta. Il nostro sistema giudiziario incorpora elementi del diritto romano. Molte delle nostre strade e città portano ancora nomi romani. I nostri banchieri e mercanti usano ancora i segni e i simboli dei banchieri lombardi e toscani con cui ebbero rapporti nel Medio Evo. Le nostre gallerie d'arte accolgono i dipinti che hanno ispirato il mondo in tutti i secoli.

«Per una felice coincidenza la nostra visita cade nell'anno in cui si celebra il centenario dell'unificazione d'Italia. Noi possiamo condividere la vostra gioia poiché è in questo periodo soprattutto che noi possiamo rintracciare le radici dell'intesa creatasi fra i nostri popoli. I vostri esuli furono ricevuti con simpatia nel mio Paese e volontari britannici combatterono con Garibaldi nell'Italia Meridionale.

«È per noi anche motivo di compiacimento il pensare che furono le nostre idee e istituzioni politiche che ispirarono
Cavour. Noi abbiamo quindi un particolare interesse nella ripresa postbellica e nel progresso della democrazia in Italia.

«Signor Presidente, con l'influenza reciproca delle loro civiltà i nostri due Paesi hanno dato molto all'umanità e se noi ci atteniamo con fermezza a ciò che abbiamo di meglio, potranno dare ancora di più. I problemi, le possibilità e i pericoli del futuro potranno essere anche maggiori che nei secoli passati, ma oggi noi fronteggiamo questi pericoli insieme, membri delle stesse alleanze, impegnati agli stessi ideali e rafforzati dai successi dei nostri predecessori. Noi non dobbiamo consentire che questa diventi un'alleanza passiva. Entrambi i nostri Paesi hanno la loro parte da svolgere nell'aiutare le Nazioni meno fortunate a conseguire una stabile prosperità. Entrambe inoltre possono promuovere il grande ideale di una maggiore unità in Europa. È mia speranza che l espressione "amicizia anglo-italiana" simboleggerà sempre più l'influenza civilizzatrice delle arti e delle istituzioni degli uomini liberi.

«Io vi chiedo di unirvi a me nel bere alla salute del Presidente e di donna Carla Gronchi e alla prosperità del popolo italiano».

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