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16 settembre 1951

STORIA EROICA di una idea e di pochi giovani

Sesta edizione della Fiera di Cremona

STORIA EROICA di una idea e di pochi giovani

di Fiorino Soldi

Era sabato, 22 giugno 1946. Alle 8,40, l'automobile nera del sindaco lasciò il cortile del palazzo comunale e si avviò verso Porta Po e via del Sale, sino alle colonie padane, che dominavano ancora una zona che portava ben visibili i segni della recente guerra ed i camminamenti fatti costruire dai tedeschi della TODT per la «difesa» della Lombardia.
Sull'automobile, accanto al sindaco Gino Rossini, sedeva il sottoscritto. Nessuno parlava. Solo di tanto in tanto il sindaco metteva fuori la testa dal finestrino e scrollava la te sta dicendo: «poveri giovani!». Il cielo era infatti coperto da nubi minacciose, ma c'era però un vento impetuoso che soffiava dalla sera precedente, quando la città fu coperta da un cielo nero ed il nubifragio devastò alcune coltivazioni nella provincia.
«Poveri giovani», continuava a dire il sindaco, tutto vestito di nero secondo il cerimoniale; ma quando l'automobile sfrecciò sulla strada umida della circonvallazione, si vide all'orizzonte il primo sereno e poi le nubi che venivano spazzate lontano dal vento che ululava tra i boschi di pioppi in riva al Po.
Gino Rossini stavolta sorrise e sospirando mi disse: «Ce l'avete fatta!».
Davanti a noi, cominciavano allora a salire su 13 pennoni piantati davanti alle colonie, bandiere variopinte di 13 città italiane: la prima Fiera di Cremona cominciava la sua storia.

UNA RIUNIONE SEGRETA
Erano tre mesi che in città si parlava della Fiera come di un colpo di testa di alcuni giovani che non sapevano ancora fare i bilanci familiari. Era un anno duro quello; e mentre a Milano imperversavano le «gang» internazionali, nelle altre città cominciava a serpeggiare il malcontento per la situazione economica e si profilarono i primi scioperi al grido: «Vogliamo il miracolo di farci star bene»; quasi che la guerra non fosse stata perduta appena un anno prima.
È appunto in questa luce drammatica che spuntò, come un simbolico flore mattutino, l'idea della Fiera di Cremona. La sera del 12 aprile 1946, il sottoscritto convocò nel suo ufficio di direttore del giornale L'Avvenire, organo dell'ANPI e del F.d.G. i rappresentanti dei due organismi per la prima presa di contatto sull'idea di una Fiera di Cremona che la società Ferrari e Rebessi, aderente al Fronte della Gioventù, aveva prospettato per il miglioramene della vita economica cremonese. I progetti più maliosi balenarono davanti agli occhi, presero consistenza nel desiderio e nella volontà di realizzarla. Si pensò subito ad una fiera popolare che fosse soprattutto la valorizzazione delle belle tradizioni agricole cremonesi; un riconoscimento del sano artigianato locale; una conoscenza delle industrie locali e nel tempo stesso una festa del lavoro per tutti i cittadini che nella Fiera dovevano vedere il mondo nuovo dell'operosa fattiva concordia per il miglioramento delle italiche sorti.
Presenti a quella riunione, tenuta celata anche agli intimi per evitare derisioni ed intralci, erano: Ferruccio Ferrari, Bruno Rebessi, Aldo Boselli, Angelo Medagliani, Francesco Guzzini, Oscar Astori, Guido Percudani, Enrico Fogliazza, Giuliano Re, Silvano Bottoni, Giuseppe Lazzari, Giorgio Massera. Il sottoscritto, che doveva compilare il verbale della seduta, credette più opportuno farne a meno perchè i sogni non si possono scrivere. Infatti quella sera si riconobbero meravigliosi i progetti; ma si riconobbe pure che nessuno aveva denaro da profondere, che difficilmente si sarebbero potuti avere dei prestiti e che infine l'idea ben difficilmente poteva essere capita. Ma si decise di tentare. Ed i sopraccitati giovani, tutti reduci di guerra, pensarono che, dopotutto, era molto più facile fare una Fiera dal nulla, che andare oltre una trincea con la baionetta.

