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Giovedì 28 Maggio 2020

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9 Febbraio 1950

Il primo convoglio italiano partito ieri sera per la Somalia

Dopo il voto del senato e la firma del presidente della Repubblica

Il primo convoglio italiano partito ieri sera per la Somalia

Una folla commossa ha salutato i soldati nel porto di Augusta - Un telegramma di De Gasperi al gen. Ferrara - Accettato a Palazzo Madama il mandato con 164 voti contro 93

AUGUSTA, 8. — Alle ore 19.30 hanno levato le ancore i piroscafi italiani Auriga ed Assiria salutati da tutte le autorità civili e militari della città. Malgrado fossero già calate le tenebre, molta folla era a sventolare fazzoletti in segno di saluto e di esultanza. La semplice e commovente cerimonia è stata soprattutto intesa dal popolo come un augurale saluto agli italiani che per primi salpano verso la Colonia, nel nome delle più alte idealità umane.

Il Presidente del Consiglio on. De Gasperi ha inviato ad Augusta al gen. Ferrara, comandante del corpo di spedizione in Somalia, il seguente telegramma: «A Lei, quale comandante del corpo volontario di sicurezza, ai funzionari, agli ufficiali, sottufficiali ed ai soldati di ogni arma che partono per una missione di pace, fraternità, affidata dalle nazioni unite all'Italia, il fervido saluto del Governo nazionale sicuro interprete dei sentimenti affettuosi ed augurali del popolo italiano».

La partenza è stata data subito dopo il voto favorevole del Senato che con 164 voti contro 93 ha accettato il mandato sulla Somalia e dopo la firma dell'apposito decreto legge del Presidente della Repubblica. La discussione al Senato si è conclusa con gli interventi di GASPAROTTO (gruppo misto), il quale rifacendosi ad alcuni precedenti storici, ricorda come egli, che faceva parte del partito radicale, votò contro le spedizioni africane. Quella di oggi però è ben diversa, che gli italiani non tornano in Somalia per fare la guerra, ma per amministrare una vasta regione e condurla verso la indipendenza. Estraniarsi da ciò significherebbe estraniarsi da ogni movimento di assestamento del continente africano e l’Italia non può e non deve mancare a questo che è un suo preciso dovere».  

Anche SANNA RANDACCIO (P. L.) si esprime a favore e subito dopo il relatore STEFANO JACINI, motiva l'adesione della maggioranza della commissione con due giustificazioni: 1) il mandato sulla Somalia costituisce un ulteriore titolo per la nostra ammissione all'ONU; 2) il mandato ci consentirà di essere presenti nella futura sistemazione del continente africano.

Prima del voto ha preso la parola il ministro degli Esteri SFORZA il quale fa osservare che il sistema del mandato è esattamente l'opposto dello spirito coloniale cui egli stesso è stato sempre avverso. Tutto ciò che è umanamente prevedibile, ci fa pensare che la nostra esperienza decennale in Somalia sarà feconda dì risultati e scevra di rischi; il nostro mandato non ha nulla a che vedere con il vecchio colonialismo tenuto anche conto che tutto il mondo orientale, tutto il mondo arabo tende a risvegliarsi.

Il ministro è d'accordo che l'Italia ha titoli sufficienti per entrare all'ONU ed è convinto che anche il Governo sovietico si sia reso conto di questo. Con l'Italia la Russia ha l'impegno solenne di appoggiarla nell'ingresso all'ONU: impegno assunto firmando il trattato di pace, mentre l'URSS non aveva assunto analogo impegno con gli altri popoli di cui la Russia chiede l'ingresso assieme a noi. Se si arriverà alla creazione di un gigantesco organismo tecnico per la valorizzazione dell'Africa, l'Italia non potrà esservi lasciata assente.

Quindi hanno avuto luogo le operazioni di voto; l'o. d. g. comunista è stato respinto ed il mandato accettato dalla maggioranza.

08 Febbraio 2020