COMPITO INGRATO
Adesso che la Fiera è alla sua sesta edizione e si onora della presidenza di illustri ministri, si può dire anche la verità.
La prima Fiera è stata realizzata con un gran bagaglio di fede, di volontà e di capacità: ma è sorta tra le difficoltà pili incredibili, con prestiti onerosi e debiti. Ogni volta che si bussava ad una porta si sentiva dire: niente da fare; c'era una specie di coalizione segreta che ad un certo momento rischiò di mandare tutto all'aria. Fu proprio un compito ingrato, senza nessuna soddisfazione e nessun tornaconto, il Cielo fu generoso soltanto a far trovare sul nostro cammino quell'anima semplice e buona di un Sindaco che era tanto ricco di fede quanto era povero. Gino Rossini, che volle, a dispetto dell'indifferenza di molti, assumere la presidenza onoraria della Fiera ancora agli inizi, fu veramente un anodo tutelare. Anche il prefetto Speciale lodò l'iniziativa; ma nessun ente contribuì alle spese e si dovettero cercare gli espositori uno ad uno, facendo sconti per gli stands e agevolazioni di ogni genere. Unici espositori che compresero la nobile iniziativa e seppero fare il loro dovere, furono: il Consorzio Agrario Provinciale, Zucchi, Grassi, Cavalleri (Spitcold Starl) Vergani, Baderna e Petracco. Sette espositori, come si vede: ma bastavano per cominciare e mentre la società Ferrari e Rebessi, che aveva gli uffici in Galleria, presiedeva all'organizzazione, G. Lazzari, S. Bottoni ed A. Boselli facevano i «frati vagantes» per trovare, fondi d'emergenza e vi riuscirono.

COMMOVENTE TRIONFO
«Sono felice e commosso di  aprire oggi in nome del Governo la prima Fiera di Cremona» disse il prefetto Speciale quella mattina. Sorretti unicamente dal loro entusiasmo, un gruppo di giovani che già avevano dato il contributo del loro sacrificio alla Patria in armi, hanno vinto dubbi, ostacoli e scetticismi e ci hanno donato un'opera di umana bellezza che fa di Cremona conoscere i frutti della sua terra ferace, gli ulteriori sviluppi della sua agricoltura e della sua industria, i prodotti dei suoi razionali allevamenti di bestiame, i manufatti dei suoi artigiani. Gloria a questi giovani!

La Fiera era aperta.

Un centinaio di espositori, da 13 città; reparti merceologici, vinicoli e poi importanti settori agricoli, dalla casa dei bachi a quella delle api; stampa agraria, macchine agricole, casearie, molitrici, pompe, carriaggi. Fu una vera festa del lavoro: gran parte dei cremonesi venne a vedere la Fiera e per San Pietro si raggiunse un massimo di ingressi di ventimila persone. Pagavano venti lire ed ebbero serate gastronomiche ,di danza, di teatro, di scherma, di moda, di tiro al piccione, di cinema, di atletica, e persino una mostra d'arte.
Sino al 30 giugno la Fiera fu una vera sagra ed il volume degli affari segnò (per allora) una cifra molto elevata. Ancor prima della chiusura già si era deciso di includere nella prossima Fiera le mostre zootecniche, in modo da creare una completa rassegna di tutte le forze produttrici della provincia. Altri progetti ed altri sogni; ma ormai la prima realtà era li davanti agli occhi; ed aveva il colore della primavera e la bellezza delle cose sognate in gioventù.
Fiorino Soldi

Negli anni la Fiera cambia pian piano aspetto ed è con la V edizione che si abbandona l'idea di diventare una grande mostra merceologica e vengono allestite unicamente mostre zootecniche alle quali si affiancano macchinari agricoli e tutti quei prodotti indispensabili all'agricoltura. Così si è presentata all'attenzione dell'Europa intera. E fu un grandissimo successo perchè tutta Europa conferì alla manifestazione cremonese quell'importanza che essa in realtà aveva.
Cremona si avviava ad offrire all'intera Nazione una massa di bovini da riproduzione veramente eccezionale, e quale difficilmente era dato trovare non solo in nessun altro luogo in Italia, ma anche all'estero. Gli espositori olandesi, riconobbero che nella loro stessa Nazione tanto feconda di campioni bovini, non si era mai visto radunata in una sola Fiera tanto perfetto materiale. E fu un successo non solo immediato e fine a sé stesso, ma si prolungò nel tempo in quanto molti allevatori di ogni parte d'Italia che avevano visitato la Fiera, si rivolsero nel corso dell'anno ai nostri allevatori per ottenere animale da riproduzione.
Cremona per merito della sua Fiera sta diventando celebre nel vasto e benemerito mondo degli allevatori non solo per il suo mercato di animali da macello a comprare i quali vengono settimanalmente commercianti da tutta Italia, ma anche per i bovini da riproduzione.

13 Settembre 2019